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Da 0 a 10: la bomba atomica dell’AIA, il retroscena Spalletti-Motta, Zielinski in Circumvesuviana e la faccia di Mertens al cambioTUTTOmercatoWEB.com
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martedì 18 gennaio 2022, 17:37Copertina
di Arturo Minervini
per Tuttonapoli.net

Da 0 a 10: la bomba atomica dell’AIA, il retroscena Spalletti-Motta, Zielinski in Circumvesuviana e la...

Il Napoli batte il Bologna con la doppietta di Lozano. Grande prestazione di Fabiàn, recuperati punti a Milan, Inter e Atalanta.

Zero scuse. Zero audio. Zero spiegazioni credibili e la presa per i fondelli di Orsato ‘troppo vicino’. L’Aia si genuflette, con tanto di cilicio per espirare le colpe, e chiede scusa al Milan per l’errore (da amatore) dell’arbitro Serra. Siamo alla rivoluzione storica, al rinnegare se stessi per la prima volta dopo una storia stratificatasi su scandali, anche ben più gravi. Perchè, dunque? Perchè, poi, con effetto immediato?. Il 28 aprile 2018 è stato inferta una pugnalata ad una passione, con guanti di velluto e su un uomo già a terra. Quel silenzio ancora riecheggia nella testa come una bomba atomica. Ricordi troppo brutti e “sono rimasti dubbi, dubbi, dubbi. Martellanti dubbi, dubbi, dubbi, dubbi”.

Uno il rigore non concesso, ma non è una novità. Marinelli vuole prendersi la scena, sbraita ad ampi gesti quasi a lanciare un monito al Var: ho visto io. E non hai visto una mazza, caro Marinelli. Che si perde un intervento killer di Theate su Lozano e punisce solo col giallo una manata di Soumaro a gioco fermo (Osimhen su espulso col Venezia per una roba simile). Come in una favola di Esopo, la favola insegna che chi non vuol essere aiutato, finisce per fare brutte figure. Umiltà Marinelli, umiltà. 

Due assist in campionato, tre in stagione, conditi già da sei reti. Elmas è un’equazione da decifrare, non immediatamente comprensibile. È come quelle formule infinite scritte sulle lavagne ad Harvard: devi entrarci dentro per seguirne il percorso. Svilupparne i passaggi e vedere soddisfatta la curiosità. Luciano lo guarda e sembra di rivedere una scena di Will Hunting: Luciano è il Prof. Sean Maguire e vede il quel ragazzo spettinato un talento che molti non vedono. Dicono che i diamanti non si possano coltivare, ma il tecnico del Napoli lo sta facendo.

Tre gare e sette punti nel 2022. L’anno è iniziato col Napoli condannato al supplizio di Sisifo, ha spinto su questa salita senza fine l’enorme macigno. E lo ha fatto con gente che soffiava in direzione opposta, che fingeva di non comprendere una situazione d’emergenza. Eppure, la squadra ha tenuto la testa bassa. Si è fatta essa stessa roccia. Ha consumato con estrema compattezza quella salita, metro dopo metro. Come scrive Camus: “Viene sempre il momento in cui bisogna scegliere fra la contemplazione e l'azione. Ciò si chiama diventare un uomo". Il supplizio pare essere terminato: la strada è di nuovo pianeggiante.

Quattro ore in treno per raggiungere gli amichetti a Bologna. La scena di Zielinski alla stazione di Afragola sembra tratta da un libro di Moccia del tipo “Scusa se non prendo la Circumvesuviana ma devo arrivare entro oggi”. Puntuale Piotr, nel viaggio e sul terreno di gioco con quelle accelerazioni che sono da alta velocità. Nel suo zainetto quella qualità che era mancata, la capacità improvvisa di trasformare in pochi istanti un’azione in qualcosa di sublime. Il 2-0 è generato da una sua visione. 

Cinque-sette come i 57 giorni lontano dal campo e tutti quei cattivi pensieri, come viti (letteralmente) nella faccia. La paura non la controlli, fa con l’animo quello che Osimhen fa col campo aperto: ti divora. Sono stati giorni di paura, di spettri, di timori nascosti dietro a quella spavalderia che è un vestito che hai dovuto indossare, troppo presto, per proteggerti dal mondo che crollava attorno a te. Quando Victor entra Mertens gli va incontro e ride. Se la ride Ciro. Perchè è felice. E lì il calcio diventa marginale. La faccia di Dries, gioiosa, è la nostra faccia. Bentornato ragazzo.

Sei a Meret, che ha bisogno di normalità. Non è giornata di grande lavoro, c’è da smistare qualche pallone e star attento su qualche uscita. Alex, però, ne aveva bisogno. Di una gara senza ritrovarsi addosso critiche (alcune immotivate), portando a casa il dodicesimo clean sheet in campionato del Napoli. Il secondo personale, nelle appena tre presenze racimolate in Serie A.

Sette tocchi per fare settanta metri ed entrare col pallone in porta. Sette tocchi che raccontano la qualità griffata Napoli. Sette tocchi con le visioni celestiali di Zielinski e Fabiàn e la chiusura da animale a sangue freddo di Lozano. Il secondo gol è inno al calcio propositivo, singole voci che si uniscono e diventano un coro. È, anche, un piccolo rimpianto per queste assenze che abbiamo pagato a caro prezzo. 

Otto a Spalletti, che sceglie la qualità e vince con la qualità. Lì in mezzo niente incontristi, un ammasso di fosforo che sembra di essere in un allevamento di orate. Col doppio regista, che poi ci sarebbe pure il terzo perché Zielinski sa fare pure quello. Un Napoli che ha le idee chiare sul futuro, che non trema dinanzi alla domanda: cosa vuoi fare da grande? Luciano ha progetti importanti, lavora alle fondamenta di una casa che ha un’architettura che vuole distinguersi dalle altre. Bellezza ed essenzialità sulle facciate di questo edificio. 

Nove al ‘nato imparato’. C’è così tanto Fabiàn nella vittoria del Napoli, c’è l’impronta profonda come un taglio nella carne del Bologna. Concede sprazzi di onnipotenza, oniriche visioni pallonare di un artista che ascende ad uno status superiore. “Non aver paura della perfezione: non la raggiungerai mai” ricordava il suo connazionale Dalì, eppure quel concetto Fabiàn lo insegue, in maniera istintiva. Non c’è nulla di scolastico nel suo calcio, non v’è una base culturale. Vi è un talento che sconfina, dichiara guerra a tutto quello che sta attorno. Esce fuori dalle linee, occupa territori che prima appartenevano ad altri. Con lui in campo il Napoli gioca un altro sport.

Dieci a Lozano, quello che non sa nemmeno stoppare un pallone. Quello massacrato, senza appello, quello che fa solo confusione. È vero, Hirving è giocatore del caos. In un pallone robotico, dove l’atletismo divora ogni forma di inventiva, il messicano è una variabile impazzita. Uno che fa succedere cose. Che sconvolge i piani e, se in condizione, pure le difese avversarie. Che il mondo benedica gli atipici, che tengono le scrivanie disordinate. Lozano fa “succedere cose”, sembra niente invece può fare tutta la differenza del mondo. “Ben venga il caos, perché l’ordine non ha funzionato”.

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