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Così Marino Perani fece volare il Bologna in Paradiso

Così Marino Perani fece volare il Bologna in Paradiso
autore
Redazione TMW
Oggi alle 05:12Storie di Calcio
Profilo di Marino Perani, iconica ala destra e colonna del Bologna FC, ricordato per la sua classe e i suoi cross millimetrici.

C’è un profumo particolare che si respira sotto i portici di Bologna quando l’autunno comincia a rinfrescare l’aria, è un misto di saba, di sfoglia tirata a mattarello e di quel fumo denso delle sigarette popolari che una volta riempiva le tribune del Comunale, se chiudi gli occhi e ascolti il vento che scende dai colli, ti sembra ancora di sentirlo, quel boato. Il boato per un cross perfetto, teso, millimetrico. Il marchio di fabbrica di Marino Perani.

Per capire chi sia stato l’uomo di Ponte Nossa, l'ala destra che sapeva far ballare i terzini avversari come fossero debuttanti a un valzer, bisogna riavvolgere il nastro della memoria, bisogna tornare a quel calcio in bianco e nero che, nella testa di chi l'ha vissuto, brilla ancora dei colori più accesi.

Quella maglia numero 7

Quando arrivò a Bologna nel 1958, strappato alla sua Atalanta, Marino era poco più di un ragazzo con lo sguardo dritto e le gambe forti di chi viene dalla terra bergamasca.
Ma sotto le Due Torri trovò la sua culla calcistica, il luogo dove il talento si sarebbe trasformato in mito, c'era un’alchimia strana in quella squadra guidata dal "Veltro" Renato Dall'Ara e plasmata dal genio tattico di Fulvio Bernardini.
Sulla fascia sinistra correva Ezio Pascutti, l’idolo focoso, l'uomo dei gol impossibili in tuffo di testa, sulla destra, con il numero 7 cucito sulla schiena, c’era lui, Marino.
Se Pascutti era il fuoco, Perani era la luce.
Elegante, rapido, capace di frenate improvvise che lasciavano sul posto i marcatori, per poi pennellare traversoni che erano veri e propri inviti a spingere la palla in rete.
"Così si gioca solo in Paradiso", sentenziò Bernardini, e Marino era l'arcangelo prediletto di quel centrocampo che faceva girare la testa all'Italia intera.L'apoteosi di RomaIl capolavoro arrivò nella stagione delle stagioni, il 1963-1964.
Un'annata drammatica, segnata dalle accuse di doping (poi rivelatesi infondate e restituite al mittente con tanto di scuse), dalla scomparsa improvvisa del presidente Dall'Ara alla vigilia dello scontro finale e, infine, da quell'evento unico e irripetibile nella storia del nostro calcio: lo spareggio per lo scudetto.
Il 7 giugno 1964, contro la Grande Inter di Helenio Herrera, la squadra che solo pochi giorni prima era salita sul tetto d'Europa, il Bologna si presentò all'Olimpico di Roma con il lutto al braccio e il cuore gonfio.
Bernardini inventò la mossa tattica della vita, spostando Capra all'ala e Perani a dare manforte, fu una battaglia di nervi, di polmoni e di classe.
Marino corse per tre, sacrificando l'estetica sull'altare della gloria, quando Haller e Nielsen firmarono il 2-0 definitivo, Bologna esplose, Perani e i suoi compagni erano diventati immortali.
Una storia d'amore infinitaIl legame tra Perani e la città felsinea non si è mai spezzato, nemmeno quando decise di tentare l'avventura oltreoceano a fine carriera o quando si sedette sulle panchine di mezza Italia per fare l'allenatore (regalando tra le altre cose una storica promozione in Serie B al Parma).
Bologna era la sua casa, è lì che ha vissuto, camminando con quella signorilità d'altri tempi tra i tifosi che non hanno mai smesso di ringraziarlo.
Quando si è spento, nell'ottobre del 2017, un pezzo di quella curva si è sbriciolato, ma le leggende, si sa, hanno un modo tutto loro di restare aggrappate alla realtà.
E allora, la prossima volta che andate al Dall'Ara, provate a guardare la fascia destra sotto la tribuna.
Se c'è una folata di vento improvvisa che fa sollevare l'erba, non è il meteo.
È Marino Perani che è scattato ancora una volta, pronto a crossare per il gol del grande Bologna che tremare il mondo fa..

Nascita: 27 ottobre 1939 a Ponte Nossa (Bergamo).
Morte: 18 ottobre 2017 a Bologna.

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