Da Lalas a McKennie. USA con poca sorte in A: andrà meglio a Weah... E Pulisic o Musah?
Timothy Weah è un nuovo giocatore della Juventus: dopo il ritorno dal prestito al Leeds United di Weston McKennie tecnicamente sono tre gli statunitensi in Serie A, visto che pure Bryan Reynolds fa ritorno alla Roma dall'esperienza in Belgio. Solo che entrambi sono in uscita, il primo dalla Juventus (finirà in Turchia?), il secondo dai giallorossi in attesa di proposte interessanti. Fino a questo momento storico, se vogliamo escludere il triennio di Armando Frigo dal 1939 al 1942 alla Fiorentina, gli esperimenti coi giocatori statunitensi in Serie A non sono andati benissimo.
Da Lalas a Busio
L'apripista è stato Alexi Lalas, celebre per l'aspetto, per la chitarra, per quanto fatto in Nazionale, un po' meno per quanto sia riuscito a fare in A. McKennie, sopra citato, ha fatto benino ma poi è finito nel dimenticatoio bianconero e figuriamoci Reynolds: terzino destro, arrivato con grandi aspettative, figura nella lista degli 'altri' della rosa della Roma. Club dove, con il Chievo Verona, ha forse giocato quello che ha fatto finora meglio, ovvero Michael Bradley, tra il 2011 e il 2014. Nulla di memorabile, certamente più positivo dell'esperienza di Sergino Dest al Milan o degli statunitensi al Venezia, Gianluca Busio, Tanner Tessmann e Patrick Leal.
Tocca a Weah. E a Pulisic?
Adesso è il turno di Weah alla Juventus, newyorkese, figlio d'arte, e magari pure di Christian Pulisic che il Milan vuol prendere dal Chelsea, oppure a Yunus Musah che sempre i rossoneri vogliono pescare ma dal Valencia. E' chiaro che avere uno statunitense in rosa, da un mercato così nuovo e così florido, porti l'attenzione degli States anche sul campionato italiano. Non solo: c'è anche l'aspetto tecnico (Busio e Reynolds erano considerati tra i migliori prospetti, Dest un'occasione di rilancio, McKennie ha dato il suo contributo) e con Weah-Pulisic lo step fatto potrebbe essere ancora più importante.






