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PESCARA, QUESTA VOLTA HAI VINTO ANCHE SENZA MERITARLO. E FORSE SERVIVA PROPRIO QUESTO

autore
Antonio Iannucci
per Tuttopescaracalcio.com
Oggi alle 11:45Editoriale
autore Antonio Iannucci
04.10.2026 11:45Editoriale
A Livorno arriva una vittoria folle, sporca, sofferta fino all’ultimo secondo.

Per lunghi tratti il Pescara gioca, poi soffre e rischia seriamente di perderla. Fiorillo tiene in piedi il Delfino, Sardo al 96’ lo porta addirittura alla vittoria. Non è la partita che cancella i dubbi su Buscè e nemmeno quella che improvvisamente trasforma il Pescara in una grande squadra. Ma dopo settimane passate a raccontare punti persi giocando meglio degli avversari, forse era arrivato il momento di vincerne una così.

C’è qualcosa di meravigliosamente irrazionale nel calcio. Una settimana fa contro lo Spezia avevamo scritto che non basta giocarsela, non basta creare, non basta poter dire alla fine che avresti meritato qualcosa in più. Avevamo chiesto al Pescara di smetterla di raccontare quello che sarebbe potuto essere e cominciare finalmente a portare a casa punti. A Livorno è successo esattamente il contrario di ciò che avevamo visto tante volte: il Pescara per circa un’ora tiene bene il campo, poi arretra, soffre, concede occasioni e viene salvato ripetutamente da Fiorillo. Quando ormai anche lo 0-0 sembra quasi un premio, arriva l’ultima punizione della partita. Sardo stacca, colpisce il palo, ritrova il pallone e lo butta dentro. Novantaseiesimo minuto. 0-1. Fine. E stavolta a spiegare agli altri che forse avrebbero meritato di più siamo noi.

QUESTA VITTORIA NON VA ABBELLITA. VA CAPITA. Sarebbe sbagliato utilizzare i tre punti di Livorno per cancellare tutto quello che non ha funzionato. Nel momento migliore della partita il Pescara ha avuto possesso e personalità, ma ancora una volta ha prodotto troppo poco rispetto al controllo territoriale. Poi il Livorno ha aumentato intensità e pressione e la partita è cambiata. Gli amaranto hanno avuto occasioni enormi e senza Fiorillo oggi probabilmente commenteremmo tutt’altro risultato. Il portiere, tornato titolare dopo oltre cinque anni dall’ultima presenza in biancazzurro, ha fatto esattamente ciò che fanno i giocatori importanti: è comparso quando la squadra aveva disperatamente bisogno di lui. E questa è già una prima indicazione per Buscè. L’esperienza, in una squadra ancora alla ricerca di certezze, può diventare fondamentale.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato quasi chiedere scusa per aver vinto. Per settimane abbiamo raccontato un Pescara capace di costruire e incapace di raccogliere. Abbiamo contato occasioni, pali, errori sotto porta e partite nelle quali il risultato sembrava inferiore alla prestazione. Il calcio prima o poi presenta il conto, qualche volta anche al contrario. A Livorno il Pescara ha incassato interessi arretrati. Non ha rubato nulla, perché per vincere bisogna comunque restare vivi fino all’ultimo secondo, crederci e andare a saltare in area al 96’. Ma è evidente che stavolta gli episodi abbiano scelto il biancazzurro.

E poi c’è Jacopo Sardo. A questo punto smettiamo definitivamente di chiamarlo sorpresa. Contro il Gubbio entra e cambia la partita. A Vado gioca dall’inizio ed è tra i migliori. A Livorno Buscè lo lascia nuovamente fuori, lo inserisce al 70’ e lui prima sfiora il gol di testa e poi decide tutto al 96’. Quando un giovane continua a bussare alla porta puoi fingere di non sentirlo una volta, forse due. Alla terza devi aprire. Sardo non sta più chiedendo minuti: sta chiedendo una maglia da titolare. E lo sta facendo nel modo più semplice possibile, attraverso quello che succede sul campo.

Proprio Sardo apre inevitabilmente un’altra riflessione su Buscè. Dopo la sconfitta con lo Spezia avevamo chiuso il nostro editoriale con una domanda precisa: Antonio Buscè, quanto riesci a far valere questo Pescara? Livorno non può ancora essere la risposta definitiva. Il tecnico torna al 4-3-3, rilancia Guccione, sceglie Nardin e soprattutto ritrova Fiorillo. Alcune risposte arrivano, altre no. Perché se per un’ora il Pescara appare ordinato e capace di controllare la partita, nella parte finale torna quella squadra vulnerabile che abbiamo già visto troppe volte. Quando l’avversario aumenta pressione e intensità, il Delfino perde metri, sicurezza e capacità di uscire. Questa volta non arriva il blackout che costa la partita, ma soltanto perché dietro c’è un portiere che para tutto.

Ed è proprio qui che Buscè deve lavorare. Non sul risultato di Livorno, che va preso, messo in tasca e portato a casa senza alcun senso di colpa. Deve lavorare su quello che è successo prima del 96’. Perché una squadra che vuole stare in alto non può dipendere dai miracoli del proprio portiere e dall’ultima punizione della partita. Deve imparare a gestire i momenti nei quali l’avversario cresce, deve saper respirare con il pallone, deve evitare di trasformare ogni fase di difficoltà in un assedio e soprattutto deve trovare maggiore cattiveria quando è lei a comandare.

Ma Livorno potrebbe averci consegnato qualcosa che nelle prime settimane era mancato: una vittoria emotiva. Quelle partite che non valgono soltanto tre punti perché ti fanno tornare nello spogliatoio urlando, abbracciandoti, sentendo di aver portato via qualcosa insieme. Il gol al 96’, Fiorillo che salva tutto, Sardo che arriva dalla panchina e decide: sono episodi capaci di creare gruppo molto più di una tranquilla vittoria per 2-0. Adesso sta a Buscè trasformare quell’adrenalina in qualcosa di duraturo.

E forse questa partita ci consegna anche una piccola lezione rispetto a tutto ciò che abbiamo scritto nelle settimane precedenti. Avevamo chiesto un’identità. Continuiamo a chiederla. Avevamo chiesto continuità. Continuiamo ad aspettarla. Avevamo chiesto a Buscè di farci vedere il suo Pescara. La richiesta rimane identica. Una vittoria al 96’ non cancella sette giornate di domande. Ma può cambiare il modo con cui una squadra comincia a cercare le risposte.

Perché adesso Buscè ha anche delle scelte da fare. Fiorillo può davvero tornare a essere il riferimento tra i pali? Sardo può ancora essere considerato semplicemente un’alternativa? Qual è il centrocampo sul quale costruire questo Pescara? Il ritorno al 4-3-3 è definitivo oppure soltanto una soluzione per Livorno? E soprattutto: come si impedisce alla squadra di perdere campo e lucidità ogni volta che l’avversario alza il ritmo? Sono domande che lo 0-1 non deve nascondere. Al contrario, proprio una vittoria permette di affrontarle senza l’ansia di dover giustificare un altro risultato negativo.

A Livorno, però, una cosa è finalmente cambiata. Per una volta non siamo qui a parlare di ciò che il Pescara avrebbe meritato. Non dobbiamo contare le occasioni fallite per dimostrare che il risultato è bugiardo. Non dobbiamo aggrapparci alla prestazione per rendere meno amara una classifica deludente. Stavolta i tre punti sono nostri. Sporchi, sofferti, probabilmente anche fortunati. Ma nostri.

E allora teniamoceli stretti. Senza raccontarci che improvvisamente sia tutto risolto, ma anche senza dimenticare quanto possa essere importante vincere una partita del genere.

Lo Spezia ci aveva insegnato che giocare alla pari non basta. Livorno ci ha ricordato l’altra faccia del calcio: qualche volta non devi essere migliore. Devi semplicemente restare vivo abbastanza a lungo da trovare il modo di vincerla.

Fiorillo ha tenuto vivo il Pescara.

Sardo l’ha fatto vincere.

Adesso tocca a Buscè fare in modo che non sia soltanto una notte folle a Livorno, ma l’inizio di qualcosa.

per Tuttopescaracalcio.com

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