"Mai colpito un pallone da piccolo". Addio a Guccini, il Maestro amato dal calcio senza amarlo
“Sono uno dei pochissimi italiani che da piccolo non ha mai dato un calcio al pallone”. Maestro per tanti, forse per tutti, persino per il calcio e i suoi protagonisti, ma senza amare lo sport più popolare d’Italia. Il Paese piange Francesco Guccini, uno dei suoi simboli, nella musica e non soltanto. Lo piange anche il calcio, che l’ha amato senza esserne contraccambiato: mai scritta una canzone sul pallone, raccontava qualche anno fa a La Gazzetta dello Sport, “perché non m’è venuta voglia”.
In realtà una canzone…
A dirla tutta, una canzone ci sarebbe. Non sul calcio, ma con questo sport ha avuto un legame profondo, sebbene molto specifico a livello territoriale. È “Canarino va”, il primo singolo discografico dell’Equipe 84, pubblicato nel 1964 e scritto, l’anno prima, proprio da Guccini. Nasceva come inno ufficiale del Modena, la squadra dei “canarini”.
La simpatia per la Juventus e il Dall’Ara visto una volta sola
Guccini e il calcio, nonostante tutto, si sfioravano di continuo. Un suo cugino giocò nell’Inter, gli amici Dalla e Morandi provarono a convertirlo al Bologna e una volta andò persino al Dall’Ara: “Ma sì, mi sono divertito”, raccontò nella stessa intervista già citata. Conobbe Bulgarelli, ma, se proprio avesse dovuto scegliere una squadra, sarebbe stata la Juventus di Michel Platini: “Ho sempre avuto una simpatia lontana per Platini”.
Faragò, Sarri e gli altri
Pur non amandolo, ne è stato amato. Si sprecano, negli anni, i riferimenti di calciatori e protagonisti del pallone che hanno confessato la propria ammirazione per Guccini: Paolo Faragò, nel passare al Bologna, ammise di averlo conosciuto da un paio d’anni e scelse il numero 43, il civico di via Paolo Fabbri che diede anche il titolo al settimo album in studio del cantautore emiliano. Hans Nicolussi Caviglia, giovane calciatore dai gusti lontani dalla trap, l’ha sempre definito il suo artista preferito. Maurizio Sarri non ha mai nascosto di avere Guccini come idolo, giovanile e non solo: lo conobbe poco prima di firmare proprio per la Juventus, grazie a Marino Bartoletti.






