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tmw / napoli / Le Interviste
Il punto di Chiariello: "I migliori tecnici e giovani vanno all'estero! Allegri? Qui nessuno rischia"
Oggi alle 22:20Le Interviste
di Davide Baratto
per Tuttonapoli.net

Il punto di Chiariello: "I migliori tecnici e giovani vanno all'estero! Allegri? Qui nessuno rischia"

Il giornalista Umberto Chiariello: Italiano, De Zerbi, Farioli, ma anche giovani calciatori italiani... La mentalità del paese li fa scappare all'estero

Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto a Radio Crc con il suo "Punto Chiaro". Di seguito i passaggi principali messi in evidenza da TuttoNapoli.net.

"I migliori talenti italiani della panchina se ne vanno all'estero. De Zerbi ormai sono anni che migra di panca in panca: è tornato in Premier e ha una panchina importante, si è salvato con il Tottenham e ripartirà con rinnovate ambizioni, anche se il Tottenham è una squadra perdente di storia, non vince mai. Farioli ha perso un campionato già vinto in Olanda con l'Ajax, che però senza di lui è crollata; ha vinto in Portogallo col Porto, un campionato dominato, e ha avuto un rinnovo lungo.

Adesso è il turno di chi è rimasto col cerino in mano, convinto di essere il nuovo allenatore del Napoli, che aveva lasciato Bologna anticipando la sua scadenza contrattuale: Vincenzo Italiano. Dopo l'ascesa allo Spezia, poi la Fiorentina, poi il Bologna — squadre gloriose ma di metà classifica, perché sono squadre dal settimo all'ottavo posto più o meno nel ranking italiano. Lasciamo perdere quest'anno la Fiorentina con quello che ha combinato, ma il Bologna più di ottavo-nono non può fare, è un miracolo se arriva prima di questo posizionamento. La Fiorentina può fare sesta, settima, può competere con l'Atalanta che è la settima forza del calcio italiano, perché ormai le forze sono chiare. Ci sono le tre storiche — Juve, Inter e Milan in stretto ordine di scudetti vinti — il Napoli che è sicuramente a pari livello loro, e la quarta forza, la Roma, che rincorre come quinta città e squadra di livello importante. E poi c'è la Lazio, che è in fase calante, ma il suo posto viene preso dalla sorpresa di turno, che in questo caso è il Como emergente, che ha molti soldi, molte idee, molte qualità.

Italiano era ai bordi di questi sette posti, ha fatto buonissime cose — c'è chi le giudica poco, chi le giudica tanto — e si va a prendere una squadra che ha una voglia matta di vincere il titolo, ma che è la terza forza del campionato turco, perché c'è il Galatasaray che è la squadra dominante, il Fenerbahce che ha una voglia assoluta di strappare lo scudetto al Galatasaray, e poi c'è il Besiktas. Però due anni di contratto a 6 milioni netti in una città come Istanbul, bellissima, è un bell'andare.

Chi comanda in Italia? L'Inter ha scelto una soluzione interna, Chivu, che nasce come calciatore nell'Inter del Triplete, allena le giovanili dell'Inter, va a fare una breve esperienza a Parma per poi ritornare alla base e da allenatore esordiente vincere subito il double campionato e Coppa Italia. Quest'anno però si vedrà la prova di maturità, perché deve confermarsi — ed è più difficile che esplodere — e soprattutto deve dimostrare in Europa, perché l'Inter ha una vocazione europea forte, viene da due finali negli ultimi quattro anni e punta fortemente all'Europa, perlomeno per arrivare fino ai quarti come minimo.

Poi c'è il Napoli che scegli, con l'uscita di Conte l'allenatore più titolato in circolazione: Max Allegri. Un classe '67, quindi va per i 58-59 anni. Al terzo posto in questo momento c'è la Roma che ha scelto Gasperini, un allenatore che non ha mai vinto lo scudetto ma che ha fatto grandi risultati in piazze importanti come Palermo, Genova e soprattutto Bergamo. Ora è il re di Roma assoluto. Ma Gasperini va verso i 70 anni ed è un allenatore — seppur col suo calcio di uomo contro uomo — di vecchio stampo. Al quarto posto c'è la novità, Cesc Fabregas, ma al quinto posto c'è il Milan che non ha allenatore e farà una scelta esterofila. Vedremo chi sarà, si è fatta sfuggire soprattutto Italiano, si è fatta sfuggire Sarri. Al settimo posto c'è l'Atalanta con Sarri: l'ultimo dei moicani è a Bergamo, dove si fa bel calcio, si lanciano giovani importanti, si ha una rosa importante a disposizione. Troverà calciatori adatti al suo calcio: Carnesecchi, Scalvini in difesa, Raspadori in attacco. Perderà Ederson, che è un giocatore importantissimo.

Al sesto posto c'è Spalletti. Va per i 67-68 anni. Il calcio di Spalletti è moderno e resta moderno, ma è comunque un allenatore di provata esperienza. Togliendo il Milan che fa una scelta esterofila, togliendo l'Inter che ha scelto un giovane prodotto del suo vivaio, rimangono Allegri — dinosauro, non vecchio, ma dinosauro — Gasperini quasi settantenne, Sarri quasi settantenne, Spalletti quasi settantenne. Nei primi posti in classifica i club si affidano a questa generazione. Ed è uscito Conte, che è sotto i 60 anni, con un curriculum importante. Ma il Napoli continua a conservare l'allenatore più titolato di tutti. Conteranno i titoli? Conterà l'esperienza? Certo che la voglia di rischiare in Italia è molto prossima allo zero.

I migliori talenti della panchina se ne vanno all'estero perché in Italia fanno fatica a trovare spazio. La novità di quest'anno la troviamo a Firenze, perché Grosso — che si è rivelato un bravo allenatore tra Frosinone e Sassuolo — ha una grande scommessa: fare bene a Firenze, che può essere il suo trampolino di lancio. È l'allenatore più osservato di questa Serie A. Può bruciarsi come invece affermarsi. Il laboratorio sperimentale sta a Firenze, che deve ripartire da zero dopo aver tremato quest'anno con il rischio retrocessione che a un certo punto sembrava assolutamente possibile.

Se andiamo a guardare che la presidenza della federazione la stiamo dando a Malagò — uomo bravissimo, preparatissimo, di provata esperienza, ma ultra settantenne — e che la guida della nazionale dovrebbe essere Mancini, un classe '64, quindi di 62 anni, è chiaro che questo non è un paese per giovani. E se il Napoli si toglie De Bruyne e Lukaku per prendere Rabiot, che ha 31 anni suonati, di certo non fa un grande rinnovamento. Lo fa perché si toglie un 35enne e un 33enne che costano tanto. Ma andrebbe a prendere un gran giocatore di 31 anni, e speriamo che davvero questa cosa accada.

I talenti veri, quelli giovani, sono Vergara e Højlund. Ma Vergara sarà considerato nel novero dei centrocampisti del Napoli? No, non lo so. Più no che sì. Lo spazio per i giovani non c'è. E se c'è, lo si manda in prestito — vedi Palestra dell'Atalanta — e se fa bene, poi costa 53 milioni. Abbiamo voglia di fare chiacchiere: il nuovo presidente, il nuovo allenatore. Ma se non cambia la mentalità, non cambiano le cose. Se i grandi club non rischiano con Farioli, con De Zerbi, con Italiano, con allenatori emergenti quarantenni. Se non rischiano con i giovani, se non mettono in rosa i vari Fini, Asa e compagnia bella, da questa situazione non ne usciremo mai.

Voi lo sapete che i nostri ragazzini dell'Under 17 italiana sono in finale all'Europeo? Andatevi a leggere la formazione di questi ragazzini. Quanti di questi arriveranno a giocare da professionisti in un campionato di Serie A? Quanti se ne perderanno per strada? Ricordate che Hsa fu eletto miglior giocatore della nazionale giovanile italiana: se non era per Manna che lo andava a ripescare per i capelli da Lecce, dove non giocava, non sarebbe mai ripartito. Quest'anno si è fatto ben vedere in ritiro, poi è andato a Carrara dove ha fatto un grande campionato, e ora è nazionale albanese perché ha scelto l'Albania come nazionalità. È un caso paradigmatico.

A chiacchiere siamo bravi. Pensiamo di risolvere tutto con le poltrone assegnate debitamente a persone della terza età, ma nei fatti nulla cambia. Diceva il principe di Salina che tutto cambi affinché nulla cambi: il Gattopardo è sempre stata la filosofia politica di questo paese".