Il tecnico che lanciò Lucca a Palermo: “Non è Hojlund, mandarlo a giocare sarebbe una buona soluzione"
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Lorenzo Di Benedetto
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04.11.2026 16:30Serie A
In esclusiva a TMW l'ex tecnico di Lorenzo Lucca, Rosario Pergolizzi, ha analizzato il momento dell'attaccante del Napoli.
Claudio Puccio/TuttoPalermo.net
Lorenzo Lucca sta vivendo un momento non certo semplice al Napoli. Nella gara contro la Juventus di domenica scorsa il centravanti degli azzurri, dopo un ottimo avvio, non ha sfruttato l'occasione e già stasera contro il Porto in Champions League Massimiliano Allegri tornerà a puntare su Rasmus Hojlund dal primo minuto, con l'attaccante danese che ha smaltito la sindrome influenzale che lo aveva tenuto ai box nella sfida contro i bianconeri. In esclusiva a TMW, Rosario Pergolizzi, il tecnico che lo lanciò al Palermo, ha parlato del momento dello stesso Lucca e di come pensa che potrebbe tornare ad alti livelli.
Ci racconta come ha conosciuto il giocatore e com'era quando lo ha allenato a Palermo?
“Lorenzo è arrivato da noi dopo aver fatto un percorso tra Torino e Vicenza. Prima era stato al Torino, poi era andato a Vicenza, dove però stava giocando poco. Noi lo abbiamo preso dal Vicenza tramite Castagnini ed è arrivato a Palermo in Serie D quell'anno”.
E lì è esploso. Era un campionato dilettantistico, ma si vedeva subito che Lucca con la Serie D c'entrava molto poco.
“Assolutamente. Anche perché si è ritrovato in un Palermo che era stato costruito con giocatori importanti, in una piazza importante. Lui, con la sua personalità e la voglia di fare, conquistò la fiducia della squadra e anche la mia. Automaticamente iniziò a giocare. Quell'anno ci diede una grossa mano a vincere il campionato e poi rimase a Palermo, dove riuscì a segnare anche gol importanti. Da lì iniziò la carriera di Lorenzo”.
Da quel momento è cominciata una carriera che lo ha portato anche all'estero, all'Ajax. Ha giocato al Pisa, poi è andato a Udine, dove si è consacrato e si è fatto notare, tanto che il Napoli ha investito circa 40 milioni di euro per acquistarlo. Adesso, però, a Napoli sta facendo fatica. Secondo lei perché? Sente la pressione dei soldi spesi per lui oppure quella di una piazza importante ed esigente come Napoli?
“Bisogna dire che Lorenzo è un ragazzo di grande personalità. Lo ha dimostrato anche a Udine, ricordiamo la vicenda del rigore. Può sembrare scorbutico, ma se ci lavori e gli stai vicino scopri un ragazzo di una sensibilità incredibile. Lui vuole mostrare questa sua personalità, che a volte può anche risultare antipatica. Invece, se riesci a prenderlo nella maniera giusta, scopri tutta la sua sensibilità. E soprattutto è fondamentale sfruttarlo per le caratteristiche che possiede. Parliamo di un ragazzo del 2000 e di una tipologia di calciatore che oggi in Italia non è facile trovare. Ce ne sono pochi con quella struttura fisica e con quel ruolo. Il calcio sta cambiando. A Napoli, poi, l'ambiente è particolare. Io ci sono stato nel 1987, quando ero ragazzino, e lo conosco. È una società che ha vinto campionati e Scudetti. Puntare su un ragazzo giovane, anche se arriva dall'Udinese, non è semplice. E non lo è neppure per le sue caratteristiche”.
In che senso?
“Lucca non è Hojlund. Hanno caratteristiche diverse. Hojlund è uno che, oltre a saper giocare il pallone, attacca la profondità. È un giocatore che ti permette di abbassarti perché ha gamba, riparte e riesce a portarti dall'altra parte del campo. Lucca, invece, è un giocatore predisposto a fare sportellate, anche se a volte le fa male, ma soprattutto è abituato a stare dentro l'area di rigore. Sono due cose completamente diverse. Se lo paragoniamo a Hojlund per quelle caratteristiche, non c'entra niente. Lucca ha altre qualità e in questo momento essere l'alternativa a Hojlund non è facile. Secondo me, con il tempo, utilizzandolo come seconda o terza punta, avrà modo di mettersi sicuramente in evidenza. Ci vuole tempo. Quando le cose vanno benissimo tutto passa in secondo piano, mentre quando vanno male purtroppo c'è sempre qualcuno che deve portare la croce. Non dimentichiamo che giocatori con queste caratteristiche fisiche, come Vieri, Toni o Scamacca, hanno avuto bisogno di tempo e durante la loro crescita calcistica sono stati spesso criticati. Alla fine, però, sono venuti fuori. Come tutti i giovani, anche Lorenzo ha bisogno di tempo. Non è un problema di personalità o di carattere. Probabilmente, se lo mandassero a giocare da qualche parte per poi farlo tornare, potrebbe essere una soluzione. Non credo che il problema sia l'investimento, perché una società come il Napoli può permettersi di spendere 40 milioni dopo averne investiti 300, 400 o 500. Non penso che una cifra del genere, nel complesso, possa creare squilibri economici. Farlo giocare, o comunque dargli la possibilità di crescere come sta facendo il Napoli, serve anche alla società per valorizzare l'investimento fatto e soprattutto a lui per migliorare. Purtroppo in questo momento il Napoli non sta facendo bene e questo non lo aiuta”.
Quindi lei consiglierebbe a Lucca di trovare un'altra sistemazione a gennaio per giocare con maggiore continuità e ritrovare quella fiducia che sembra mancargli? Se dovesse dargli un consiglio, quale sarebbe?
“Se dovessi dargli un consiglio, glielo darei sul piano personale, per quello che ho conosciuto di lui come ragazzo. Sulle scelte tecniche, su chi lo allena e sull'ambiente in cui si trova, sinceramente non posso dare indicazioni”.
Parlando proprio del ragazzo, cosa potrebbe essere meglio per lui in questo momento.
“Lorenzo è fatto così. Ripeto, ha bisogno di aiuto e di sentirsi importante. Sono convinto che riuscirà a venirne fuori. Anch'io, avendolo allenato, mi chiedo come mai in questo momento abbia perso questa confidenza con il gol. A volte lo vedo involuto, fa fatica anche negli spostamenti e nei movimenti. Probabilmente bisognerebbe capire che cosa prova, quali sensazioni ha. Oggi, purtroppo, il calcio è diventato molto più tattico che fisico e conta tantissimo anche la gestione del collettivo e del singolo giocatore. Chi lo vive e lo allena quotidianamente probabilmente ne sa più di noi. Io posso parlare del ragazzo che ho conosciuto, di quello che ha fatto con me e di quello che mi auguro per lui”.
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