Bologna, Fenucci: "Cessioni nate con lo scopo di sanare la situazione finanziaria"
Il Bologna di Domenico Tedesco sta proseguendo la preparazione alla sfida di domenica 6 settembre, quando al Dall'Ara arriverà il Sassuolo (fischio d’inizio alle 18). Intanto, presso la sala stampa del centro tecnico Niccolò Galli, è intervenuto l'amministratore delegato rossoblù, Claudio Fenucci. Queste le sue dichiarazioni. Diretta testuale a cura di TMW.
10.25 - L’inizio della conferenza stampa è previsto per le 10.30
10.31 - Inizia la conferenza stampa di Claudio Fenucci.
"L'idea e la strategia che abbiamo seguito in questa campagna investimenti non è slegata da quello che abbiamo portato avanti negli ultimi 4 anni. Da Thiago Motta in avanti abbiamo continuato ad investire e da quando siamo partiti con questo progetto abbiamo investito 280 milioni e non li abbiamo incassati. È stato un programma di investimenti che nel momento in cui siamo andati in Europa ci ha portato a scegliere anche calciatori che sono arrivati con ingaggi più alti rispetto agli standard del club. Uscendo dal percorso delle coppe e dai ricavi che ne derivano, quest'anno abbiamo dovuto fronteggiare un problema: la squadra era più costosa rispetto ai ricavi che generava e c'era il problema di come finanziare questa stagione. Siamo andati avanti cercando di recuperare questo gap economico cedendo qualche calciatore ma mantenendo la competitività per scendere in campo e vincere tutte le partite. Le operazione dunque, esclusa quella di Rowe, sono nate con lo scopo di sanare la situazione finanziaria del club. Abbiamo ambizioni e vogliamo mantenere il clima di entusiasmo che ci ha accompagnato in questi anni, ma vogliamo anche fare un calcio sostenibile. La gestione della situazione di Rowe non aveva questa finalità ma è nata dopo aver fatto diversi tentativi per convincere il ragazzo a rimanere: aveva mostrato nervosismo già dal ritiro e avendo creato una famiglia sportiva con dei valori, tutto ciò non deve essere intaccato da nessuno. Abbiamo capito che la gestione del ragazzo sarebbe stata complicata e abbiamo preferito cederlo all'Atalanta. Su l'acquisto di Mbangula non capisco i dubbi sulle formule: molti club acquistano in prestito lasciandosi la possibilità di giudicare il ragazzo e poi riscattarlo dopo averne valutato il rendimento".
Possiamo definire questa stagione come un'annata di transizione?
"Non vogliamo smettere di investire, anche perché la società ci garantisce un supporto finanziario annuale. Non mi piace il termine 'transizione': questa è una stagione in cui l'obiettivo è vincere tutte le partite. Poi sappiamo che sarà difficile e non sarà così perché è difficile competere, ma l'obiettivo è vincere in questa stagione, non possiamo già pensare alla successiva. In questi ultimi 4 anni abbiamo costruito squadre molto più costose di quello che il Bologna genera e questo è un segnale che vogliamo investire. Ogni anno cerchiamo di fare meglio dell'anno precedente ma dobbiamo fare un calcio sostenibile. La realtà è che abbiamo continuato questo percorso di investimenti, ma quest'anno dovevamo fronteggiare una situazione complicata perché la squadra si portava dietro i costi di una rosa europea. Sono arrivato nel 2014 e abbiamo fatto un percorso bellissimo mettendo molti soldi all'inizio e affrontando annate complicate come quella del Covid, ma la proprietà ci ha sempre sostenuto nelle strategie e poi abbiamo iniziato un ciclo di investimenti nuovo. Ora dobbiamo ricostruire mantenendo una continuità gestionale improntata sulla sostenibilità".
C'è l'idea di poter ripetere gli investimenti fatti o ora la priorità è sanare ciò che lascia il ciclo precedente?
"Ci vorrà un po' di tempo, ma lavoriamo sempre per costruire qualcosa. Abbiamo raddoppiato le risorse del settore giovanile perché quella è una strada per avere risorse che possono darci un contributo. Quest'anno abbiamo portato in prima squadra Libra e spero che nei prossimi anni ce ne possano essere altri".
Lo stadio potrà aiutare?
"Lo stadio diventa importante per molte ragioni. È l'ultimo luogo dove si creano comunità di tifosi e va fatto per le nuove generazioni. Il progetto stadio serve per garantire competitività e avere risorse. È fondamentale per la città di Bologna, che non può non avere un impianto multifunzionale per ospitare calcio, concerti e un padiglione fieristico innovativo. Spero che a breve tempo potremmo capire se ci saranno le condizioni per farlo. Le risorse finanziare ci sono. Siamo già a lavoro con i progettisti. La procedura organizzativa per quella che è l'area dovrebbe essere molto veloce".
Avendo preso molti giocatori in prestito con diritto, c'è il rischio di depauperare le risorse a disposizione per rientrare economicamente nelle cessioni dei prossimi anni?
"Avremo bisogno delle risorse dell'azionista e qualche investimento sarà fatto. I club italiani fanno 800 milioni di plusvalenze all'anno e non le fanno solo il Bologna. Purtroppo abbiamo preso giocatori che non sono stati investimenti economici felici. L'Atalanta ha lavorato bene in questi anni vendendo più di 700 milioni e più della metà dei giocatori vengono dal settore giovanile. Se il nostro settimo centrocampista è Libra dobbiamo essere contenti, se Raimondo fa bene e a Frosinone dobbiamo essere contenti perché questa rappresenta una strada per il futuro per tornare ad essere competitivi".
Cosa è successo esattamente con Rowe?
"È un giocatore che già in passato aveva mostrato qualche problema caratteriale, sapete benissimo cosa successe quando arrivò qui. In ritiro aveva già mostrato insofferenza sebbene non ci fosse alcuna offerta. È venuto meno il rispetto nei confronti dei compagni e oltre a questo ci poteva essere il problema che tenendolo si sarebbe potuto creare un impatto negativo sul gruppo, anche in virtù della competizione con Cambiaghi che sta facendo meglio di lui e merita di giocare. Abbiamo fatto un bilancio di tutto e avendo visto che si stava creando una situazione conflittuale anche con gli agenti, abbiamo pensato per il bene del Bologna e per il bene della squadra di cederlo. Abbiamo fatto un'operazione positiva con l'Atalanta: è arrivato un 2006 dal loro settore giovanile che ci piaceva molto e abbiamo ricavato dei soldi da poter investire l'anno prossimo".
Come mai si è deciso di tenere Emen e non darlo in prestito?
"È un giocatore di grande prospettiva. Abbiamo scelto di tenerlo per qualche mese per fargli conoscere i nostri metodi di lavoro. Se tornerà utile resterà con noi, altrimenti a gennaio lo gireremo in prestito".
Quanti anni vi serviranno per la ricostruzione?
"Non pensiamo ai prossimi anni ma concentriamoci sul presente perché domenica c'è il Sassuolo. Nel calcio è difficile programmare. Le risorse finanziare sono una determinante della competitività, basti pensare alle squadre che vincono i campionati: sono sempre quelle che hanno il primo o il secondo budget più alto. Noi dobbiamo costruire delle squadre competitive, poi se si crea - per risultati e alchimia - la possibilità di andare oltre i propri limiti, poi arrivano anche i risultati. Di Vaio e Sartori in scadenza? Ho già parlato con Saputo e il gruppo di lavoro sta funzionando bene. L'idea è quella di rimanere con Marco e Giovanni".
Data la situazione di Rowe, si sarebbe potuto tenere Castro?
"Di base non ci piaceva l'idea di vendere un giocatore dopo solo un anno che è con noi, ma la vera natura del giocatore è emersa dopo e ormai l'operazione di Castro era stata conclusa".






