REGGINA: IL KARMA DEL CAPITANO
Alzi la mano chi, all’89’ del secondo tempo, non ha ripensato a quanto accaduto esattamente un anno fa a Scafati, rivedendo il capitano sul dischetto per una possibile realizzazione che, allora, risultò determinante in negativo probabilmente per le sorti dell’intero campionato: se qualcuno ha alzato il braccio, probabilmente non ce la racconta giusta.
Non sappiamo se corrisponda a verità, in termini di statistiche, che un calciatore che decida una gara nell’unica occasione in cui colpisce la sfera per il periodo in cui è in campo possa rappresentare un unicum nella storia del calcio: pur senza conoscere a fondo i precedenti, ciò costituisce senza dubbio un evento raro e, in determinati contesti, intriso di significati più o meno reconditi, o comunque significativi.
Siamo certi, oltre ogni ragionevole dubbio, che lo stesso Nino Barillà non abbia mai dimenticato completamente l’episodio del penalty fallito che avrebbe potuto regalare la vittoria ai danni della Scafatese e, alla luce della classifica finale dello scorso campionato, un effetto ancora più prestigioso: proprio per questo, ma non solo, siamo estremamente lieti che sia stato proprio il nostro condottiero a decidere una contesa che, speriamo, potrebbe risultare oltremodo decisiva per il coronamento del lungo inseguimento in atto nell’attuale stagione, oltretutto al rientro dopo quasi due mesi e con una placca metallica sulla mandibola, quasi come se una sorta di karma abbia risarcito il capitano per la cocente delusione occorsa dodici mesi fa.
Al di là dell’episodio singolo, impossibile non rimarcare come la nona vittoria consecutiva degli amaranto, già ribattezzata nona sinfonia, assuma un’importanza capitale sia per le circostanze attraverso cui è giunta, in un ambiente difficile come difficili possono risultare tutte le trasferte in terra campana, con assenze importanti ed in condizioni meteorologiche complesse, nonché al cospetto di un avversario quadrato e strutturato che per larghi tratti ha equivalso i reggini, premiati sì oggettivamente da un episodio favorevole seppur netto, ma effettivamente cercato con più convinzione, specialmente nelle fasi finali, rispetto ai padroni di casa, a cui peraltro vanno riconosciuti i giusti meriti.
La valenza dell’ennesimo successo esterno (sesto su undici trasferte disputate, miglior prestazione del girone insieme alla Nissa) viene altresì acuita dai risultati domenicali, che consentono agli amaranto, pur restando immutato il distacco di due punti dalla vetta, di recuperare altre due posizioni in graduatoria attestandosi ad un secondo posto che ovviamente ancora non può bastare, ma che partendo dal sedicesimo ricoperto solo a novembre scorso poteva realisticamente apparire non più di una chimera. In più, volendo, potremmo trarne persino un significato simbolico, ricordando che la gara dell'andata segnò di fatto l'inizio di quella crisi, tecnica ma soprattutto ambientale, che sembrava evolvere in maniera irreversibile.
Nondimeno, la prosecuzione della prestigiosa striscia positiva di successi costituisce il miglior viatico possibile per presentarsi domenica prossima al nuovo ed importantissimo scontro diretto contro l’altra campane del girone, quel Savoia lungamente in testa alla classifica e con il miglior attacco del torneo, il cui esito potrebbe a ragione costituire un altro fattore determinante in vista della volata finale, e per il quale si attende, ragionevolmente, un auspicabile bagno di folla al Granillo.






