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Pecchia: "Dalla Juventus me ne andai troppo presto: fu un errore"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
giovedì 30 maggio 2024, 08:29Interviste
di Tommaso Rocca
per Parmalive.com

Pecchia: "Dalla Juventus me ne andai troppo presto: fu un errore"

Mister Fabio Pecchia, durante l'intervista a Panini Unwrap sul canale Youtube di Panini Italia, ha ripercorso le tappe della sua carriera, soffermandosi anche sull'esperienza alla Juventus: "Alla Juventus feci una stagione e mezza. Abbiamo perso la finale di Champions ad Amsterdam ma abbiamo vinto lo Scudetto e una Supercoppa. Io venivo dal Napoli, l'inserimento è stato complicato e questa esperienza mi è servita poi a postieriori anche nella gestione da allenatore. Ai calciatori serve un tempo fisiologico di conoscenza dell'ambiente, soprattutto quando fai uno step: il Napoli era un club importante ma che in quel momento puntava a salvarsi e chiudere a metà classifica. La Juve invece gioca per vincere, era tutto diverso, con una risonanza diversa, soprattutto nei risultati, ogni partita andava vinta. Anche la concorrenza era diversa, mi trovavo di fronte i vari Zidane, Conte, Deschamps, arrivò anche Davids, il livello era davvero alto. Avendo però più competizione c'era l'opportunità di trovare spazio e mettersi in mostra. E' stato bello giocare per un grande club ed è stato un errore andarmene via troppo presto. E' un rimpianto: semplicemente volevo giocare di più, con maggiore pazienza avrei potuto ritagliarmi il mio spazio. Nel primo anno ero stato dentro in tanto situazioni. Quando si fanno delle scelte bisogna mettere in conto tutto, può andare bene o male. L'importante poi è di continuare sulla tua strada, ho girato l'Italia, ho fatto un percorso diverso e mi ha dato altro, ho conosciuto tanti allenatori, tanti compagni, tante metodologie di lavoro e tante piazze, anche questo è servito.

Un giocatore che ti ha colpito?
"All'epoca rimasi impressionato da Peruzzi, lo chiamavo il Cinghialone. Arrivavo davanti alla porta, caricavo per tirare forte e lui la bloccava, con una serenità e una freddezza incredibile. Questo veniva trasmesso ai difensori e ai compagni di reparto".

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