C'era una volta il corto muso: il Napoli di Allegri segna tanto, ma ora impari a non prenderli
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Pierpaolo Matrone
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Oggi alle 10:30Serie A
autore Pierpaolo Matrone
29.10.2026 10:30Serie A
11 gol segnati in tre partite raccontano un Napoli diverso dalle vecchie squadre di Allegri. Ma i 18 subiti in 12 gare sono l'altra faccia della medaglia.
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C'era una volta il corto muso. Quello delle vittorie da amministrare, del vantaggio da proteggere e delle partite da portare a casa senza necessariamente dilagare. Il Napoli di Massimiliano Allegri, almeno per il momento, racconta una storia completamente diversa. Nelle ultime tre partite tra campionato e Champions League gli azzurri hanno segnato 11 gol, subendone però sette: quattro al Bodø/Glimt, tre alla Roma e altri quattro al Monza. Allargando lo sguardo all'intera stagione, il Napoli è rimasto senza segnare soltanto due volte in 12 partite, contro l'Arsenal al Maradona e il Venezia al Penzo. La produzione offensiva non manca e nelle ultime settimane è ulteriormente aumentata: Hojlund è tornato al gol, Politano sta incidendo, De Bruyne accompagna l'azione e anche contro il Monza gli azzurri, una volta preso il controllo della partita, hanno continuato ad attaccare.
Il paradosso del Napoli: 11 gol nelle ultime tre, ma 18 subiti in stagione
L'altra faccia della medaglia, però, spiega perché il vecchio "corto muso" sembri così distante. Il Napoli ha già incassato 18 reti in 12 partite: 11 in campionato e sette in Champions League. Numeri difficilmente conciliabili con l'idea tradizionale delle squadre di Allegri, costruite innanzitutto sulla capacità di controllare i momenti della partita. Il problema principale è emerso soprattutto quando gli azzurri hanno provato ad abbassarsi: il blocco basso non ha garantito quella solidità cercata dal tecnico e troppo spesso, una volta lasciato campo agli avversari, il Napoli ha finito per concedere occasioni e gol. Proprio per questo qualcosa sta cambiando. Quando le condizioni lo consentono, la squadra prova sempre più spesso a difendere in avanti, recuperando metri anziché proteggere soltanto la propria area. È un'evoluzione ancora in corso, ma necessaria per trovare un equilibrio diverso.Allegri cambia pelle: adesso serve trovare l'equilibrio
Il punto, allora, non è stabilire se Allegri abbia improvvisamente rinnegato se stesso. È capire dove possa arrivare questo Napoli più offensivo e meno controllato. Gli 11 gol delle ultime tre partite sono un segnale di crescita importante, soprattutto perché arrivano in una fase nella quale la manovra sembra aver guadagnato qualità e soluzioni, tant'è vero che il Napoli è la terza squadra per produzione offensiva (calcolata tramite gli xG, nominati anche da Allegri recentemente) in campionato . Ma sette reti incassate nello stesso arco temporale impediscono di considerare completata la trasformazione. Il vecchio corto muso sembra davvero un ricordo lontano: oggi il Napoli produce, segna e spesso costruisce partite aperte, pagando però una fragilità difensiva insolita per una squadra di Allegri. La prossima evoluzione dovrà essere proprio questa: conservare la nuova pericolosità offensiva senza dover necessariamente segnare tre o quattro gol per sentirsi al sicuro.Altre notizie
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