Un consiglio a Rufini: mandare via chi col calcio ha nulla a che vedere
Diciamoci la verità: dal punto di vista del gioco non è che ci sia stata una grande evoluzione con l’arrivo di Cosmi in panchina. Squadra più battagliera, tre vittorie consecutive, qualche calciatore che sta migliorando soprattutto in fase difensiva, ma i limiti della rosa sono evidenti e il terzo posto è forse anche troppo rispetto al valore di un organico che si è ritrovato primo misteriosamente per 15 giornate accompagnato anche da un pizzico di fortuna. Ora, però, non avrebbe senso perdere ore ad analizzare i sistemi di gioco, i moduli, gli schemi e le alchimie tattiche. Turiamoci il naso e prendiamoci i tre punti. Ma lunedì sera abbiamo visto una squadra inguardabile. L'Altamura aveva preso le redini del centrocampo e inspiegabilmente, dopo l'espulsione, si è chiusa a riccio lasciandoci giocare, quando avrebbe potuto crearci ancora difficoltà con un po' di coraggio in più, considerata la scarsa vena dei nostri giocatori che sono stati evidentemente sopravvalutati da chi, solo oggi, si accorge che la difesa balli ogni volta che viene attaccata e che con un centrocampo del genere fosse utopia anche solo accostarsi a Benevento e Catania. Tascone, Capomaggio, De Boer, Carriero…lunghe attese e soldi spesi per discrete riserve per club da medio-bassa classifica.
Poche idee anche in avanti, con una Salernitana prevedibile e monotematica: solo due episodi fortunati ci hanno consentito di vincere, con un calcio di rigore e un cross sbagliato di Anastasio che si è infilato alle spalle di Alastra. Un po’ come accadde a Candreva esattamente due anni prima nel big match contro l’Inter. I soloni del web diranno: ma cosa volete? Siete incontentabili, siamo al terzo posto”. Vero. Ma in quanti sono pronti a scommettere di vincere i playoff giocando in questa maniera? La Bersagliera, nei playoff, si potrebbe ritrovare a cospetto di realtà come Brescia, Cittadella, Ascoli, Ravenna, Ternana, Cosenza, Casertana e Catania o affronterebbe matricole organizzatissime che magari non hanno il nostro blasone, ma che sciorinano un calcio piacevole mettendo in vetrina giovani affamati e che corrono. Se davvero Cosmi, ottimo comunicatore, dovesse portarci in serie B con una rosa del genere gli andrebbe fatta immediatamente una statua, al pari del suo predecessore che da gennaio in poi è andato in confusione, ma che ha portato in dote un numero di punti importantissimo se rapportato al materiale umano a disposizione. Il discorso societario, naturalmente, prende il sopravvento su quello tecnico. Le notizie le abbiamo date da tempo: contratto preliminare firmato, Iervolino che proprio non vuol saperne di proseguire, FIGC a lavoro prima di dare il via libera al nuovo proprietario e Rufini che dovrà presentare una fideiussione da 7,5 milioni di euro come garanzia. L’accostamento di Fabiani alla Salernitana ha riesumato i soliti leoni dei social, quelli che per anni hanno riempito le bacheche di stupidaggini, teorie complottistiche e slogan sui “babà” festeggiando vergognosamente le tre promozioni ottenute dal miglior ds della storia.
Costoro meriterebbero davvero a vita chi ha fatto sottoscrivere contratti milionari a Sepe, Fazio, Mikael, Mousset, Boateng e Manolas contribuendo a far perdere soldi ed entusiasmo a Iervolino. Uno dei misteri di una piazza che attacca chi vince disconoscendo in malafede meriti enormi salvo poi esaltare chi ci ha affossato in questo quadriennio. Se tornasse davvero Fabiani (in B o in C con garanzie economiche e progettuali) sarebbe un inizio ottimo da parte di Rufini, a cui consigliamo di decidere sempre con la propria testa senza dar peso ai mal di pancia dell’opinione pubblica che di figuracce ne ha collezionate a iosa. Un consiglio, però, sentiamo di darglielo: si faccia piazza pulita liberandosi - calcisticamente parlando - di tutte le figure che hanno affiancato l'attuale patron senza avere competenze o esperienze nel mondo del calcio. Tutti colpevoli d'aver illuso la piazza con promesse al vento salvo poi non metterci la faccia per giustificare un fallimento sportivo senza precedenti. Una nota finale sull'arbitro che ha diretto all’Arechi: non c'è voluto il ricorso all'fvs per tirare fuori un rosso sacrosanto. Lo stesso si può dire del rigore. Tanta roba, considerata la scarsa qualità dei suoi colleghi. Si spera che da qui alle prossime settimane le direzioni di gara siano sempre di livello alto. Perché altrove il penalty a favore è una consuetudine. Qui, al netto di tutti i nostri limiti, mancano 6-7 punti a causa degli orrori delle giacchette nere.






