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Giannitti sul minutaggio degli under: "Bisognerebbe cercare più la qualità. E valorizzarla"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 21:04Serie C
di Tommaso Maschio

Giannitti sul minutaggio degli under: "Bisognerebbe cercare più la qualità. E valorizzarla"

L’esperto dirigente Marco Giannitti in un’intervista rilasciata a Tuttoc.com ha fatto il punto sulla situazione della Serie C con uno sguardo a quella crisi del calcio italiano che ha portato alla terza esclusione consecutiva dell’Italia da un Mondiale: “La Serie C di oggi direi che è lo specchio degli altri anni. Abbiamo visto che tante situazioni si ripetono anno dopo anno, quindi è normale che anche questo scossone a livello di Lega rallenti tutte le ipotesi di una riforma dei campionati. In Italia c’è bisogno soltanto di fare questa riforma, altrimenti, soprattutto la Serie C, sarà sempre un campionato con queste difficoltà. Non è una sorpresa, purtroppo è una costante che vediamo da tempo e che evidenzia problemi strutturali che non sono mai stati realmente risolti”. Il tema del minutaggio resta centrale: più vantaggi o più limiti? “Certamente, da una parte a livello tecnico è normale che un presidente di Serie C vada sul sicuro, perché con gli under è certo degli introiti. Però sarebbe anche bello che qualche presidente, magari abbassando anche i costi, invece di andare sugli under per fargli fare minuti a pagamento, andasse più sulla qualità per cercare di fare una plusvalenza nelle categorie più importanti. Bisognerebbe lavorare di più sulla valorizzazione reale del giocatore, cercando poi di monetizzare sulla sua crescita, piuttosto che limitarsi a un sistema che garantisce solo un ritorno economico immediato ma non costruisce valore nel lungo periodo”. Qual è il modello virtuoso per creare valore in Serie C? “Io penso che per creare valore serva prima di tutto il coraggio dei direttori. Sto sentendo tante persone che parlano dopo una sconfitta, anche pesante, come se avessero la bacchetta magica per risolvere i problemi, ma magari non conoscono nemmeno lo statuto federale e quello che serve davvero per cambiare il calcio. Serve il coraggio di puntare sui giovani, ma anche la pazienza dei presidenti, che devono aspettare i risultati e non mettere in discussione tutto dopo una o due sconfitte. Solo così un progetto basato sui giovani può diventare vincente sia dal punto di vista sportivo che economico”. Si parla spesso del ruolo dei procuratori, dove sta il problema? “Anche qui si tende a puntare il dito, ma bisogna essere chiari: i procuratori fanno il loro lavoro. Ci sono regole precise su quanto devono percepire, e se queste vengono superate non è colpa loro, ma delle società che accettano certe condizioni. Le società alzano i prezzi per accaparrarsi i giocatori, quindi è un problema di sistema. Se tutti rispettassero le regole, il mercato sarebbe molto più equilibrato”. Il professionismo in Serie C è sostenibile? “Non c’è equità nelle risorse economiche rispetto alla Serie B, e ancora di più rispetto alla Serie A. La Serie C vive sulla passione dei presidenti che mettono soldi propri. Servirebbe una riforma anche strutturale, magari con un piano che parta dal governo e che tuteli la categoria, anche a livello fiscale. Oggi il professionismo in Serie C esiste soprattutto dal punto di vista fiscale, ma mancano strutture e organizzazione. Bisogna fare un quadro generale e mettere tutte le componenti intorno a un tavolo per costruire una Serie C più sostenibile, magari con un sistema fiscale più vicino a quello dei dilettanti”.