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Primavera, Nardin: "Sogno di vincere qualsiasi cosa con la Roma e con la Nazionale". VIDEO!
Oggi alle 17:58Primavera 1
di Marco Rossi Mercanti
per Vocegiallorossa.it

Primavera, Nardin: "Sogno di vincere qualsiasi cosa con la Roma e con la Nazionale". VIDEO!

Federico Nardin, difensore della Primavera, ha rilasciato una lunga intervista all'interno del format "Dreaming Roma" sul canale Youtube del club. Ecco le sue parole:

Ciao, come stai?
"Tutto bene, ciao Marco".

Senti, partiamo dal presupposto che tu sia un 2007. Ti senti un po' un "vecchietto" dal momento che sei qui da tanti anni?
"È dall'Under 10 che sono qui. Però no, non credo di aver corso troppo. Ho fatto tutti gli step necessari per arrivare a quest'anno che potrebbe essere l'ultimo anche se in realtà ho anche un altro anno di Primavera. E ovviamente il sogno è di fare tutto il percorso fino alla Prima Squadra".

Da dove nasce la passione per la Roma?
"Diciamo che questa passione parte in primis da mio papà, che è sempre stato romanista, Mi ha portato per la prima volta allo stadio quando avevo tre anni. Ora invece per me è la normalità andare a Trigoria. Quando prima ero un tifoso, aspettavo i giocatori fuori. Tante volte li aspettavo senza andare a scuola (ride, ndr)". Ormai è tutto elettronico, quindi chi non entra a scuola arriva subito la notifica ai genitori".

Non fai niente per nasconde la tua passione.
"Per me non era normale allenarmi magari con De Rossi (quando era tecnico della Roma, ndr), era un sogno entrare in campo ogni giorno. Avevo delle foto con lui da bambino, avevo tre anni. Il tuo idolo che diventa il tuo allenatore, è un po' un terremoto. Non era semplicissimo all'inizio perché non realizzi subito".

Come lo chiamavi?
"Mister, però per me era sempre DDR".

Hai iniziato a giocare a calcio a Latina?
"Io ho iniziato a giocare al calcio in una squadra chiamata San Michele e giocavo con i più grandi perché quando avevo tre anni ormai non c'era nessuno della mia età, c'erano tutti i ragazzi più grandi e non giocavo mai. Quindi ero il tipico bambino nato col pallone ai piedi praticamente. Anche se all'inizio mio papà non era proprio convintissimo perché al mio primo allenamento c'era il campo di terra e io facevo i castelli con la terra, no? E quindi lui dopo il primo allenamento non pensava fosse lo sport adatto per me. Poi piano piano invece ha capito e  poi sono passato al Prolatino, un'altra squadra lì vicino casa, e abbiamo fatto un torneo qui a Trigoria".

E ti hanno notato.
"Sì, da lì mi hanno chiamato per fare il provino all'Acqua Acetosa, che tra l'altro avevo sbagliato il giorno, cioè avevano sbagliato a dirmi il giorno, perché l'ho fatto con i 2006".

Tuo padre giocava a calcio?
"Sì, giocava a calciotto. Però ha sempre avuto questa passione e si era appunto appena rotto il crociato... aveva appena fatto l'operazione quando mi dà questa notizia che mi avevano preso. Io ero super contento, però mi dice che forse non ce l'avremmo fatta a fare avanti e indietro tante volte durante la settimana. Però ce l'abbiamo fatta. Oltre a mamma e papà, fondamentale è stato mio nonno. Mio nonno è stato quello che, come dico sempre, forse ha fatto non più sacrifici, però quello che veramente tiene a me in modo particolare, perché lui abita a San Giovanni, quindi io, sì sono nato a Latina, ma sono cresciuto qui a San Giovanni Rimanevo da mio nonno e lui veniva a prendermi quando scendevo a Latina e mi portava dopo scuola qui agli allenamenti sempre. Con mio nonno ho un rapporto speciale, però è interista ma simpatizzante Roma ormai".

Il primo giorno a Trigoria? 
"Me lo ricordo appunto quando ho fatto il primo torneo qui che poi mi hanno chiamato. Ho ancora un video che ero piccolino, io non ci credevo, saltavo sopra i prati, dappertutto, correvo, non mi sembrava vero. Io ho sempre pensato al calcio come un divertimento, quindi anche i miei genitori mi hanno sempre detto di divertirmi e fare quello che ti senti di fare. Io l'ho sempre vissuta molto serenamente, però ovviamente come ogni cosa che faccio, con impegno e dedizione. Quindi ero molto tranquillo agli allenamenti, alle partite, ho sempre giocato divertendomi".

Cosa si prova a essere tifosi e professionisti al tempo stesso?
"Da bambino forse è più facile perché sì vive un sogno ma ancora non realizzi dove sei o appunto ciò che poi andrai a fare un domani. diciamo che adesso, piano piano, che cominciamo ad entrare nel mondo dei grandi, ti rendi conto che quello è il sogno, magari allenarti anche qualche volta in Prima Squadra, vedere i giocatori che tifi la domenica dalla televisione che sono con te. Lì devi maturare e anche essere molto sereno in quello che fa. A volte magari si vive troppo da tifoso e in tante situazioni uno si fa prendere dalla foga della maglia, perché comunque quando hai questa maglia addosso, almeno parlo per me, senti una responsabilità in più. Cioè non la vivrai mai come altre maglie, è una maglia speciale. Anche a un semplice tifoso come me è un concetto che arriva chiaro".

Questa passione per la Roma ti ha fatto commettere degli errori?
"Sì, in un derby quest'anno, una partita per tutti noi romanisti complicata anche e soprattutto a livello mentale. Non sarà mai come le altre partite. a fine partita diciamo che non ho saputo gestire le mie emozioni perché avevamo perso. Non ho saputo gestire le mie emozioni, ho fatto un gesto che da me stesso, proprio come persona, come uomo, come ragazzo, non mi sarei mai aspettato di fare. Però quello ti fa capire che a volte, come ti ho detto prima, ogni situazione va vissuta in modo sereno, va realizzato il contesto in cui sei, dove sei, devi dare il tuo contributo e basta, fermarti al campo e non andare oltre perché magari a volte non sappiamo gestire le emozioni. Quello è stato un mio errore, me ne pento, però... Si cresce, no? Si cresce dagli errori, come abbiamo sempre detto".

Da quant'è che vivi da solo?
"Due anni ed è lì cambia tutto. Cambiano le responsabilità, proprio il modo di vivere. Cresci in maniera differente. Devi alzarti da solo, non c'è più mamma che ti sveglia, devi cucinare".

Gran fisico, carattere esuberante, una buona dose di convinzione nei tuoi mezzi. Ti ci rivedi in questo ritratto?
"Sì, diciamo di sì. appunto ogni giocatore è un po' un diamante grezzo all'inizio, quindi vanno affinate tutte queste cose, perché poi, come dici te, esuberante sì, però questa esuberanza non deve sfociare poi in altri campi che non mi appartengono. Mentre la fisicità, diciamo, è un po' è la mia genetica, un po' io ci lavoro quasi tutti i giorni, mi piace. Mi piace essere un po' il punto di riferimento per i compagni anche".

E la tua debolezza qual è?
"La mia debolezza appunto sta secondo me nel fatto di essere emotivo, nel non saper gestire tante emozioni, come può essere la rabbia in campo. Quindi quest'anno, grazie anche alle psicologhe della Roma, ci abbiamo lavorato tanto e quest'anno siamo migliorati molto in campo, soprattutto nel gestire queste emozioni".

Parlando dell'aspetto tecnico, tu sei sempre stato difensore?
"Sì, diciamo che però durante il percorso del settore giovanile ho fatto anche ogni tanto il centrocampista".

Insomma, hai i piedi buoni. Ecco, meglio il duello fisico con l'attaccante e il difendere o il partecipare alla manovra?
"Sono due caratteristiche che a me piacciono molto, sia il difendere che l'attaccare. Però, come dico sempre, per me il difensore prima deve pensare a non far prendere gol".

C'è un ruolo che preferisci?
"Questo ruolo qui a me piace molto. Ovviamente devo migliorare in molti aspetti. Ho sempre pensato che il mio ruolo fosse quello di braccetto".

Che rapporto avete voi centrali di difesa?
"Abbiamo un rapporto fantastico noi quattro, viviamo in armonia. zero invidia, solo sana competizione".

Prima hai detto di dover migliorare in qualche aspetto, quale?
"Tecnicamente parlando, ho lavorato molto sul piede sinistro. Devo lavorarci sempre perché nel calcio di oggi è importante utilizzare entrambi i piedi".

Hai già vinto due scudetti con la maglia della Roma e vincere con la maglia addosso per te immagino sia un po' un doppio trionfo, no? Il primo è sempre il più bello o quando si inizia a vincere poi rivincere ha un sapore ancora migliore?
"Vincere è sempre bello, la prima vittoria ti fa venir voglia di vincere ancora. L'anno scorso non siamo andati in finale e quel mancato obiettivo è una spinta per quest'anno".

La Roma si era presentata come strafavorita nelle Final Four, oggettivamente fu una partita strana (con la Fiorentina, ndr).
"Sì, infatti abbiamo ancora tanta amarezza che vogliamo riversare in qualcosa di positivo quest'anno per concludere il campionato in maniera diversa".

Quanta consapevolezza ti dà vincere con l'Italia?
"Vincere in azzurro ovviamente è un'emozione unica, perché anche vestire la maglia dell'Italia è un orgoglio incredibile, non si può descrivere. Però qualsiasi vittoria è importante, poi per fortuna io ho vinto sia con la Roma che con l'Italia. Sono due maglie che sono le mie preferite, diciamo. Quindi sono due emozioni indescrivibili, tutte e due".

Qual è il tuo idolo nel calcio?
"Francesco Totti. Vabbè perché tanto la base di partenza dei tifosi della Roma, insomma, è quella lì".

Ti rivedi in Calafiori?
"Me l'hanno detto in molti. Però io penso che ognuno ha il suo percorso. Ovviamente mi farebbe piacere avvicinarmi anche solo alla carriera che sta facendo e che ha già fatto. Però io inseguo il mio sogno e avrò il mio percorso".

A gennaio hai rinnovato con la Roma.
"È un rinnovo che ti fa prendere consapevolezza, però senti appunto che devi ancora di più dimostrare rispetto agli altri anni. Devi dimostrare che quando entrerai poi nel calcio dei grandi potrai dare un contributo e potrai stare lì senza soffrire".

Deve essere questo l'anno della tua consacrazione?
"Non so cosa deve o cosa non deve essere perché io vivo tutto diciamo quotidianamente. La mia ambizione è questa ovviamente, però sono molto sereno sul mio futuro perché, come ti ho detto, do il massimo tutti i giorni. Quello che verrà sarà solo uno specchio di ciò che io sto provando a costruire. Questo contratto e anche entrare nel professionismo vuol dire sentirti pronto non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano, come uomo, concentrarti al 100% sulla professione".

Ti senti pronto per affrontare il calcio professionistico?
"Diciamo che questi ultimi mesi saranno la dimostrazione se sarò pronto effettivamente oppure no. Io, ripeto, mi alleno, do il massimo e poi alla fine del campionato saranno le persone che dovranno giudicare se sarò pronto o no".

Qual è la tua ambizione nel calcio?
"La mia ambizione ovviamente è il sogno di vincere qualsiasi cosa con la Roma e con la Nazionale. Però forse un sogno che adesso come adesso, soprattutto quest'anno, mi rimbomba in testa è magari giocare il Mondiale".

Cosa significa indossare la maglia della Roma?
"La prima cosa che penso è la responsabilità, perché come ho detto noi romanisti ce la sentiamo cucita addosso".

Ti sei immaginato il debutto all'Olimpico?
"Tante volte. È un po' quello che ti aspetti da questi tantissimi anni di Trigoria a prescindere poi da quella che sarà la tua carriera perché ora nel calcio di oggi non possiamo mai dire dove saremo domani, però lo sogno. Se dovessi dedicarlo a qualcuno, sicuramente non farei distinzione tra i miei genitori, quindi io lo dedicherei a mio nonno. Come ti ho detto prima, è una persona che ha dato tanto alla mia carriera".

Ti immagini, invece, di non vestire la maglia della Roma?
"Adesso che sta finendo questo percorso della Primavera un po' te lo immagini, ma è sempre difficilissimo. Non riesco a immaginarlo, diciamo. Il sogno è stare sempre qui".