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La favola di Di Lorenzo. Dai dilettanti a uno Scudetto da Capitano col Napoli

La favola di Di Lorenzo. Dai dilettanti a uno Scudetto da Capitano col Napoli TUTTOmercatoWEB
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Raimondo De Magistris
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Raimondo De Magistris
venerdì 5 maggio 2023, 11:15Serie A

Un finale così era difficile anche da immaginare. Prima campione d'Europa con l'Italia, adesso campione d'Italia col Napoli al termine del primo anno da Capitano dei partenopei. Difficile da immaginare per chi ha trovato la Serie A solo a 25 anni e 30 ancora deve compierli. Giovanni Di Lorenzo è l'emblema di uno Scudetto che non ha troppi punti in comune con quelli conquistati con Diego Armando Maradona nel ruolo di capo-popolo. E' il volto della normalità, il simbolo di una disponibilità che ha permesso a Luciano Spalletti di coltivare le sue idee fino in fondo. Quello che finirà tra poco più di un mese sarà il suo quarto campionato al Napoli, il quinto in Serie A. Perché Giuntoli decide di puntare su di lui dopo una sola annata di Empoli nel massimo campionato, la seconda nel club toscano. E mai scelta fu più azzeccata nonostante lo scetticismo iniziale.

La carriera di Di Lorenzo è iniziata davvero dal basso e da giovane ha rischiato di interrompersi. Cresciuto nella Lucchese, si trasferisce giovanissimo alla Reggina dove torna nel 2013, dopo una formativa esperienza al Cuneo. I suoi due anni a Reggio Calabria corrispondono agli ultimi due anni dell'era Foti: la Reggina fallisce e nell'estate 2015 Di Lorenzo si ritrova svincolato per circa un mese. Senza un procuratore, senza interessamenti, chiede aiuto a Paolo Giovannini che lo segnalerà a Mariano Fernández, allora dirigente del Matera. E' in Basilicata che inizia la sua scalata: Padalino lo trasforma da centrale a terzino, Auteri gli consegna le chiavi della squadra. Nell'estate 2017 arriva l'Empoli, da lì in poi è storia nota a tutti: un anno in B con i toscani, poi un anno in A e nel 2019 il trasferimento al Napoli. Capitano dalla scorsa estate dopo gli adii di Insigne e Koulibaly, è il terzino destro titolare della Nazionale di Mancini e uno dei migliori interpreti del ruolo in Europa. Di lui Spalletti ha detto: "E' un robot più che un umano. Ha grandissimo carattere e personalità". Due qualità fondamentali per svoltare una carriera che poteva concludersi tra le difficoltà della terza serie e, invece, s'è repentinamente sviluppata come nel più dolce e ambizioso dei sogni.

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