Alaba all'Udinese un guizzo geniale di Pozzo e della dirigenza. Ma c'è il 'problema' Runjaic: perché non crede nei talenti strappati a Inter, Milan, Dortmund e altre big? Perché punta solo sul presente?
Lo sbarco di David Alaba in Italia è già di per sè qualcosa di straordinario. Se pensiamo che il trentaquattrenne arriva all'Udinese allora c'è del meraviglioso nell'affare portato a segno da Gino Pozzo e dalla dirigenza friulana. L'ennesimo. Una stella planetaria il polivalente nazionale e capitano austriaco. Difensore centrale, braccetto, terzino, mediano, incursore, fludificante. E' stato uno dei giocatori più polivalenti (ed efficati) della storia recente del pallone: oltre trenta trofei in una carriera condizionata pure dai lunghi stop e dagli infortuni, vive ora un ultimo giro di valzer inatteso. E straordinario. Ed è l'ennesimo colpo di genio di Pozzo e della dirigenza guidata da Gianluca Nani, dove l'unica nota stonata, o quanto meno da accordare, è in questo momento in panchina e risponde al nome di Kosta Runjaic. Andiamo per gradi.
Una rosa dal potenziale pazzesco. Ma poco sfruttato: l'esempio di Mlacic
Partiamo dalle enormi certezze, quelle benedette da Runjaic. Un centrale tra i migliori della Serie A, Oumar Solet. Un trequartista che in pochi hanno per duttilità ed efficacia, Jurgen Ekkelenkamp, entrambi ventiseienni. Una coppia d'attacco come quella formata da Nicolò Zaniolo e Keinan Davis da far invidia alle grandi. E questa è un'ossatura da squadra che per adesso ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto. Solo quattro punti in cinque partite, dopo un'ultima annata dove il club gli ha messo a disposizione sia certezze che fior di talenti (Arthur Atta, Thomas Kristensen, eccetera) ma che non hanno certo portato l'Udinese a iperperformare. E adesso? Il potenziale è pazzesco, in ogni reparto. Ma quanto ne sfrutta davvero Runjaic? Un esempio su tutti è Branimir Mlacic. L'Udinese lo ha strappato letteralmente alla concorrenza delle grandissime d'Europa, dal Borussia Dortmund all'Inter. Il tecnico dei friulani, però, lo ha da subito considerato acerbo e non pronto tant'è che il club ha dovuto trovare una soluzione e darlo in prestito al Watford (dove un tecnico abile coi giovani come Alessio Dionisi non ha tardato a metterlo subito in campo).
Da Jovanovic ad Arizala
Il punto è che per valore di rosa, di profondità, e di investimenti e lungimiranza, Pozzo e la dirigenza stanno già guardando al futuro. Runjaic no. Non ci credete? Dopo l'Inter, queste parole lo dimostrano. "In questo momento la panchina non è così lunga per affrontare una squadra del livello dell'Inter ma anche della stessa Lazio". L'Udinese ha strappato Juan Arizala alla concorrenza del Milan ma di campo ne sta vedendo pochissimo. Idrissa Gueye e Lazar Jovanovic, venti e diciannove anni, dagli scout di tutta Europa sono considerati prospetti da potenziale da big europea. La panchina non è abbastanza, non è lunga? Credere nel talento, al netto della carta d'identità, è sempre stato un must per i friulani ma adesso sembra esserci un blocco a riguardo. Runjaic in questo modo sta gestendo in modo serio e professionale il presente, del club e anche suo. Ma non sta ragionando d'azienda, non sta costruendo il domani. L'arrivo di David Alaba, c'è da augurarlo all'Udinese, che sia un caposaldo a cui magari il tecnico possa aggrappare anche le sue insicurezze sui giovani da lanciare.






