Piazza commovente durante i playoff. Cedo-non cedo, stavolta la telenovela sarebbe stucchevole
20 giorni dalle forti emozioni, un’unita d’intenti che ha fatto la differenza. Se un alieno fosse sceso sulla Terra scegliendo Salerno come meta, avrebbe pensato che si stava per celebrare la vittoria di uno scudetto. 2200 persone per un allenamento a porte aperte in un giorno lavorativo, 70mila paganti all’Arechi in due settimane, esodi a Ravenna e a Brescia al netto del turno infrasettimanale, maxi schermi in provincia, bandiere sui balconi, video celebrativi sul web e gente che arrivava da ogni parte d’Italia e d’Europa per dare una mano alla squadra del cuore.
E invece si stavano giocando soltanto i playoff di serie C, dopo due retrocessioni consecutive e un campionato con alti e bassi nel quale non si è mai avvertita la sensazione di poter chiudere al primo posto. Insomma, Salerno ha dato una risposta mostruosa sotto il profilo della passione e della maturità, con quella scenografia ispirata a SuperMan che ha fatto il giro del mondo. La squadra, purtroppo, pur essendo andata oltre i propri limiti non è riuscita a conquistare la finale. Ma quanto abbiamo visto è comunque sufficiente per emozionarci: le lacrime di Brescia, le esultanze dopo i gol, Cosmi in versione ultras, un Donnarumma leader nello spogliatoio e tanti calciatori che hanno combattuto su ogni pallone incarnando lo spirito della gente.
Non ci accodiamo a chi li ha accolti tra gli applausi alla stazione, sia chiaro, ma aver riprovato certe sensazioni (per quanto illusorie) fa comunque piacere dopo il biennio peggiore della storia. Contro il Ravenna si è rivisto sugli spalti anche Danilo Iervolino. Una normalità che a Salerno fa notizia visto che il patron era assente da un bel po’ di tempo. A Brescia non c’era, ma in tribuna non è passata inosservata la presenza di Milan. Presidente che non si è mai visto al fianco della squadra durante il girone di ritorno e che pare sia stato tra i fautori di trattative per la cessione del club poi miseramente fallite.
A oggi la domanda che tutti si pongono è: che cosa vuol fare la proprietà? E quale futuro dobbiamo aspettarci? Anche noi, nel nostro piccolo, ci siamo uniti all’appello degli ultras evitando critiche e articoli polemici. Il bene della Salernitana veniva, viene e verrà sempre prima della notizia. Ma oggi una riflessione ci sentiamo di farla: se nemmeno dinanzi a questa enorme e collettiva manifestazione d’amore ci sarà la promessa di allestire una corazzata per riportarci in B, allora è meglio che questo capitolo si chiuda. Iervolino ha fatto e disfatto da solo. E’ stato lui a chiudere i rapporti con l’ambiente e con la stampa locale, è stato lui a commettere errori pagati – in tutti i sensi – a caro prezzo, è stato lui a riavvicinarsi, a rimetterla in vendita e a tornare sugli spalti senza portare avanti una linea coerente. Veda altrove a quali contestazioni vanno incontro tanti dei suoi colleghi, anche quelli che garantiscono da lustri un piazzamento dignitoso in A.
Qui abbiamo visto Stewart e Ikwuemesi centravanti contro la Juventus, la retrocessione a suon di sconfitte e record negativi infranti, Nicola sostituito da Nicola, otto gol a Bergamo, ricorsi tutti persi per il caso Sampdoria, biglietti in curva a 45 euro per i bambini, un tale Busso ricordarci i fallimenti pregressi, Cava che festeggia il pari come avesse vinto la Champions eppure l’Arechi, col Brescia, era popolato da 27mila persone.
Se neppure questo passo indietro di tutti non ha spinto Iervolino a indire una conferenza stampa quantomeno per fare chiarezza, allora vuol dire che è stato tutto tristemente inutile. Perché i playoff avranno senso se ciò che resta in eredità (allenatore leader, tifo splendido, gruppo granitico) sarà “sfruttato” dal patron per mettere una pietra sopra al passato ripartendo con rinnovate ambizioni. Il prossimo girone sarà caratterizzato da numerosi derby, dalla presenza di Catania, Cosenza e Bari, da trasferte su campi sterrati in cui si attenderà la Salernitana come fosse l’evento dell’anno e non bisogna farsi cogliere impreparati. Il futuro è adesso, non c’è tempo da perdere.
E il “cedo-non cedo”, stavolta, non verrebbe visto di buon occhio da un popolo che ora non ha più nulla da dimostrare alla società. Loro sono in debito con la tifoseria, l’obbligo morale resta quello di riportare la Bersagliera dov’era nel 2022, con conti a posto, parco giocatori di spessore e l’uscita di scena del trio romano. Il migliore della storia. Quello a cui bisognerebbe chiedere sommessamente scusa.






