Cassata: "Pronto a tornare in campo. Grosso l'allenatore più importante"
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Luca Bargellini
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Oggi alle 11:34Serie B
autore Luca Bargellini
12.10.2026 11:34Serie B
Francesco Cassata, svincolato dopo tre anni allo Spezia, parla a TMW di retrocessione, Grosso e Alvini e conferma: si lavora al futuro, anche all’estero
Federico Serra
Dopo una vita trascorsa sui campi di Serie A e Serie B, con maglie di spicco, Francesco Cassata sta vivendo un momento molto particolare della sua carriera. Il 30 giugno scorso, infatti, è scaduto il suo contratto con lo Spezia e oggi si trova con l'opportunità di poter scegliere la miglior mossa per il suo futuro professionale. Ospite delle colonne di TuttoMercatoWeb.com il giocatore ligure ripercorre le tappe della sua carriera, senza dimenticare di analizzare il presente e dare anche a quello che sarà il suo domani.
Francesco, come stai vivendo sul piano personale questo momento?
"Non ti nascondo che non è semplice. È una situazione nuova per me, non ero mai stato così tanto tempo senza una squadra. Sono abituato da sempre ad allenarmi con i compagni, a vivere lo spogliatoio e a preparare le partite della domenica. È sicuramente la cosa che mi manca di più. Allo stesso tempo sto cercando di sfruttare questo periodo per lavorare su me stesso e farmi trovare pronto. Fisicamente sto bene e la voglia di tornare in campo è tanta".
Lo scorso giugno si è chiusa la tua avventura triennale allo Spezia. Tra l'altro con una retrocessione sanguinosa: a mente fredda come valuti quello che è successo lo scorso anno?
"È stata una delle delusioni più grandi della mia carriera, soprattutto per come l’ho vissuta personalmente. Stavo attraversando un ottimo momento, mi sentivo bene e penso che stessi facendo anche delle buone prestazioni. Poi purtroppo è arrivato l’infortunio, proprio quando sentivo di poter dare tanto alla squadra. La cosa che mi ha fatto soffrire di più è stata non poter aiutare i miei compagni in campo in un momento così delicato. Ho lavorato duramente durante la riabilitazione, con l’obiettivo di riuscire a rientrare per gli eventuali playout. Purtroppo poi siamo retrocessi direttamente e non ne ho avuto la possibilità. È una cosa che mi sono portato dietro per parecchio tempo, perché quando tieni a una squadra e a una città, vivere certi momenti da fuori è davvero difficile. Avrei voluto esserci, provare a dare una mano fino all’ultimo. Credo che le responsabilità di una retrocessione vadano sempre condivise, noi giocatori per primi. Mi dispiace tantissimo per come sia finita, soprattutto per i tifosi. Nonostante tutto, Spezia rimarrà una parte importante della mia vita e della mia carriera".
Riavvolgendo il nastro della tua carriera hai vissuto esperienze fra Serie A e Serie B in piazza molto diverse fra loro. Dalla tranquilla Sassuolo ad Ascoli e la sponda rossoblù di Genova. Cosa ti hanno regalato queste avventure e in quale ti sei sentito maggiormente a tuo agio?
"Sono state tutte esperienze importanti, ognuna per motivi diversi. A Sassuolo ho conosciuto una realtà molto organizzata, dove si lavora bene e con tranquillità. A Genova e ad Ascoli, invece, ho vissuto piazze dove il calcio è qualcosa di davvero importante per la gente. Sono ambienti che ti trasmettono tanto, nel bene e nel male. Sinceramente faccio fatica a sceglierne una, perché in ognuna ho vissuto momenti diversi e conosciuto persone che mi hanno lasciato qualcosa".
Negli anni hai avuto modo di lavorare con molti allenatori di livello: Thiago Motta, l'ex ct Roberto Donadoni, Fabio Grosso e quel Max Alvini che oggi sorprende in Serie A col Frosinone. C'è un tecnico che ti ha lasciato più di altri? E cosa?
"Sì, se devo fare un nome ti dico Fabio Grosso. Ho avuto la fortuna di lavorare con tanti allenatori bravi, però lui l’ho incontrato in un momento particolare della mia carriera, quando stavo passando dalla Primavera alla prima squadra. È un passaggio che per un ragazzo non è mai semplice e lui è stato davvero bravo a capirmi. Mi ha dato tanta fiducia, mi ha fatto sentire importante e credo che in quel momento fosse proprio quello di cui avevo bisogno. Mi ha aiutato tanto, sia come calciatore che come persona, e gli sarò sempre riconoscente".
Sorpreso dall'exploit di Alvini?
"No, sinceramente non sono sorpreso. Conosco il mister e so quanto lavora e quanta passione mette in quello che fa. È uno che vive il calcio ventiquattr’ore su ventiquattro e cerca sempre di trasmettere questa voglia anche ai giocatori. Sono contento per lui, perché so quanto ci tiene e quanto si impegna per ottenere certi risultati".
Serie B 2026/2027 che idea ti sei fatto sulla nuova stagione?
"Secondo me sarà la solita Serie B, un campionato molto equilibrato dove puoi vincere e perdere contro chiunque. Ci sono squadre importanti, costruite per stare davanti, ma sappiamo tutti quanto sia difficile questa categoria. Alla fine credo che la differenza la facciano la continuità e la capacità di superare i momenti difficili, perché durante una stagione capitano a tutti".
Adesso il futuro. Qualcosa bolle in pentola? Prenderesti in considerazione anche destinazioni estere?
"Sì, qualcosa si sta muovendo. Insieme al mio procuratore stiamo valutando diverse situazioni e spero che presto possa arrivare quella giusta. Non ti nascondo che ho tanta voglia di tornare a giocare, perché stare fuori non è semplice, soprattutto quando senti di stare bene e di poter dare ancora tanto. Per quanto riguarda l’estero, assolutamente sì. Non ho mai escluso questa possibilità, anzi, credo che potrebbe essere anche una bella esperienza. Per me la cosa più importante adesso è trovare una squadra dove poter giocare e sentirmi importante".
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