REGGINA: IL PASSO INDIETRO È EVIDENTE, I MOTIVI DI MENO
Valerio Romito
La buona notizia è che, dopo nove giornate, la Reggina occupa ancora quel primo posto in classifica, seppur in coabitazione, che non ha mai abbandonato sin dalla prima di campionato, il che continua a renderla sostanzialmente padrona del suo destino e non costretta ad affidarsi anche alle disgrazie altrui, come purtroppo accadeva negli anni passati.
Assodato ciò, con l’intento di evitare di parlare di crisi o di aggravare più del previsto una situazione che oggi appare ampiamente controllabile, saremmo tuttavia incoscienti se scegliessimo comunque di ignorare i segnali raccolti da un mese di ottobre oggettivamente al di sotto delle aspettative, soprattutto a seguito delle premesse di inizio torneo, e soprattutto lo sarebbero i diretti interessati se non prestassero la dovuta attenzione a tutti quegli aspetti che vanno necessariamente corretti o quantomeno migliorati.
Per fare ciò, l’auspicio è che si inizi quantomeno ad individuarne le cause, ed il prima possibile.
Avevamo già evidenziato, nelle scorse settimane, come la visione di un campionato già determinato, fuorviata dal famoso (ed oggi decisamente lontano) avvio devastante degli amaranto, andasse prontamente messo nel dimenticatoio per non rischiare sgradite sorprese ed inquietanti deja vu, ma alla luce della prestazione offerta ieri pomeriggio, non abbiamo la certezza che qualche scoria, ovviamente inconscia, di presunzione risulti ancora latente nel gruppo, magari risvegliata dalla circostanza di essere riusciti a ribaltare l’iniziale svantaggio con il minimo sforzo.
Eppure il successo di Caltanissetta, seppur favorito dall’atteggiamento di un avversario certamente forte ma in crisi di identità, sembrava avesse riportato una certa consapevolezza in seno alla squadra, aiutata anche dalla sofferenza patita nella ripresa ma gestita adeguatamente, sia delle proprie capacità, sia della necessità di affrontare qualsiasi avversario con un certo piglio; quella stessa convinzione sembra essere nuovamente svanita ieri pomeriggio, ed ancora una volta in termini di atteggiamento messo in campo.
Difficile, a tal proposito, pensare che il diverso grado di aggressività mostrato dalle due compagini possa derivare da una condizione fisica in calo, se si pensa che, ad esempio, gli amaranto abbiano avuto dieci giorni per preparare la partita: più facile dedurre, se di stanchezza si possa parlare, soprattutto in capo a determinati giocatori, che essa possa essere di natura mentale.
Altrettanto evidente poi risulta la differenza di natura tecnico tattica riscontrata tra le prima due fasi della stagione, in cui il passo indietro riscontrato sul piano della costruzione di gioco è innegabilmente ed oggettivamente chiaro: si è passati da una macchina da guerra inarrestabile che sembrava potesse disporre a piacimento degli avversari, dando la sensazione di poter colpire a comando, ad una squadra che nelle ultime due gare è sì riuscita a trovare la via del gol, ma in pratica sempre traendo il massimo dagli errori avversari.
E se il ritrovato cinismo sotto porta può e deve comunque essere considerata un’ottima notizia, non altrettanto la circostanza di non riuscire più, in questo momento, a creare opportunità tramite azioni manovrate, anche al cospetto di squadre di bassa classifica; allo stesso modo quella che sembrava una retroguardia impenetrabile ha mostrato crepe preoccupanti e poco consone a chi deve condurre un campionato di vertice.
Escludendo, come precisato dal direttore sportivo, immediati ed impulsivi correttivi provenienti dal mercato per chi oggi è comunque meritatamente in cima alla classifica, vanno chiaramente trovate le soluzioni al proprio interno, consapevoli di avere un organico lungo e competitivo: la palla passa dunque immediatamente al tecnico, anche lui apparso non irreprensibile nella gestione delle risorse a disposizione durante la gara.
A tal proposito proprio il calendario offre, per i prossimi due appuntamenti, la possibilità fattiva di riprendere il cammino di vittorie e magari ricreare un piccolo solco rispetto alle altre battistrada: oltre al risultato però, l’attenzione dovrà essere posta sulle modalità attraverso cui sarà eventualmente conquistato, in termini di fluidità di manovra, tenuta difensiva e soprattutto rabbia agonistica.


