Di Chiara: "Italia, Mancini con gli oriundi è costretto a raschiare il barile"
La Roma ha vinto con merito in Europa League contro la Real Sociedad e probabilmente si candida come una delle principali squadre che potrebbero arrivare alla conclusione della competizione. Mourinho è il totem di questa squadra, riconosciuto non solo dai giocatori ma da tutto l'ambiente come altre poche è successo nella storia. Per parlare dei giallorossi, la redazione di TMW ha contattato in esclusiva Alberto Di Chiara:
Mourinho ha incartato la Real Sociedad e ora si candida per arrivare in fondo, cosa ne pensa?
"La squadra di Mourinho è abbastanza particolare, lui è un volpone che riesce a tirare fuori l'orgoglio dai giocatori anche nel momento di difficoltà. Un orgoglioche porta a dei risultati e si è visto anche nelle coppe europee di cui è un grande esperto. La Roma, come sono le dirette inseguitrici del Napoli in campionato, ha una discontinuità pressoché "continua". Anche la Lazio stessa è andata a perdere una partita in casa in Conference dopo il successo del Maradona, mentre la Roma che avrebbe dovuto la partita più difficile ha vinto con merito. Mourinho è da prendere sempre in considerazione, anche l'anno scorso ha vinto la Conference. In Europa League, che ha già vinto, ha delle ambizioni che riesce sempre a trasmettere ai suoi uomini. Ha quella mentalità vincente che porta poi sempre ad ottenere i risultati".
La spinta in più di questa Roma è l'unione con i tifosi che Mourinho è riuscito a mettere in pratica da quando è arrivato?
"Mourinho è un grande espero di comunicazione e riesce sempre ad entrare nel cuore dei tifosi, in questo caso quello romanista che è parte integrante della squadra. Lui capendo che in un contesto del calcio dove ci sono poche individualità tecniche, deve creare un gruppo coeso e organizzato, non tanto per lo spettacolo ma per la testa dei calciatori".
Quanto è stato azzeccato l'acquisto di Dybala?
"È quella individualità tecnica in più, era l'unico elemento sul mercato che poteva dare delle certezze. C'è da dire che è molto fragile dal punto di vista fisico e questo lo condiziona, ma quando è in giornata può sempre fare la differenza. Mourinho è molto bravo a gestire i campioni e lui lo sta facendo al meglio. Ce l'ha fatta con tutti, tranne che con Zaniolo che non è riuscito a integrarsi con il progetto tecnico del portoghese".
Non solo Roma però nella nostra chiacchierata con Di Chiara, ma anche la maglia della Nazionale, che l'ex terzino di Roma, Fiorentina e Parma, ha indossato all'inizio degli anni '90.
Mancini ha difficoltà nel trovare dei gol per la Nazionale e sta provando a pescarli in giro per il mondo, cosa ne pensa?
"Sta raschiando il barile. Non so come abbia fatto a vincere l'Europeo, anche se lo ha fatto meritatamente creando un grande gruppo. In Italia il calcio sta passando una crisi esistenziale, non c'è più il talento. Vengono meno. Se si pensa alla squadra del 2006, tutti si ricordano quella squadra composta da campioni, se penso all'ultima formazione della Nazionale non mi ricordo chi ha giocato. Non ha alternative. Negli anni '80 e '90, per arrivare in Nazionale serviva un curriculum: io ci sono arrivato a 28 anni dopo 300 partite in Serie A. Se non sei convocato in questa Nazionale, vuol dire proprio che non ci sei".
Cosa può fare la Federazione per aiutare Mancini?
"Bisognerebbe cambiare il sistema e puntare molto sui settori giovanili agevolando i club per investire sui settori giovanili. Non ci sono giocatori italiani. Andare in Romania o in Argentina per cercare dei giocatori, cercandone parentele che aprano al passaporto è paradossale. Il calcio deve ricrearsi dal fondo, puntando sui giovani. Mantenere un buon settore giovanile è una spesa, la Federazione deve aiutare i club a puntare su questo anche da un punto di vista economico".






