Migliorarsi spendendo tanto ma guadagnando tantissimo: il Benfica dovrebbe essere un esempio
Nella passata stagione il Benfica ha spedito un chiaro messaggio all'Europa. Se anche il Barcellona può uscire ai gironi, il calcio portoghese rischia di non essere più così "povero" di risultati ambiziosi. Anche perché poi agli ottavi i lusitani hanno eliminato anche l'Ajax, dominatore del proprio gruppo nella passata annata e che si proponeva come una possibile rivelazione. Ai quarti c'è stato il Liverpool, forse l'avversario più complicato da affrontare e lì è finito il percorso Europeo, comunque esaltante.
In quest'estate il Benfica ha di fatto venduto "solo" Darwin Nunez, proprio al Liverpool, per 75 milioni di euro. Gli altri, da Everton a Yaremchuk, erano stati di fatto abbastanza deludenti nella scorsa stagione, trovando comunque altri 30 milioni. In totale sono ben 127 i milioni incamerati e che, di fatto, sono una notevole dote per creare un mercato intelligente. Cosa che il Benfica ha fatto, andando a prendere David Neres dallo Shakhtar Donetsk - che probabilmente un paio di anni fa sarebbe costato molto di più - ma anche Enzo Fernandez, grande protagonista di questo inizio di stagione con Florentino Luis in mezzo al campo. Infine il colpo da 90, Julian Draxler, preso in prestito dal Paris Saint Germain sul terminare del calciomercato estivo.
Così la Juventus fa bene a pensare che non sia una passeggiata, nonostante le parole di Danilo vogliano sembrare una presa di coscienza: bisogna vincere dopo la sconfitta contro il Paris Saint Germain. Il Benfica però è tutt'altro che un avversario morbido, così come il calcio portoghese che, attualmente, ha capito qual è la sua dimensione, cioè quella di far crescere talenti per poi rivenderli. Forse è anche la nostra, dimensione, ma con gli stipendi non ci siamo ancora.






