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Esclusiva TMW

Abete: "Tutto il caos in FIGC nasce dalla superficialità. Non mi ricandido, su Malagò..."

Esclusiva TMW
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 08:22Serie A
22.10.2026 08:22Serie A
Domani e sabato a Ferrara in programma "Il Futuro in Gioco", il convegno organizzato dalla Lega Nazionale Dilettanti sui giovani
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

I giovani e il futuro del calcio italiano. È il tema al centro del convegno “Il Futuro in gioco”, appuntamento nell’ambito dell’iniziativa Quarto Tempo, promossa dalla Lega Nazionale Dilettanti, in programma domani e sabato a Ferrara: “È un evento in continuità rispetto a quanto fatto già l’anno scorso - spiega Giancarlo Abete ai microfoni di TMW-. Quello dei giovani è un tema che riteniamo collegato alla salute del calcio italiano: vogliamo responsabilizzare e sensibilizzare tutto il nostro gruppo dirigente. Inoltre, abbiamo voluto favorire il dialogo tra il Club Italia e le nostre rappresentative, grazie alla presenza di Viscidi, Baldini e Zola, anche nel ruolo federale di quest’ultimo. È un rapporto che vogliamo rinforzare. E infine vogliamo fare una riflessione sulla Riforma Zola, che ha destato attenzione e meritato un finanziamento grazie alla mutualità”.

Proponete un libro dei giovani: cosa deve contenere?
“Il problema della valorizzazione dei giovani, rappresentato anche da Gravina nel suo documento conclusivo di mandato, si sofferma su tante riflessioni confluite anche nei disegni di legge all’attenzione del Senato. Vogliamo rafforzare la nostra politica, confrontarci con la Federazione, con il Club Italia e con la Serie C”.

Oggi sono quattro mesi dall’elezione di Malagò. Che giudizio dà di questo periodo?
“Un giudizio molto sereno: ci si è incartati, per una serie di motivi, su situazioni collegate a degli scenari che ci hanno accompagnato in questi mesi: prima il pantouflage, poi il tesseramento… Quello che ho evidenziato durante il periodo elettorale, che poi ha portato alla mia candidatura solo di bandiera, perché io poi non ho fatto neanche una telefonata, è che il metodo utilizzato è stato fortemente errato. La logica avrebbe voluto che le componenti si riunissero, facessero un esame della situazione e un’autocritica, individuando dei punti condivisi sulla cui base individuare una persona di qualità per portare avanti un certo tipo di progetto. Invece ci siamo trovati davanti a fughe in avanti. Ci si è concentrati a scegliere il carro giusto, senza preoccuparsi che fosse ben indirizzato a livello procedurale o che potesse creare difficoltà. Il resto è una naturale conseguenza. La vera sconfitta del mondo del calcio è stata l’assenza di autocritica e capacità progettuale da parte delle componenti”.

Di riforme, per ora, c’è solo la Riforma Zola.
“È l’unica che è stata messa in campo, ha trovato adesione in una realtà importante come la Serie C e riconoscimento a livello istituzionale, a partire dalla Federazione, che ha individuato Zola come persona a cui affidare un ruolo nelle realtà del Club Italia”.

Torniamo alla candidatura: la sua non ci sarà questa volta.
“No, l’ho già detto. Ho sempre spiegato che scendevo in campo per contestare il metodo utilizzato, perché non partiva dall’analisi dei problemi ma da accordi su altri temi. Io dibattiti sui contenuti non ne ho sentiti: così diventa difficile risolvere i problemi del calcio italiano. Ci siamo schierati contro il commissariamento, perché lo ritenevamo un fatto negativo. Però Gravina si è dimesso a inizio aprile, le prossime elezioni ci saranno il 14 dicembre: tutto il caos procedurale che c’è stato penso sia anche frutto di una certa superficialità. Più dei contenuti, interessava l’obiettivo da raggiungere”.

Se il 14 dicembre Malagò venisse rieletto con un nuovo plebiscito, aumenterebbe la responsabilità?
“È un problema che ogni componente valuterà nell’ambito della sua posizione. Posso dire che noi come LND non abbiamo alcun tipo di preclusione nei confronti di qualsivoglia candidatura. È il momento che escano i contenuti reali, non generici”.

Tra le novità degli ultimi giorni c’è l’idea della Coppa Italia allargata alla Serie C. Le piacerebbe un giorno vedere anche delle squadre di Serie D in Coppa Italia?
“Se parla dell’Inghilterra, è un altro calcio… Quando ero alla guida della Lega di C, le squadre di C partecipavano alla Coppa Italia. Noi siamo sempre aperti a qualsiasi tipo di innovazione, basti pensare all’accoglimento delle seconde squadre con il Milan Futuro, che attualmente milita in Serie D. Ci piacerebbe sempre, bisogna vedere se è una dimensione compatibile con quello che è diventato oggi il calcio”.

© Riproduzione riservata

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