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UNA FERRARI IN MANO AD UN PILOTA INESPERTO? NON E' PROPRIO COSI'
ieri alle 21:33Primo Piano
di Andrea Genito
per Tuttopescaracalcio.com
fonte di Andrea Genito

UNA FERRARI IN MANO AD UN PILOTA INESPERTO? NON E' PROPRIO COSI'

Gettare tutta la croce addosso al tecnico vuol dire nascondere i veri problemi

Potremmo accodarci a molti colleghi, più bravi ed esperti del sottoscritto, che lavorano per testate sportive di tendenza. Ma per fortuna noi non dobbiamo obbedire a logiche editoriali o cercare facili consensi, quindi ci permettiamo nel nostro piccolo di avere opinioni diverse. Nonostante il mercato (tardivo) che per costoro è stato roboante, noi sin da subito abbiamo messo in guardia tifosi e lettori: questo Pescara non è una Ferrari e davanti ha almeno 6/7 squadre più attrezzate per la promozione diretta. Siamo passati per menagrami, scettici, disfattisti, incontentabili pessimisti, etc. Eppure i freddi numeri questo dicono: Pescara 14° (mai così male in C da 60 anni a questa parte ndr) e già a -6 dalla battistrada dopo 4 giornate (!), peggiore difesa del campionato e enorme fragilità caratteriale dimostrata contro squadre decisamente inferiori. Senza contare la figuraccia con l'Avezzano e l'eliminazione casalinga con la neopromossa Sambenedettese già al primo turno di Coppa Italia. Colpa del manico? Di un tecnico definito da Sebastiani e Foggia "perfettamente in linea col suo percorso rispetto ai nostri obiettivi"? Buscè è quindi un flop, incapace di guidare la Ferrari a partire subito davanti nella griglia? No, scusateci, questo Pescara, quello attuale per lo meno, non è una Ferrari, semmai, con tutto il rispetto, una Lancia Dedra usata: discreta utilitaria, ma adatta a viaggi sereni e senza aspettative. Buscè ha le sue colpe, non è mai entrato in sintonia col gruppo e non ha saputo trasmettere "garra", ma non ha modificato la carburazione. Andiamo per dettagli: in porta Ujkai, Saio e Fiorillo assieme non valgono nè un Plizzari, nè un Desplanches. Il primo è uno svincolato del Trapani retrocesso in D sotto caterve di gol, in più era fermo da tempo, l'ex Fiorillo è ancora ai box, non più giovanissimo e pure lui da troppo tempo senza gare ufficiali nelle gambe; su Saio non infieriamo, lo si è già visto all'opera a Forlì. Occorrerà tempo, ma per ora, lo ripetiamo, rispetto al recente passato un bel passo indietro. La difesa? Usciti Bettella, Cagnano e Faraoni sono arrivati giovani di belle speranze (Motta e Nardin) che però non hanno mai calcato campi da titolari nel professionismo, Letizia e Altare si portano dietro le magagne di buoni giocatori, ma che hanno già chiesto molto al loro fisico. Infatti finora non si sono mai potuti neanche allenare veramente. In questa parte del campo, appunto, i biancazzurri soffrono tremendamente e imbarcano acqua alla prima mareggiata. Agli avversari sono bastati pochi affondi per bucare la rete o creare pericoli, ma soprattutto si sono presi gol immediati dopo essere passati in vantaggio, non essendo capaci di sfruttare la situazione. Grave, gravissimo cedimento strutturale, non certo tipico di una Ferrari. A centrocampo si contava molto in Guccione, colonna dell'Arezzo promosso in B, però anche lui ha un'età, infatti i toscani non lo avevano riconfermato e sta faticando molto per entrare a regime. Di potenzialmente all'altezza delle migliori ci sarebbe l'attacco (Parigi, Inglese, Merola, Ferraris, Vitali) però anche lì serve rodaggio perchè il primo, pupillo di Buscè che lo ha avuto al Rimini, era ai margini da tempo nel Latina ed è arrivato solo al gong del mercato estivo, così come Merola e Inglese e Vitali non viene certamente da esperienze agonistiche così performanti. La realtà è che la società, come al solito e magari per necessità, ha costruito la rosa tardi, dovendo attendere incassi e puntando su trattative a basso costo. Logico che così non puoi entrare nelle concessionarie Top Car, ma devi sondare l'usato, spesso neppure messo a punto. Le vere Ferrari sono lo Spezia, la Reggiana, il Brescia, il Catania (partito malissimo, ma zeppo di giocatori esperti e di livello), lo era il Vicenza che l'anno scorso seppe trattenere i migliori e aggiungere il meglio dove aveva lacune. Queste squadre sono state allestite per essere una spanna sopra il livello medio della C, quindi richiedono una guida all'altezza, non sempre reperibile. Il Pescara no, per ora non può essere definito una fuoriserie che ha solo preso qualche buca e non si può scaricare su Buscè la responsabilità di vincere come obbligo. Le dichiarazioni di Sebastiani e Foggia, che hanno dichiarato che questa rosa non teme confronti e deve andare in B senza se e senza ma, hanno invece sin da subito messo una pressione enorme su un tecnico forse non ancora adatto a questi obiettivi. Le sue confuse dichiarazioni dopo Forlì e il ko di sabato hanno aperto ulteriori crepe, invece di rassicurare i tifosi. Probabilmente, quando si recupereranno appieno gli infortunati e torneranno in forma i vari Altare, Perugia, Pellacani, Merola, Fiorillo il Pescara potrà dire la sua, ma altrettanto probabilmente avrà già un gap di 10-15 punti dalla vetta perchè per ora non è in grado neppure di fare risultato contro avversarie modeste. Cosa può far switchare i biancazzurri (usiamo un termine di uno di quei colleghi bravi di cui sopra) prima che sia troppo tardi e per dare una scossa prima che ci si debba accontentare di agganciare le retrovie dei playoff, sperando in un miracolo alla Baldini? Urge un deciso intervento nello spogliatoio, per dare una scossa emotiva e motivazioni ad un gruppo che non è squadra, parole di Valzania e che non ha dimostrato orgoglio, parole nostre. Buscè non può essere lasciato solo in questo, anche perchè appunto non ha dimostrato di essere in sintonia coi ragazzi che allena e sta perdendo credibilità, per di più nello stesso spogliatoio non c'è un leader carismatico riconosciuto. Questo intervento di supporto DEVE portarlo il direttore sportivo Pasquale Foggia che per ora, purtroppo abbiamo percepito poco come presenza e ruolo. Per molti è stato quasi un fantasma, spesso smentito dai fatti e dal suo stesso presidente. Sulle sue doti di uomo mercato non discutiamo, ma è in questi frangenti che può e deve farsi sentire e responsabilizzare la rosa. Non illudendoli che sono i migliori e che queste figuracce siano state solo incidenti di percorso, ma facendo capire che quello che stanno dando in campo non basta. Che questo Pescara non sarà una Ferrari o una McLaren, ma non può stare in strada come una Zaz.

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