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Serie A

ESCLUSIVA TMW - Bellucci: "Samp l'amore più grande. Edmundo? Calmo e riservato"

18.05.2019 19:48 di Alessio Calfapietra   articolo letto 11071 volte
© foto di Filippo Gabutti

Oltre 150 goal tra i professionisti, svariate piazze in Italia trascinate a suon di reti, molti tifosi che ancora lo ricordano con affetto. Questa la carriera di Claudio Bellucci che, a fine mese, compirà 44 anni e già da tempo è passato dall'altra parte della barricata, cioè la panchina. Prima nelle giovanili della Sampdoria, suo grande amore di sempre, per poi misurarsi con il calcio dei grandi ad Arezzo ed infine ad Albissola. Ai microfoni di TMW Bellucci racconta come è andata la sua esperienza alla guida dei liguri, per poi fare una disamina sull'attuale valzer che sta coinvolgendo tanti suoi colleghi e su numerosi altri temi. Non manca lo spazio nemmeno per qualche gustosa curiosità. E il futuro di Bellucci potrebbe presto riservare nuove sorprese, magari nuovamente in serie C.

Spiegaci cosa è successo con l'Albissola e quell'esonero
"Sono subentrato all'ottava di campionato con la squadra ultima ad un punto, per merito dei ragazzi risaliamo, ma vengo mandato via con 22 punti fatti e noi fuori dalla zona play out. Ci sono stati dissidi con la società per via di differenti vedute, vedevamo il calcio in maniera diversa. In organico avevo sei '99, tre 2000 e tre 98, forse eravamo i più giovani dei tre gironi, sembravamo una Primavera con l'aggiunta di quattro fuori quota. Sicuramente sono dispiaciuto per quanto accaduto perché Io, il mio secondo ed il preparatore atletico abbiamo fatto un ottimo lavoro. Ma si sa, il calcio è strano".

Ti ha sorpreso l'addio di Allegri alla Juventus?
"Non mi aspettavo finisse in questo modo, pensavo avrebbero proseguito un altro anno insieme. Ma è anche giusto che si cambi, sia da parte della Juventus che di Allegri che dei giocatori. Dopo cinque anni in una società gli stimoli possono venir meno, anche se alla Juventus non è successo, Allegri è un grandissimo tecnico e non gli si può rimproverare davvero niente per quanto ha vinto. Simone Inzaghi come sostituto? Se cercano un allenatore italiano Simone è quello che tra i giovani sta facendo meglio, ha già conquistato un trofeo sfiorando lo scorso anno la qualificazione alla Champions. Guidare i bianconeri sarebbe un prestigio assoluto, lo spero per lui, come per la Juventus che per tutto il calcio italiano. Sarebbe bello che ci sia un nostro connazionale su quella panchina".

Vedresti bene Gasperini alla Roma?
"Lo vedrei benissimo. Insieme a Giampaolo in Italia è colui che dà il miglior gioco alle squadre. Quello che ha fatto all'Atalanta è qualcosa di clamoroso, oggi conosciamo tutti i giocatori orobici ma se sono così bravi è merito del gioco e dei metodi di Gasperini. A me piace Di Francesco come allenatore, e prima di mandarlo via ci avrei pensato un attimo. Il club giallorosso ha poi scelto per il meglio con Ranieri visto che era uno dei pochi che poteva riportare serenità all'ambiente. Se non dovessero riconfermarlo Gasperini sarebbe perfetto, l'esperienza all'Inter non fa testo perché dopo il triplete mi sembra che tutti abbiano fatto fatica".

E completando il domino De Zerbi potrebbe andare alla Lazio
"Sono felice quando si punta a giovani tecnici italiani, anche io ho intrapreso questa strada. Gli italiani sono preparati al livello degli altri, la scuola a Coverciano insegna tanto ed a livello mondiale siamo tra i migliori. La differenza magari è che gli stranieri hanno a disposizione squadre clamorose, gli italiani invece devono dimostrare qualcosa in più. Quindi sarei contento se De Zerbi andasse alla Lazio".

Il tuo cuore rimarrà per sempre legato alla Sampdoria
"Nasco in un quartiere ed una famiglia di romanisti, ma sono arrivato alla Sampdoria all'età di 14 anni ed ho fatto tutta la trafila giocando anche sei anni in prima squadra. Verso di loro ho un grandissimo amore e riconoscenza. Quando tutto il blocco doriano si trasferì alla Lazio vincendo lo scudetto sono stato contentissimo per i miei ex compagni e l'ex tecnico, hanno fatto una grandissima stagione e avrebbero potuto vincere ancora di più".

Cosa pensi del possibile cambio di proprietà?
"Vivo a Bogliasco, quindi le voci mi arrivano in continuazione. Tutti parlano di Vialli e so cosa questo possa significare per i tifosi, lo dice uno che è cresciuto alla sua ombra. Non ho particolari informazioni in più rispetto a quanto pubblicano i giornali, ma penso che ancora non si sia concluso nulla. Ferrero? Ha fatto sicuramente bene, prendendo Giampaolo è riuscito a dare un'identità alla squadra".

Mi confermi che ai tuoi tempi era molto più difficile arrivare in nazionale?
"Quando ero all'apice della carriera si vociferava di una mia chiamata in azzurro, poi se vai a leggere i nomi di chi c'era allora, gente come Totti, Del Piero, Vieri e Pippo Inzaghi...addirittura all'inizio facevano fatica Di Vaio, Quagliarella e Di Natale, c'era sicuramente più scelta per gli allenatori. Calciatori che segnavano 20-25 goal a campionato per tre o quattro anni di seguito, noi invece che giocavamo con formazioni di rango medio superavamo a stento quota dieci goal. Erano altri tempi, allora era sicuramente più difficile. Oggi l'Italia ha bisogno di un finalizzatore che faccia rendere al meglio il tanto lavoro che viene svolto. Se gli azzurri lo troveranno allora avranno un futuro radioso, Il prescelto potrebbe essere Moise Kean".

Sei un convinto ammiratore di Kean
"Spero possa avere in nazionale lo stesso percorso di Vieri, Vialli o Luca Toni. L'ho incontrato per quattro anni quando lavoravo nel settore giovanile della Sampdoria. Già all'epoca era di un altro livello, assolutamente immarcabile, potevi al massimo sperare di tagliargli i rifornimenti. Era superiore a tutti per fisico, tecnica e personalità anche giocando sotto età. Perché lui ha tantissimo carattere e lo vedi anche da come lo considerano compagni più grandi di lui. Non mi stupisce che stia già segnando in serie A".

Che ricordi hai di Napoli? E' stata un'avventura chiusa fra tantissime polemiche
"Delle volte mi capita di pensare a quel periodo, purtroppo ho beccato in pieno il passaggio tra Ferlaino e Corbelli. Ero giovane, nel pieno delle mie forze, potevo fare meglio anche se due infortuni mi hanno massacrato. I napoletani hanno lasciato un ricordo eccezionale nel mio cuore, sono felice che quando li incontro mostrano un affetto particolare nei miei confronti. Loro hanno voluto bene a questo ragazzino ed io l'ho voluto a loro".

Il problema quindi era Corbelli
"Successe un macello. Mi avevano detto che personaggio fosse, e i fatti mi hanno dato ragione visto come è andata a finire. Anche se io avessi firmato mi avrebbe venduto in ogni caso, stavamo trattando il rinnovo da un anno ma la mia sorte era segnata. Le sue accuse non erano vere, mi sono svincolato ed ho firmato con un nuovo club (il Bologna, ndr) solo a fine stagione".

Ragionando a posteriori, fu un errore mandare via Zeman?
"Con il mister mi trovavo benissimo, non ero mai stato così bene a livello fisico. Sapevo che lui poteva darmi uno scatto in più nella carriera, da attaccante sono sempre e comunque a favore di Zeman. Con il senno di poi cacciarlo fu un errore, eravamo poco esperti ed avevamo bisogno dei nostri tempi per assimilare gli schemi e smaltire la fatica. La cessione di Schwoch fu a sua volta uno sbaglio? Sì, anche perché poi Stefan andò in un'altra squadra dove giocò poco, mentre a Napoli già sapevamo cosa poteva dare dopo una stagione strepitosa".

Edmundo era poi così terribile come carattere?
"Con lui avevo un ottimo rapporto, era un giocatore di un altro pianeta, forte come pochi, ma secondo me non era adatto per l'impresa che dovevamo fare noi. il Napoli doveva salvarsi e badare al risultato più che al gioco, se fosse andato in un club come Milan o Roma avrebbe potuto fare la differenza. Quando andò al Carnevale di Rio con l'accordo della società la situazione peggiorò, ed al suo ritorno eravamo ancora più in crisi. Non è una persona cattiva, dava confidenza a poche persone essendo timido e riservato. Andavamo spesso a cena insieme, da fuori non si direbbe ma lui è calmo ed educato. Poi magari i soggetti calmi quando perdono la brocca fanno i danni".

Per chiudere, ti senti ancora con Francesco Flachi?
"Sì, ci sentiamo, siamo in buonissimi rapporti pur non avendo mai militato insieme. Il 31 maggio sono stato ufficialmente invitato alla sua partita di addio ai tifosi, un'occasione per salutare il suo pubblico. Si terrà alla Sciorba, un piccolo campo di Genova, sarà una partita fra vecchie glorie della Samp".

© Riproduzione riservata

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