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Cristiano Bacci: "Dalla salvezza al 96' all'attesa per una nuova sfida: ora cerco stabilità"

TMW
Francesco Benvenuti
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Francesco Benvenuti
Oggi alle 10:08Serie A
14.10.2026 10:08Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB

La vita dell’allenatore è un vero e proprio giro sulle montagne russe. Lo sa bene Cristiano Bacci, reduce da una stagione intensa ma soprattutto anomala, caratterizzata da tre panchine in due Paesi diversi e un percorso chiuso con una salvezza ottenuta al 96’. Oggi il tecnico toscano attende una nuova avventura e, a TuttoMercatoWeb, ripercorre gli ultimi mesi vissuti.

Bacci, ripartiamo dalla chiusura: 16 maggio scorso, il 2-2 in casa del Braga regala al suo Estrela Amadora la salvezza in Primeira Liga. E dire che aveva solo tre partite per raggiungere l’obiettivo...
Ho avuto il vantaggio di avere l’Estrela come concorrente nella lotta salvezza quando ero sulla panchina del Tondela. E’ stato molto difficile però, sia dal punto di vista del campo (essendo entrato in corsa a tre giornate dalla fine) sia per le motivazioni. Tanti equilibri si erano rotti, lo spogliatoio era complicato, come succede in tutti i contesti difficili. Il calendario era sfavorevole con Moreirense, Famalicao e Braga, tre squadre in lotta per l’Europa. C’era tanta pressione, anche perché è una piazza storica: può esser paragonabile a quello che sta vivendo la Fiorentina in Italia, anche perché anche l’Estrela ha una lunghissima tradizione, essendo uno dei più antichi club di Portogallo.

Al 90’ andate sotto per 2-1: cosa è successo in quell’incredibile recupero?
Dopo il vantaggio del Braga ho cercato di continuare a pensare in maniera positiva e di spingere i miei. Ho detto al difensore centrale (Lekovic) di salire e poi ha fatto proprio lui il gol salvezza al 96’.

Come mai poi le strade tra lei e il club si sono separate?
C’era un’intesa di massima per ripartire insieme, ma il club è stato venduto alla cordata tedesca di cui fanno parte tra gli altri Hummels, Muller e Sommer. Sono subentrati a fine giugno e hanno preso la decisione di fare altre scelte, e così mi sono ritrovato senza lavoro e ho perso il giro giusto, visto che molte panchine era già occupate

In una stagione ha allenato 29 partite ma con tre club diversi: Panserraikos in Grecia e poi Tondela e Estrela Amadora in Portogallo.
Quello dell’allenatore è un lavoro complesso. In Grecia ho avuto a che fare con situazioni delicate extra campo: non abbiamo percepito lo stipendio per mesi e così alla fine ho rescisso il contratto e messo in mora il club. Queste sono le situazioni più difficili per un allenatore. Poi fortunatamente ho avuto subito un’offerta per ripartire dal Portogallo con il Tondela e poi con l’Estrela Amadora. 

Cosa cerca nel suo futuro?
Mi sono arrivate proposte per entrare in corsa, ma in questi casi bisogna essere cinici e freddi e valutare bene tutto, anche se divento matto lontano dalla panchina. Dopo aver lottato sempre per salvarmi ora mi piacerebbe avere un’opportunità più stabile, con una programmazione e una linea ben definita. Il dove non conta: sono aperto a tutto. Non mi precludo nulla, avendo anche dimestichezza con le lingue. 

Quali sono le peculiarità del sistema portoghese?
Il Portogallo, a livello storico, è stato tra i primi a esplorare il mondo. Ha questa identità culturale che emerge, questo mix di esperienze, che poi si traduce anche nel calcio. Sono scaltri, furbi, ottengono il massimo con poco e riescono a lavorare bene con ciò che hanno. I settori giovanili sono fondamentali per loro, per tutti i club. E poi il Paese è un ponte naturale tra il Sudamerica e l’Europa. Qui arrivano talenti, sicuramente grezzi, e che però hanno nel Portogallo un primo step per la loro crescita. In Europa le squadre portoghesi hanno raggiunto un livello molto alto, non solo le prime tre ma anche quelle dietro (come il Braga negli ultimi anni).

Come giudica la situazione in Italia dopo così tante esperienze all’estero?
Il mio non è un pensiero legato al desiderio di voler entrare nel giro delle panchine italiane o una critica al sistema da fuori, anzi. Dalla prospettiva di un allenatore l’Italia non vive un momento positivo, ma sono i risultati a dirlo. Vedo i mercati stranieri più aperti. La Serie A è ancora troppo chiusa in schemi mentali antiquati: per un allenatore senza background, o che non ha fatto il calciatore ad alto livello, è complicato arrivare al top rispetto all’estero. Alvini è arrivato in Serie A scalando tutte le categorie, ma è uno dei rarissimi esempi. E poi si parla spesso di giovani, nel nostro calcio, ma la questione è tutta legata alla paura di sbagliare. Ho potuto assistere, a Tirrenia, a molti degli allenamenti dell’U21 e ho potuto toccare con mano il modo in cui il CT Baldini ha plasmato il gruppo. La questione è tutta legata alla fiducia. Questo però deve partire dalle società, dai club. Non conta l’obiettivo, ma la volontà di voler scommettere davvero sui giovani.

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