Fiamma ancora viva e magia. Isco è tornato: nuova veste, stessa classe di sempre
Massimiliano Allegri avrebbe fatto follie per portarlo prima al Milan, poi alla Juventus. I sogni del tecnico livornese si scontrarono però contro il blasone del Real Madrid, che nell'estate del 2013 acquistò Francisco Román Alarcón Suárez per 30 milioni. Da Malaga a Madrid, un salto importante per un giocatore che qualche mese prima aveva esordito con la Nazionale maggiore e che aveva sfiorato le semifinali di Champions League con la squadra allenata da Manuel Pellegrini.
Nella capitale Isco ha vissuto subito momenti esaltanti: la Decima conquistata al termine di una stagione da 11 reti e 9 assist in 53 presenze, l'affetto dei tifosi e la stima di Ancelotti a dargli fiducia. Era il Real di Ronaldo, Benzema, Bale, James Rodriguez, una squadra spaziale in cui il ragazzo di Benalmádena sembrava essere elemento indispensabile, apprezzato per la duttilità e l'intelligenza tattica. Lo è stato a lungo, anche per il primo Zidane.
Poi, però, a un certo punto tutto si è fermato. Un problema comune a molti fuoriclasse negli ultimi anni, una questione di testa: "I medici mi dissero che era un problema complesso, più di un mese di assenza. Dopo venti giorni però io sono tornato a giocare. Mi avevano avvertito che mi sarei sentito bene ma che non lo sarei stato davvero, che avrei sofferto", ha raccontato a proposito dell'operazione di appendicite subita nel 2018. Un intervento per nulla complicato, che però ha avuto l'effetto di far crollare un castello faticosamente costruito: l'addio di Lopetegui e l'arrivo di Solari (con cui non gioca mai) lo annientano, il ritorno di Zizou non lo aiuta. Isco si sente demoralizzato, apatico e sembra aver perso la sua magia. Gioca sempre di meno, ogni anno che passa, fino ai 324 minuti della stagione 2021/22.
L'addio è scontato, il passaggio a Siviglia non lo aiuta. Doveva rilanciarsi ma litiga con Monchi e risolve il contratto, restando senza squadra fino all'estate scorsa (dopo una trattativa saltata con l'Union Berlino), quando il Betis Siviglia decide di investire su di lui. Anche perché in Andalusia c'è una persona che lo conosce meglio di chiunque altro, proprio quel Manuel Pellegrini con cui tutto era cominciato. Un cerchio da chiudere in bellezza; oggi Isco è di nuovo decisivo come un tempo: meno potente e agile, più misurato nelle giocate e sempre capace di toccare la palla come pochi al mondo. Luis de la Fuente non può più ignorarlo, la Spagna se lo gode. Un talento ritrovato, un calciatore che ha deciso di continuare a tenere viva la sua fiamma.






