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TMW - Uva (UEFA): "Studiare la MLS? Il modello americano non va bene per l'Europa"TUTTO mercato WEB
mercoledì 8 marzo 2023, 21:21Serie A
di Ivan Cardia
fonte In collaborazione con Luca Cilli

TMW - Uva (UEFA): "Studiare la MLS? Il modello americano non va bene per l'Europa"

Michele Uva, oggi direttore di “Football & Social Responsibility” della UEFA, ha presentato il libro scritto a quattro mani con Maria Luisa Colledani, Soldi vs idee: "Il libro non ha l'ambizione di spiegare come cambia il calcio - ha dichiarato a TMW a margine dell'evento - ma di spiegare a un pubblico generalista cosa avviene fuori dai 90 minuti e cosa può aiutare il calcio a crescere. Secondo me, le idee".

Quali sono le idee che possono far avanzare il calcio?
"Il libro ha un taglio europeo, ci sono tantissime idee che possono essere applicate al mondo del calcio per farlo crescere in termini di condivisione di nuove idee, di sostenibilità ambientale, sociale, sportiva. Bisogna tenere conto dei pensieri dei tifosi, qual è l'evoluzione del calcio".

Il mondo del calcio è ancorato a vecchie idee o c'è un'apertura verso il nuovo?
"Il tentativo del libro è dire: cerchiamo di andare avanti con le idee. Non c'è contrapposizione con i soldi, questo sia chiaro. Le buone idee, se c'è uno sforzo comune, possono portare valore aggiunto".

Qual è stato il dirigente più illuminato in questi termini della sua carriera?

"Ce ne sono tanti, nel libro ne cito parecchi. Voglio partire per esempio dal presidente dell'Udinese, Pozzo: a metà anni duemila è colui che ha brevettato tre segmenti di tecnologia applicata al calcio: all'epoca sembravano idee fuori luogo, invece poi dopo anni è diventato un grandissimo aiuto a tutto il sistema".


Cosa deve fare il calcio italiano che ha meno idee dei soldi che ha?
"Il libro è uno spaccato del calcio europeo: leggendolo si comprendono le pratiche utilizzate in giro per l'Europa dai club e dalle leghe per crescere. Studiare questi modelli aiuta: servono idee, che producono soldi, ma questi devono essere investimenti e non costi".

Può essere un'idea anche studiare un modello chiuso come quello nordamericano?
"Studiare serve sempre, ma penso che il modello americano non possa essere applicato al modello europeo. È culturalmente diverso, ha un approccio diverso: le potenzialità del calcio italiano ed europeo in generale devono essere la molla per il futuro".

Le ultime novità riguardano il fair play finanziario. La strada della sostenibilità è quella giusta?

"Io parlo sempre di quattro tipi di sostenibilità: quella finanziaria, che è la più semplice. Poi c'è quella sportiva: format, attenzione al tifoso, sistema giovanile quello di cui il sistema ha bisogno. Ancora, quella sociale: un club deve dialogare col proprio territorio e questo non vale solo per lo stadio. Infine quella ambientale: non possiamo fare finta di un altro mondo".

Il tema stadi sotto questa prospettiva quanto è importante?
"Trent'anni fa il 60 per cento del fatturato di una società arrivava dal botteghino. Oggi la percentuale a livello europeo è del 10 per cento: la potenzialità di crescere è necessaria, ma servono stadi moderni, che possano accogliere chiunque".