ESCLUSIVA SN - Pari: "Paolo Mantovani ci ha aiutato a diventare uomini. Boskov il nostro condottiero"
Diego Anelli
Mille polmoni, intelligenza tattica fuori dalla norma, il compagno sempre pronto ad aiutarti, il giocatore che ogni allenatore, in qualsiasi epoca, vorrebbe avere a disposizione. Nel giorno dei festeggiamenti per il 25° anniversario dalla conquista dello scudetto, Sampdorianews.net ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Fausto Pari:
“Resta un'annata indimenticabile, non capitava tutti i giorni che una squadra non metropolitana conquistasse lo scudetto, nella storia del calcio italiano si tratta dell'ultima occasione, poi è entrata in scena la ripartizione dei diritti tv. Si trattava di un meravigliosa epopea. Ho indossato la maglia della Sampdoria per 9 anni dal 1983 al 1992, fu un periodo stupendo sia a livello professionale, che umano, ho conosciuto persone e compagni eccezionali, insieme a tifosi meravigliosi, in quel periodo mezza città era ai nostri piedi. Il sottoscritto, con tutti i miei compagni, ha avuto la fortuna di lavorare con il Presidente Paolo Mantovani e la sua famiglia, mister Boskov e il Ds Borea.
La vedo molto difficile che sia possibile assistere a qualcosa di simile, in quegli anni il calcio italiano poteva contare su imprenditori del livello di Mantovani e Berlusconi ad esempio, ora risulta davvero complicato, servirebbe gente con alle spalle enormi capitali da poter investire. Del Presidente ho ricordi straordinari, era unico, ci ha accolto ragazzi e ci ha accompagnato nel processo di crescita, aiutandoci a diventare uomini, al suo fianco siamo cresciuti, maturati, abbiamo acquisito un grande bagaglio d'esperienza e ci siamo arricchiti in virtù di quei rapporti umani fuori dalla norma. Ho ancora i suoi insegnamenti davanti agli occhi, mi guidano ancora nella vita di tutti i giorni. Con Borea ho avuto un rapporto splendido, l'ho ritrovato 9 anni più tardi a Modena. Boskov era il nostro condottiero, è stato bravissimo a farci capire quanto fossimo bravi, ci ha trasmesso la grinta decisiva.
Essere ancora oggi fermato dai tifosi e ricordato ad ogni occasione seppure siano passati tanti anni fa capire come quella squadra riuscì a costruire qualcosa di straordinario, se lo meritava il Presidente, l'intera società, il mister e i tifosi, sempre magnifici, oggi come alla nostra epoca".
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