BUSCÈ, HAI VINTO. MA QUELLE PAROLE NON CI SONO PIACIUTE
Antonio Iannucci
Difendere il proprio lavoro è legittimo, rispondere è un diritto. Trasformare il dissenso in una questione di rispetto e di educazione rischia invece di confondere due piani completamente diversi. Perché chi allena il Pescara deve accettare anche che qualcuno giudichi negativamente il suo lavoro. Senza essere considerato per questo un nemico.
Antonio Buscè aveva chiesto una vittoria e l'ha ottenuta. 2-0 all'Ostiamare, tre punti all'Adriatico e ossigeno per una classifica che ne aveva disperatamente bisogno. Su questo non c'è molto da discutere. Avevamo criticato il tecnico quando il Pescara non riusciva a raccogliere quanto ci si aspettava e oggi sarebbe intellettualmente scorretto non riconoscergli ciò che gli spetta.
Il Pescara ha vinto. Buscè ha vinto. Ma si può vincere una partita e non convincere davanti a un microfono.Ed è quello che, almeno a noi, è successo ascoltando alcune parole del tecnico nel dopogara.
DIFENDERSI SÌ. DARE LEZIONI, MOLTO MENO
Buscè ha tutto il diritto di essere arrabbiato. Ha il diritto di considerare ingenerose alcune critiche, di difendere il proprio lavoro e persino di ricordare a chi lo aveva praticamente già esonerato che è ancora seduto sulla panchina del Pescara. Fa parte del calcio.
Anzi, probabilmente avremmo trovato persino comprensibile uno sfogo del tipo: avete detto che questa squadra non aveva gioco, io penso che vi sbagliaste e oggi il campo mi ha dato ragione.Nessun problema.Quello che convince molto meno è spostare la discussione dal merito delle critiche al rispetto e all'educazione di chi quelle critiche le ha espresse.
Perché sono due cose completamente diverse. Dire che il Pescara abbia giocato male non significa mancare di rispetto ad Antonio Buscè. Scrivere che dopo nove giornate ci si aspettasse molto di più non significa offenderlo. Domandarsi se fosse ancora l'allenatore giusto non significa essere maleducati.
Significa parlare di calcio.E quando scegli di fare l'allenatore professionista, soprattutto in una piazza come Pescara, sai perfettamente che insieme allo stipendio, alle vittorie e agli applausi arrivano anche giudizi che possono non piacerti.
UNA VITTORIA NON RISCRIVE LE PRIME NOVE GIORNATE
C'è poi un altro punto.Il successo contro l'Ostiamare è importante. Lo abbiamo scritto nelle nostre pagelle e non abbiamo alcuna intenzione di ridimensionarlo. Il Pescara doveva vincere e ha vinto 2-0.Ma non possiamo utilizzare novanta minuti per riscrivere quello che è accaduto prima.
Alla vigilia della partita il Pescara arrivava da un avvio molto lontano dalle aspettative create attorno alla squadra. Lo stesso Sebastiani aveva descritto questa rosa come particolarmente competitiva e Buscè aveva già dovuto attraversare settimane nelle quali la sua posizione era stata messa in discussione. Non è un'invenzione dei giornalisti: sono i risultati ad aver generato quel dibattito. abruzzopopolare.com
E c'è un dettaglio che rende lo sfogo ancora più difficile da comprendere.
Soltanto dopo il pareggio contro il Guidonia Buscè aveva detto che critiche e fischi andavano accettati. Pochi giorni dopo, alla vigilia dell'Ostiamare, il linguaggio era già diventato molto più duro, con quel riferimento alle «stronzate» che personalmente avevamo trovato evitabile. abruzzopopolare.com
Non perché nel calcio bisogna parlare come diplomatici.Ma perché esiste una differenza tra essere diretti ed essere sprezzanti.
IL RISPETTO DEVE FUNZIONARE IN ENTRAMBE LE DIREZIONI
Buscè chiede rispetto.Giustissimo.Ma il rispetto non può essere preteso soltanto nei confronti dell'allenatore. Deve esistere anche verso chi paga un biglietto, chi segue il Pescara da anni, chi racconta professionalmente la squadra e persino verso chi esprime un'opinione che l'allenatore considera completamente sbagliata.Naturalmente esiste un limite. L'insulto personale, l'offesa alla famiglia, la minaccia o l'attacco all'uomo non hanno niente a che vedere con la critica sportiva. E davanti a comportamenti del genere Buscè avrebbe tutta la nostra solidarietà.Ma una critica tecnica non è un'offesa.Questo confine deve rimanere chiarissimo.Se scriviamo che Buscè ha sbagliato una formazione, non stiamo dicendo che sia una cattiva persona.Se diciamo che il Pescara non ha ancora espresso il potenziale della rosa, non stiamo mancando di educazione.Se chiediamo se un allenatore debba essere confermato dopo una serie di risultati deludenti, non stiamo offendendo nessuno.Stiamo facendo esattamente quello che si fa nel calcio da quando esiste il calcio.
E FORSE BUSCÈ HA PERSO UN'OCCASIONE
È questo l'aspetto che ci dispiace maggiormente.Buscè oggi aveva un'occasione perfetta.Poteva presentarsi davanti ai microfoni, godersi il 2-0 e dire semplicemente: “Ci avete criticato, oggi abbiamo risposto sul campo. Adesso continuiamo.”Sarebbe stato fortissimo.Perché nel calcio non esiste risposta migliore.Invece ha scelto di portarsi dietro parte delle polemiche della settimana e di rispondere con un tono che, personalmente, abbiamo trovato poco elegante e inutilmente aggressivo.E non è una questione di permalosità da giornalisti. È esattamente il contrario.
Buscè può criticare noi quanto noi possiamo criticare Buscè. Ma proprio per questo nessuno dovrebbe attribuirsi il diritto di stabilire che il giudizio altrui sia una questione di educazione soltanto perché non gli piace.
ORA PARLI IL CAMPO. È MOLTO PIÙ CONVINCENTE
C'è comunque una bellissima possibilità per Antonio Buscè. Farci cambiare idea. Non sulle sue parole di oggi, ma sul suo Pescara. Vinca ancora. Dia continuità a questo 2-0. Faccia crescere Erradi, D'Ausilio, Parigi, Sardo quando tornerà. Dia finalmente alla squadra quella continuità che abbiamo chiesto per settimane. Se accadrà, saremo i primi a scrivere che avevamo sottovalutato il suo lavoro. Questo significa accettare il confronto.
Non abbiamo alcun interesse ad avere ragione su Buscè. Abbiamo interesse a vedere vincere il Pescara.Oggi ha vinto.Gli riconosciamo la vittoria, gli riconosciamo il merito di aver superato una settimana pesantissima e gli riconosciamo il diritto di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Ma proprio perché chiediamo equilibrio quando giudichiamo lui, pretendiamo lo stesso equilibrio quando lui giudica chi lo critica.Antonio Buscè merita rispetto.Assolutamente.
Ma il rispetto non significa silenzio. E soprattutto non significa essere d'accordo.Sul campo oggi Buscè ha risposto benissimo.
Davanti ai microfoni, molto meno.


