REGGINA: UN CAMPIONATO IMPOSSIBILE DA PERDERE, MA CI SIAMO (QUASI) RIUSCITI
Non fosse bastata la cocente delusione di sabato pomeriggio, amplificata dalla consapevolezza di dover definitivamente rinunciare a qualsiasi sogno di gloria, ecco che il giorno dopo i risultati che sono andati a completare il turno di campionato risuonano come una vera e propria beffa, per ricordarci ciò che poteva tranquillamente essere e che certamente non sarà. O quasi.
Abbiamo aggiunto un “quasi” per ragioni puramente aritmetiche, in virtù di un torneo che, come a presa in giro, sembra voler ostinatamente attendere il vincitore finale, e che si appresta a diventare una della stagioni con la media promozione più bassa degli ultimi decenni; se infatti a maggio la prima dovesse concludere con 72 punti (massimo ottenibile allo stato dei fatti) otterrebbe una media punti di poco superiore a 2 a partita: giusto per capirci, gli amaranto lo scorso campionato arrivò seconda conquistando 2,4 punti a gara.
Tutto ciò in linea con le previsioni estive che escludevano la presenza di un’ammazza campionato (o meglio, avremmo dovuto essere noi…) e che, al di là di outsiders quali Nuova Igea o Athletic Palermo, ci confermano oltre ogni ragionevole dubbio che sarebbe bastato disputare una stagione continua e regolare per rispettare un pronostico che sembrava impossibile da fallire, ma che invece una serie infinita di errori ha finito per precludere, forse definitivamente.
Non stiamo usando termini tombali, lo ripetiamo, solo in virtù di un calendario che, come è noto, ci offre due scontri diretti in quattro giorni che sulla carta potrebbero ancora riaccendere una fiammella: tuttavia, andando oltre ogni ipotesi astratta, preferiamo fare i conti con una realtà che, spietatamente, ci presenta il conto di una squadra che ormai da un mese non offre alcun tipo di garanzia in termini sia prestazionali che di concretezza, e che rende oggettivamente complicato far pensare di poter ottenere un’impresa a breve giro di posta.
Per le stesse ragioni per cui era lecito coltivare ottimismo solo qualche giorno fa, sentimento poi confortato dai risultati di ieri, quegli stessi numeri che potevano far nutrire speranze oggi appaiono altrettanto impietosi: solo due vittorie nelle ultime sei gare, appena 5 gol realizzati ma al pari di quelli subiti, chiarissimi sintomi di una sterilità offensiva ormai cronica a cui non fa più da contraltare una apprezzabile solidità difensiva; ma soprattutto, al di là delle cifre, la chiara sensazione che questo gruppo sia vittima di se stesso, di aspettative forse oltre le proprie reali capacità, non tanto tecniche quanto mentali.
Sono uscite le attese determinazioni societarie annunciate nel post gara di sabato, ma all'ennesima rivoluzione annunciata è invece nuovamente scelta una soluzione “fai da te”, al pari di quanto avvenne dopo il derby dell’andata, ed i cui esiti furono evanescenti: saremo, in caso contrario, ben lieti di essere smentiti e pronti a cospargerci il capo di cenere, senza il minimo dubbio. Se c'è ancora un margine, seppur infinitesimale, va ovviamente cercato ad ogni costo, ma guai a voler illudere ulteriormente la piazza se alle parole non seguiranno fatti tangibili.
Comunque vada a finire, però, su un aspetto non si potrà transigere: la stagione va conclusa dignitosamente per ottenere il massimo possibile, serva o non serva per il risultato finale, lo si deve ad un pubblico sin troppo paziente e che non merita ulteriori mortificazioni. Dopodiché si potrà pensare a tutto il resto.






