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Il brutto finale di una bella storia, ma c’è ancora modo di sistemarlo: il caso-Bernabé un test per la dirigenza
Oggi alle 08:27Mercato
di Bartolomeo Bassi
per Parmalive.com

Il brutto finale di una bella storia, ma c’è ancora modo di sistemarlo: il caso-Bernabé un test per la dirigenza

Non c’erano molti dubbi a fine stagione, qualcuno sarebbe partito. Mantenere la stessa rosa è un qualcosa di irreale nel calcio, e anzi cambiare degli elementi può portare diversi pro, con i lati positivi dal punto di vista economico su tutti. I vari Zion Suzuki, Mandela Keita e Mateo Pellegrino sono nelle liste di molte big, e per il giusto prezzo i tifosi si sono già rassegnati a doverli salutare, anche se a malincuore.

Detto ciò, c’è però un caso particolare: con la scadenza del contratto a giugno 2027, è iniziata la telenovela Adrian Bernabè. Il centrocampista catalano, nonostante la sua età, è uno dei veterani dalla rosa ed è tra i calciatori che sono da più tempo a Parma della rosa attuale. Durante l’anno però la sua relazione con mister Cuesta è stata coperta da qualche ombra, e dopo il suo gol contro il Bologna si è alzato qualche sopracciglio; non tanto per la rete in sé, bensì per l’esultanza dai marcati toni polemici.

Proprio dalle esultanze si può partire per parlare di come è cambiato il rapporto tra Parma e Bernabè negli anni: nella stagione della promozione (la 23/24), il catalano stregò i tifosi con gol e assist a profusione, arrivando a baciare lo stemma nella vittoria per 4-0 contro il Lecco, in un Tardini vestito a festa per celebrare l’ultima vittoria prima della promozione matematica (conquistata a Bari qualche giorno dopo). Come nelle più classiche delle storie senza lieto fine, il bacio allo stemma è diventato un “bacio della morte”, con Bernabè che non è più riuscito a imporsi come padrone del centrocampo a causa dei numerosi infortuni, arrivando poi alla famosa reazione dopo la rete ai rossoblu. In questa stagione gli incarichi affidatigli da Cuesta non lo hanno lasciato convinto, e l'intesa su un prolungamento sembra oggi essere nient'altro che un miraggio.

Qualcosa si è rotto, chissà quando e chissà dove. Adesso il Parma deve pensare a chiudere al meglio questa situazione, il primo vero caso delicato sotto la gestione Cherubini. Altre situazioni simili sono state risolte senza polveroni (si vedano Cutrone, Oristanio, Man o Mihaila), ma con Bernabè è diverso. La scadenza tra un anno rischia di lasciare il Parma a bocca asciutta masticando amaro, sia per il brutto finale di una bella storia sia per la mancata plusvalenza. C’è ancora tempo per metterci una pezza su (una cessione a prezzo ribassato in questo mercato sarebbe comunque meglio che un anno da separato in casa), con un test per la dirigenza e per l’ambiente.

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