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Come la Cina è passata dall'acquisto dei grandi campioni al taglio degli investimenti e a Suning che mette l'Inter in vendita. I retroscena, l'ascesa e la caduta della più grande bolla della storia del calcioTUTTOmercatoWEB.com
domenica 17 gennaio 2021 08:00Editoriale
di Marco Conterio

Come la Cina è passata dall'acquisto dei grandi campioni al taglio degli investimenti e a Suning che...

Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è Caporedattore e inviato di Tuttomercatoweb.com. Già voce e speaker per RMC Sport e Radio Sportiva, è stato firma per Il Messaggero e per La Nazione
Questa è la storia di un percorso. Che parte da un Impero e finisce con i dubbi di quello interista. Che parte dallo sport come strumento di propaganda è disciplina antica ma sublimata in un paese come la Repubblica Popolare Cinese dove l'influenza e il potere del Partito Comunista è fortissimo, e termina con BC Partners che ha avviato la due diligence per acquisire le quote, di maggioranza, o per adesso minoritarie, di Suning. Gli atleti cinesi hanno vinto 473 medaglie ai Giochi olimpici estivi e 53 ai Giochi olimpici invernali ma essere Impero ogni quadriennio non era abbastanza per Xi Jinping, plenipotenziario del paese con gli occhi a mandorla. Serviva il calcio, l'esperanto delle discipline, il collante e pure il biglietto da visita globale. A ogni latitudine, ora pure statunitense dove il soccer si sta europeizzando con tanti giocatori alla conquista del Vecchio Continente. Anche in Russia, che ha ospitato di recente il Mondiale, pure in Africa che è nuova terra di conquista per una pioggia di yuan freschi e stampati.

L'ASCESA

Mondiale 2026, Mondiale 2050 Nel 2011, Xi Jinping, all'epoca vicepresidente della Repubblica popolare cinese, fece un grande annuncio sulla sua volontà di sviluppare il calcio in Cina. Dichiarò tre obiettivi principali, che erano “qualificarsi per la Coppa del Mondo, ospitare il Mondiale
E vinci la Coppa del Mondo". Liu Peng, che era responsabile dell’Amministrazione Nazionale per lo Sport, disse alla decima Assemblea Generale della Federcalcio che "calciatori e gli addetti ai lavori non devono deludere le aspettative del Comitato Centrale del Partito e del Consiglio di Stato, non devono deludere le volontà di tutto il popolo cinese". Il calcio cambia sostanzialmente direzione nel 2009 con l'inizio degli investimenti dei tycoons locali. Nel 2014 il Governo rilascia un piano per dare un boost al movimento calcio: 800 miliardi di dollari da spendere fino al 2025. Un anno dopo, viene pubblicto un documemto dalla Commissione delle riforme per lo sviluppo del paese con l'obiettivo di portare la Chinese Super League ad essere "una world-class professional football league" entro il 2025. A CFC, CLS e agli stakeholders viene data forza in quanto ad accordi commerciali, con l'obiettivo non solo di sviluppare il calcio locale ma anche di ospitare il Mondiale del 2026. E poi, un giorno, di vincerlo, con l'obiettivo fissato lontano: Mondiale 2050.

La pioggia di Yuan dalle TV Vengono ristrutturati i campionati, la struttura, promozioni, retrocessioni, gli investimenti. Cambia anche la questione relativa ai diritti tv: nel settembre del 2015, la Ti'ao Dongli Sports Communication acquista i diritti della Super League per 8 miliardi di yuan totali, 1 miliardo di euro per 5 anni di ritrasmissione. Ogni club di CLS avrebbe ottenuto la stessa percentuale di risorse e di proventi dalle tv, anche se poi il cambio di attitudine del consumatore cinese, ovvero quello di passare a una pay-tv per seguire uno sport di fatto 'nuovo' tout court, non si dimostrò un investimento fruttuoso. Nel 2016 la CLS era venduta anche all'estero, in 24 paesi asiatici, 14 europei (poi saranno di più, Italia compresa), 12 africani e 3 americani. Proventi e affluenza anche negli stadi: nel 2015, il Guangzhou aveva un'affluenza media di 45859 spettatori, pari all'81,9% dello stadio, il Jiangsu Suning di 26858 pari al 43,3%. Wanda Group investì pesantemente nella lega, dal naming alla crescita degli arbitri, per esempio. Successivamente, la compagnia assicurativa China Pingan arrivò a ottenere il naming della lega per 20 milioni di euro.

Lo sbarco dei campioni 332,1 milioni di euro. A tanto ammontava il totale dei salari dei 473 giocatori del campioanto cinese, 700mila euro medi cadauno. E questo comprendeva anche i giocatori cinesi, ovviamente. Si andava da una forbice di 1.7 milioni medi dello Shandong Luneng ai 111mila euro medi dello Yanbian Funde. L'anno successivo, 2017, i salari crebbero ulteriormente: Carlos Tevez, Oscar, Axel Witsel ed Ezequiel Lavezzi, insieme, costavano alla CSL 91.9 milioni di salario. Spese folli anche per i giocatori: 73,5 milioni per prendere Oscar, 55,8 per prendere Hulk. La Cina stava diventando un bacino ricco, straricco, una terra di conquista per i calciatori desiderosi di provare forse una nuova avventura ma per lo più di gonfiare il proprio portafogli. Ne sono testimonianza le poche durature esperienze in CLS e i tanti mordi e fuggi, terminati poi semmai con rotture.

Gli investimenti all'estero La Cina aveva iniziato ad investire non solo nel calcio interno ma anche in quello straniero. L'imperitura avventura milanista è la pagina tragicomica di questo tentato travaso dell'Impero, l'Inter è una compagnia privata che investe all'estero ma che oggi, vedremo più tardi, è in mezzo alla nuova filosofia di restrizioni del Governo. L'Atletico Madrid, il Lione, il Nizza, lo Slavia Praga, l'Espanyol, pure l'avventura al Parma e quella di Xia all'Aston Villa. Solo la Bundesliga aveva vietato l'ingresso di capitali cinesi nelle proprietà dei club. La volontà di portare ed espandere la propria immagine non solo col prodotto locale, dunque una Nazionale affidata a Marcello Lippi, un campionato che attraeva sempre più stelle in campo e in panchina, ma anche con gli investimenti all'estero, strava prendendo forma. Ma era solo l'inizio della discesa.

LA CADUTA

L'opinione pubblica C'è un fattore che dal punto di vista occidentale è poco considerato ma che è altamente curato dalle autorità cinesi. Il parere dell'opinione pubblica. Leggere il pensiero politico cinese non è facile ma la verità è che ci sono più fattori ad aver convinto il governo a prendere dei provvedimenti per bloccare e limitare gli investimenti e le dispersioni di capitale. Non è un processo subitaneo ma che in Cina va avanti da tempo. Già quando ci furono gli investimenti nel Milan, prima ancora che nell'Inter, il governo centrale li mise sotto la lente non considerandoli favorevoli al movimento. La Cina è rimasta delusa dall'approccio occidentale, dalla speculazione anche nei confronti del mercato interno. I contratti sproporzionati di alcuni anni fa, l'atteggiamento dei calciatori, l'apporto dato alla crescita della lega, ha infastidito l'opinione pubblica e dunque la decisione politica ne è stata influenzata.

Il crollo della Nazionale, il grande obiettivo Ripartiamo dalla frase di Xi Jinping e dal suo sogno di vincere un Mondiale. A fronte di tanti investimenti, non è cresciuto il sistema calcio e soprattutto la Cina. Ha pesato tanto, nella volontà di chiudere i rubinetti, l'umiliazione di non stare nei primi cinquanta posti del Ranking FIFA. A livello d'immagine questo ha inciso sull'opinione della gente e dunque anche sulla decisione politica. I soldi spesi per le Nazionali non hanno fruttato: non c'è un giocatore cinese che si sia affermato all'estero. Wu Lei soltanto è stato 'discreto' all'Espanyol ma il divario tra l'immagine del giocatore in patria, laddove era considerato una semi divinità calcistica, e l'impatto basso in Europa, è stato notato. Non sono cresciuti i settori giovanili, non ci sono giocatori giovani emergenti, nonostante gli investimenti in strutture e personale.

La Pandemia, gli ingaggi tagliati, i visti in ritardo Poi la pandemia. Che non è stata una scusa ma un'acceleratore. Il dibattito all'interno della politica cinese era già in essere: i vertici sono da sempre, come detto, attenti all'opinione pubblica e questa ha decretato senza appello il fallimento del sistema calcio. Da lì è stata una cascata e la bolla è esplosa. Prima i tagli e i consigli sul non ivestire all'estero. Poi le decurtazioni ai salari interni, non ultima quella da 3 milioni di dollari lordi a stagione per giocatore, che di fatto impedisce l'acquisizione di giocatori di fascia anche media dall'estero. Con la pandemia, inoltre, il mercato dei giocatori ha subito un blocco importante: sui visti dall'estero c'è prudenza e difficilmente arrivano rapidamente.

Dove investe la Cina? L'indicazione, l'invito, per le grandi aziende come giustappunto Suning o Alibaba, o agli investitori cinesi, è quella di portare i capitali su mercati più sicuri. Più stabili. Per questo la Cina ha iniziato a investire in massa sul minerario o sull'edilizia, sull'immobiliare, sui porti, in Africa e Medio Oriente. Lavoro, profitto. Con rischi d'impresa certamente più bassi e in mercati a costo più basso rispetto a quello calcistico del Vecchio Continente. E il calcio in Cina? Il campionato resterà. Dopo la pandemia ci saranno stadi di grandissime città con tifo e partecipazione, sarà un calcio vero con tanti anni di vantaggio e partecipazione in più rispetto al resto dell'Asia. Non ci saranno grandi nomi, non sarà "world class" come sognava il Partito a inizio degli anni dieci, ma comunque competitivo nel continente.

Suning e l'Inter Già, e l'Inter? Sarà ceduta? Tutto finisce qui, per adesso, con queste domande ancora irrisolte ma di una presumibile lettura finale. Suning venderà una percentuale della sua proprietà al fondo di private equity BC Partners? Leggere il pensiero politico cinese è difficile e le strategie di mercato interne sono difficili da analizzare. In Cina le decisioni sembrano arrivare 'e basta' ma una volta riosservate, una volta terminato il percorso, come nei confronti del calcio, tutto è frutto di un percorso e di un dibattito. I mercati finanziari raccontano che dopo le smentite ci sono mezze ammissioni e che dunque adesso tutto è possibile. L'Inter si affida alla consulenza di Goldman Sachs nella sua divisione asiatica. Tra il club nerazzurro è l'istituto finanziario esiste già un rapporto molto forte, dato che quest’ultimo nel 2017 ha emesso un bond quinquennale di 375 milioni di euro che ha permesso alla società sportiva di ridistribuire il debito e avere maggiore liquidità a bilancio e che scadrà a dicembre 2022. BC Partners dunque è società benvenuta perché urgono investimenti per tenere alto il livello e proseguire nella crescita del club. Oppure per invertire la rotta, cedendo il 51% di Inter. Altre società come la svedese EQT e gli statunitensi Arctos Sports Partners sono interessate a Inter ma il fondo londinese è quello ora più avanti. La due diligence è iniziata, il percorso è alla sua alba ma come la storia del football cinese racconta, questi processi sono inesorabili. Difficili da leggere, come le dinamiche della politica del gigante con gli occhi a mandorla. Però le decisioni arrivano e tali sono. Suning sta cercando la sua risposta migliore.
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