Pescara, l’estate delle scelte: il rischio di un déjà vu e la pazienza che nessuno vuole più avere
È l’aria degli annunci rimandati, dei nomi che si susseguono senza soluzione, dei silenzi che fanno più rumore delle parole. La piazza chiede risposte sulla panchina, sul mercato, sul futuro e le risposte, al momento, tardano ad arrivare. E il timore, concreto e diffuso, è che questa attesa possa trasformarsi in un nuovo boomerang. Come già successo dodici mesi fa con la lunga trattativa che portò poi all’esonero di Vivarini. E come sta succedendo, forse, per la panchina di Giorgio Gorgone.
Il Toto-Allenatore: Buscè in pole, ma Gorgone non molla
Il nome più gettonato per la panchina del Pescara nella prossima stagione di Serie C è quello di Antonio Buscè . Il tecnico campano, reduce da un positivo biennio al Cosenza dove ha centrato un quarto posto, è considerato dalla società il profilo ideale: conosce la categoria, sa lavorare con i giovani e ha voglia di mettersi alla prova in una piazza calda. Con il direttore sportivo Pasquale Foggia c’è anche un rapporto di vecchia data, risalente ai tempi in cui giocavano insieme nell’Empoli . Le interlocuzioni sono state positive e, sulla carta, Buscè resta la prima scelta .
Eppure, qualcosa frena la fumata bianca. Perché in seno alla società c’è una corrente che spinge per la riconferma di Giorgio Gorgone . Il tecnico romano, che ha ereditato una squadra allo sbando e l’ha accompagnata fino alla fine di un campionato disastroso, ha contratto in scadenza al 30 giugno . Il suo desiderio di rivalsa è forte, così come la stima reciproca con Foggia e con alcuni dei superstiti di una stagione da dimenticare . Nel fine settimana è previsto un vertice decisivo: il ds vedrà Gorgone e, in base a quell’incontro, si capirà se ci sono i margini per proseguire insieme .
Nel frattempo, le altre piste si sono via via raffreddate. Vito Di Bari, l’outsider che piaceva per la sua filosofia di gioco offensiva, ha rinnovato con il Casarano, togliendosi dalla lista . Fabio Caserta è ormai in chiusura con il Catania . Pietro De Giorgio, altro profilo interessante, sembra destinato ad altre sponde .
Il rischio di un déjà vu: la lunga estate di Vivarini
La situazione che si sta creando intorno alla panchina del Pescara ha un sapore amaro di già visto. Due estati fa, dopo la storica promozione in Serie B targata Silvio Baldini, la società si trovò alla rinuncia di Silvio per cui fu costretta a cercare un profilo più esperto per la categoria superiore. Le settimane passarono, i nomi si rincorrevano e alla fine, dopo un'attesa che apparve interminabile ai tifosi, la scelta ricadde su Vincenzo Vivarini. Una decisione presa più per necessità che per convinzione, senza quella tempestività che una piazza come Pescara richiede quando deve affrontare un campionato difficile come la Serie B.
L'esito, purtroppo, lo conosciamo tutti: un campionato fallimentare, una squadra senza identità, e un esonero arrivato quando ormai il treno della salvezza era già partito da tempo. L'attesa non fu virtuosa, fu paralizzante. E il timore, oggi, è che la storia possa ripetersi. Che la ricerca di un profilo "perfetto" faccia perdere di vista l'urgenza di dare un allenatore alla squadra in vista della prossima stagione in Serie C. Che la paura di sbagliare porti a scegliere in ritardo, e male.
Gorgone, l’escluso a priori che potrebbe stupire
E qui si inserisce il paradosso Gorgone. Perché, a giudicare dalle voci che circolano e da alcune ricostruzioni, il suo nome sembra essere stato messo in secondo piano quasi a priori. Come se la sua esperienza non fosse ritenuta abbastanza valida per la Serie C, o come se il suo operato nonostante le difficoltà oggettive di una stagione impossibile fosse stato già giudicato negativamente.
Ma è davvero così? Gorgone conosce la categoria meglio di molti: ha guidato la Lucchese in momenti complicatissimi, centrando salvezze con risorse limitate. Ha ereditato un Pescara allo sbando e, pur con tutte le difficoltà del caso, ha provato a dare un’impronta. La sua squadra, in alcune partite, ha mostrato carattere e organizzazione, nonostante l’infermeria piena e lo spogliatoio sotto scossa. Forse, in Serie C, con una rosa da costruire e un progetto da seguire, Gorgone potrebbe rivelarsi la scelta giusta, quella che nessuno si aspetta. Ma, a quanto pare, la sua candidatura non viene presa in seria considerazione. E questo è un peccato.
La partita di Padova e gli strascichi mai chiariti
Ad alimentare il clima di incertezza, poi, ci sono i fantasmi di Padova. Quella partita, persa malamente in un modo che ancora oggi fa discutere, ha lasciato strascichi pesanti. Non tanto sul piano tecnico, quanto su quello dei rapporti interni. Si vocifera di alcune “perdine importanti” si parla di giocatori di peso che non sarebbero state riconfermate dopo quella gara. Nomi che circolano sottotraccia, di cui però non si parla più. Un silenzio che fa rumore, perché lascia intendere che dentro lo spogliatoio ci siano state crepe profonde, mai ricucite.
E la situazione attuale, con la società che tergiversa sulla panchina, rischia di allargare ulteriormente queste crepe. I giocatori, anche quelli che vorrebbero restare, hanno bisogno di certezze. Sanno che la Serie C è un campionato complicato, fatto di trasferte insidiose e campi difficili. E sanno che per affrontarlo serve un gruppo unito, con un allenatore che dia le linee guida e una società che faccia la sua parte. Ma se questa attesa si protrae, il rischio è che anche i pochi “superstiti” della passata stagione possano decidere di guardarsi intorno.
La priorità: decidere subito
La piazza è stanca. Stanca delle promesse non mantenute, dei proclami di facciata, delle attese che si trasformano in delusioni. La retrocessione è una ferita ancora aperta, e per rimarginarla servono fatti, non parole. Servono scelte chiare e tempestive.
La panchina è il primo tassello. Chiunque sarà il prescelto Buscè, Gorgone o un altro va annunciato subito. Non si può più aspettare. Perché ogni giorno che passa è un’opportunità che sfuma: per lavorare sulla rosa, per programmare il ritiro, per ridare entusiasmo a una città che ha bisogno di credere in qualcosa. L’errore dell’anno scorso non si può ripetere. La lunga estate di Vivarini deve servire da lezione. Oggi, il Pescara è a un bivio: può scegliere la strada della concretezza, delle decisioni rapide e ponderate; oppure quella dell’incertezza, che l’anno scorso lo ha portato dritto nel baratro. La speranza è che, questa volta, la scelta sia quella giusta.


