Salernitana, rimpianto secondo posto. Bastava poco per provare a vincere il girone
Si potrebbero dire tante cose sul terzo posto finale della Salernitana al termine del campionato di C. Anzitutto che non è un traguardo da festeggiare, ma una minestra riscaldata rispetto a quello che doveva essere l’obbligo morale di competere fino alla fine per la promozione diretta allestendo un super organico senza badare a spese e senza l’alibi del monte ingaggi troppo oneroso per la categoria.
Iervolino ha acquistato il club in A a una cifra almeno quattro volte inferiore al reale valore ereditando un parco giocatori importante e garantendosi introiti milionari salvo poi ritrovarsi in C e con un lungo elenco di promesse non mantenute. L’estate scorsa i calciatori sono arrivati in ritardo, è stato scelto un allenatore che non ha mai vinto in Lega Pro e si è svolto il ritiro in modalità cantiere aperto senza tener conto delle esigenze di Raffaele che si ritrovato a gestire tanti elementi inadatti al suo credo tattico. E poi Faggiano. Se la Salernitana, pur senza spese folli, primeggia in categoria per monte ingaggi, ma è fuori dalla lotta per il primo posto da fine gennaio è palese che qualcosa non abbia funzionato.
Come rimarca TMW, la difesa ha incassato tanti gol, mancano calciatori validi in ruoli essenziali, il centrocampo è compassato e numericamente scarno e in avanti ancora non si capisce il perché il ds abbia puntato su Antonucci e Molina lasciando partire quel Liguori atteso un mese e mezzo e che è stato forse l’unico a salvarsi in casa Foggia. Aggiungiamo l’ennesimo ribaltone tecnico dell’era Iervolino (con Cosmi che ha preso il posto di Raffaele dopo la debacle interna col Monopoli), un gioco mai spettacolare e un Arechi che si è progressivamente svuotato dopo un girone d’andata con 13-14mila spettatori in media per le gare casalinghe. La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla scelta di Iervolino di firmare il preliminare per la vendita della società alla vigilia della gara di Crotone che fu fondamentale per le sorti del cavalluccio.
Prospettare una Salernitana in Europa, con annesso centro sportivo all’avanguardia e super settore giovanile, salvo poi fare un passo indietro e interrompere il dialogo con la piazza e con i media locali ha acuito il malcontento generale e i tifosi sperano che la trattativa con Rufini (definitivamente naufragata e mai vicina alla conclusione) non sia stata una implicita strategia per distogliere l’attenzione dalle problematiche di campo. Inutile ora entrare nel merito di una vicenda che non ha mai convinto fino in fondo. La scelta degli ultras di ricucire lo strappo e annullare ogni contestazione stringendosi virtualmente la mano, però, richiederebbe un’uscita allo scoperto pubblica utile a chiarire cosa sarà della Salernitana da giugno in poi, soprattutto se si dovesse restare in C fallendo la terza stagione consecutiva.





