Zola: "Le società devono avere più coraggio. Un giovane sbaglia, ma può diventare Maldini"
Gianfranco Zola vicepresidente della Lega Pro, ha parlato raccontandosi in una lunga intervista ai microfoni del PoretCast, il podcast di Giacomo Poretti. Uno dei temi affrontati è quello relativo ai giovani: "Quando avevo 15 anni spesso e volentieri mi allenavo con la prima squadra al mio paese. Essendo uno di quei ragazzini che aveva qualche qualità in più, ti aggregavano ed era un continuo dirmi di passare la palla, giocare semplice... Ricordo che mi faceva incazzare questa cosa qua e non me ne fregava niente di quello che mi dicevano. Io decidevo di fare quello che secondo me era giusto. Dovevo prendere delle decisioni. Se la mia soluzione era quella di andare, saltare l'uomo e tirare in porta, io lo facevo e non me ne fregavo".
Zola è totalmente dalla parte dei giovani: "Bisogna dare spazio ai ragazzi, far prendere loro decisioni anche sbagliate, però devono essere decisioni loro. A volte è quel coraggio che ti fa fare la differenza. Tu puoi avere il migliore allenatore del mondo, puoi essere seguito nel miglior modo del mondo, però poi la differenza la fai tu con le tue scelte, con il tuo coraggio, prendendoti anche dei rischi, ma è normale che debba essere così. Il calcio è uno sport molto di momenti e l'interpretazione del momento fa la differenza".
Per riformare il calcio italiano, Zola è chiaro: "Sicuramente noi delle idee le abbiamo e stiamo cercando di implementarle, ma poi alla fine la differenza la fanno sempre le persone: quanto sono responsabili a fare questo lavoro, quanto sono disponibili a far applicare queste regole... Alla fine non puoi scindere. Noi abbiamo bisogno dei giovani di un certo livello. Non bisogna pensare che noi non produciamo più ragazzi perché se tu vai a vedere i risultati delle nostre nazionali giovanili noi siamo comunque competitivi come come tutti gli altri, anzi siamo sempre costantemente lì. Il problema però che poi a 17 anni un ragazzo non è pronto, ha ancora bisogno di un percorso. Se noi abbiamo dei ragazzi bravi a livello giovanile e poi non li facciamo giocare in Serie A, allora perdiamo un'opportunità per farli crescere. È esattamente questo".
Il tempo è la chiave: "Un ragazzo di 17 anni bravo non è pronto. Ce n'è uno ogni 10 anni, un Totti o un Maldini o un Roberto Baggio che escono fuori e sono dei fenomeni, ma molti altri non sono pronti. Ciò non significa che non possano raggiungere il loro livello. Bisognerebbe farli giocare di più, dargli l'opportunità di confrontarsi con le persone di 25 e di 30 anni che sono del mestiere. Questi ragazzi hanno potenzialità, ma non hanno il mestiere, non sanno come utilizzare le loro qualità al meglio e molte altre le devono acquisire. Da un errore, se è aiutato in maniera giusta il ragazzo impara e va a un livello superiore e così si continua a crescere. Però bisogna avere il coraggio di poterlo fare. Devi anche pensare che magari puoi perdere una partita perché magari un ragazzo fa un errore, ma se lo assisti e lo e lo accompagni nel modo giusto, quel ragazzo poi te lo ritrovi e magari diventa Maldini. Cioè è questo quello che dobbiamo entrare nell'ordine di pensare noi italiani. Su questo veramente facciamo fatica perché noi vogliamo la gente pronta, però ripeto, nel calcio non è propriamente così. Le società devono avere più coraggio, assolutamente. D'altronde stiamo parlando del nostro futuro, no? È questo dove dobbiamo fare un salto di qualità, no? Noi tendiamo sempre a guardare nel presente, ma non è possibile che l'Arsenal che sta giocando per vincere il campionato sull'1-0 fa giocare un ragazzino di 16 anni e noi non pensiamo a queste cose. Mettiamo le persone giuste ne nel posto giusto, queste sono cose che si possono insegnare".
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