Tisci esalta il Potenza: «È la vittoria del gruppo». Rimonta, carattere e una panchina che fa la differenza
Redazione
TORRE ANNUNZIATA – Una vittoria che racconta molto più dei tre punti conquistati. Il Potenza espugna il campo del Savoia al termine di una gara complicata, rimontando lo svantaggio iniziale e confermando una delle caratteristiche che stanno contraddistinguendo il percorso della squadra di Ivan Tisci: la capacità di reagire alle difficoltà senza perdere identità e fiducia nei propri mezzi.
Nel dopo partita, il tecnico rossoblù parte proprio dalla capacità dei suoi ragazzi di adattarsi alle circostanze, in una giornata nella quale il piano gara è stato inevitabilmente condizionato dalle assenze e dagli imprevisti. «Siamo stati condizionati nelle scelte – spiega Tisci –. Avevo pensato a un certo tipo di partita, consapevole di poter attingere dalla panchina nel corso della gara. Purtroppo abbiamo dovuto effettuare due cambi alla fine del primo tempo sulla linea difensiva e questo ha condizionato anche la gestione della seconda parte della partita».
Una situazione che ha ridotto le alternative a disposizione dell'allenatore, costretto a rinunciare a ulteriori cambi offensivi e a chiedere alla squadra uno sforzo supplementare nella gestione del vantaggio. Da qui anche la sofferenza degli ultimi minuti, affrontati con attenzione, sacrificio e quella necessaria cattiveria difensiva che il tecnico considera parte integrante della prestazione.
«Abbiamo fatto di necessità virtù, ma sono contento che i ragazzi abbiano messo davanti al risultato anche una prestazione sporca, di grande attenzione. Nel secondo tempo abbiamo concesso poco, se non quella rovesciata sulla quale Cucchietti ha compiuto una bella parata. Bisognava soffrire e i ragazzi lo hanno fatto».
La reazione dopo lo svantaggio e la lettura della partita
Il Potenza ha dovuto ancora una volta rincorrere, subendo inizialmente l'aggressività del Savoia, che aveva preparato la partita cercando il duello individuale e attaccando soprattutto la profondità.
Tisci riconosce i meriti degli avversari nella costruzione dell'azione che ha portato al vantaggio, nata da una palla non gestita al meglio dai rossoblù e trasformata in una ripartenza efficace. Ma proprio su questo aspetto arriva anche una riflessione che va oltre la singola partita.
«Non possiamo sempre pensare di essere bravi a rimontare. Sicuramente siamo stati bravi a reagire, ma dobbiamo esserlo anche nel leggere i momenti della gara. Quando c'è la sensazione di non riuscire a sbloccare una partita, bisogna avere la capacità di non prendere gol. Questo può permettere alla squadra di trovare, con il passare dei minuti, le situazioni giuste».
Un passaggio significativo, che restituisce la mentalità di un allenatore soddisfatto della crescita del gruppo, ma intenzionato a non trasformare le rimonte in una consuetudine sulla quale fare affidamento.
La forza del gruppo e le risposte di Bruschi e Dos Santos
Uno dei temi centrali della conferenza è il contributo di chi, pur non partendo abitualmente dall'inizio, si fa trovare pronto quando viene chiamato in causa. Le scelte iniziali di Tisci, con Bruschi e Dos Santos al posto di Petrungaro e D'Auria, sono state premiate anche dalle reti dei due attaccanti.
Una decisione tutt'altro che casuale. Il tecnico chiarisce che alcuni calciatori non erano nelle condizioni ottimali per affrontare la partita, mentre altri avevano dimostrato durante la settimana di meritare spazio.
«Non posso permettermi di giocare con nessun calciatore all'ottanta per cento, quando ho giocatori dietro che spingono, meritano e vogliono esserci. Sapevo che non sarebbe stato un azzardo cambiare».
Un ragionamento che riguarda anche la situazione della coppia centrale difensiva, con Bura reduce da una settimana condizionata dalla febbre e Lo Iacono che non aveva potuto allenarsi regolarmente fino alla rifinitura.
Per Tisci, la vittoria del Giraud è soprattutto la conferma di un gruppo nel quale tutti si sentono coinvolti: «Questa è la vittoria del gruppo. Sono contento soprattutto di come quelli che stanno spingendo da dietro si facciano sempre trovare pronti».
Parole che acquistano ulteriore significato quando il tecnico si sofferma sulle prestazioni individuali. Bruschi viene premiato anche per la qualità balistica, mentre Dos Santos rappresenta un esempio di disponibilità e applicazione: «Nelle ultime settimane, tutte le volte che è stato chiamato in causa, si è fatto trovare pronto».
Palle inattive, il lavoro settimanale porta i suoi frutti
Non è casuale neppure la qualità delle esecuzioni sui calci piazzati. Tisci riconosce a Bruschi una delle migliori qualità balistiche della rosa, ma sottolinea come il Potenza possa contare su diversi specialisti, da Dos Santos a D'Auria.
Dietro i risultati c'è un lavoro specifico svolto durante gli allenamenti, al quale il tecnico attribuisce particolare importanza anche per la propria esperienza da calciatore.
«Sapete benissimo che ho fatto una carriera sulle palle inattive e cerco di trasmettere ai ragazzi quelle che erano le mie sensazioni. La qualità è innata, ma bisogna lavorare e ripetere il gesto».
Il gol di Bruschi diventa così anche la fotografia di un lavoro settimanale che trova applicazione sul terreno di gioco. E lo stesso vale per Dos Santos, capace di sfruttare l'opportunità ricevuta.
Tisci non dimentica, però, chi lavora lontano dai riflettori: «Ci si sofferma sempre a pensare ai titolari, ma vi posso assicurare che quelli che stanno giocando bene e lo stanno dimostrando sono quelli che in settimana spingono tutti».
Infortuni e gestione delle energie
La partita ha presentato anche alcuni problemi fisici da valutare nei prossimi giorni. Giannini è stato costretto a lasciare il campo per un problema muscolare, mentre Staver ha chiesto la sostituzione per un dolore al tallone. Per il primo, il tecnico auspica che non si tratti di nulla di grave; per il secondo, la situazione non sembra destare particolari preoccupazioni.
Anche Selleri ha terminato la gara in riserva dopo una prestazione dispendiosa. «Credo abbia fatto una prestazione importante finché aveva benzina in corpo. Poi è andato in riserva, come è giusto che sia quando si spinge in quel modo. Gli abbiamo chiesto soltanto di stringere i denti».
Il tecnico ha avuto parole positive anche per gli ingressi di De Marco e Ajapong, sottolineando come tutti abbiano risposto con lo spirito necessario in una fase della gara nella quale le energie fresche avrebbero potuto fare la differenza.
Il ritorno al Giraud e il rispetto per il Savoia
In chiusura, inevitabile una domanda sul ritorno di Tisci a Torre Annunziata, piazza nella quale ha vissuto due esperienze professionali importanti. Il tecnico non nasconde il legame con una città e una tifoseria che hanno accompagnato una parte significativa della sua carriera.
«La prima esperienza mi ha segnato molto in positivo. Ero giovane e giocare a quei tempi in C1 non era semplice. Ricordo benissimo la curva, la tifoseria e il Giraud sempre pieno».
Tisci riconosce anche il valore del pubblico di casa, apprezzandone il comportamento al termine della partita, quando i tifosi hanno applaudito i propri calciatori nonostante la sconfitta.
Un riconoscimento che si estende alla squadra di casa e al lavoro del suo allenatore: «Conosco bene il loro tecnico, ha sempre dato un'identità precisa alle squadre che ha allenato. Anche qui ha dato una forte identità al gruppo. Avevamo analizzato le loro prestazioni e sapevamo che non sarebbe stato semplice. Credo abbiano tutte le carte in regola per raggiungere gli obiettivi prefissati».
Il Potenza torna dunque a casa con tre punti pesanti e una certezza in più: la forza della squadra non si misura soltanto attraverso gli undici che scendono in campo dall'inizio, ma anche attraverso la disponibilità di chi aspetta il proprio momento. È questo il messaggio più significativo lasciato da Tisci al Giraud. Una squadra che sa soffrire, che trova risposte anche dalla panchina e che continua a costruire i propri risultati attraverso il lavoro quotidiano. Senza dimenticare, come ricorda lo stesso allenatore, che per crescere davvero bisogna imparare a vincere le partite, ma anche a leggerle meglio.


