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Il ricordo del Milan, dell'Inter, le parole di Malagò: il calcio piange Baresi. Le top news delle 13

Il ricordo del Milan, dell'Inter, le parole di Malagò: il calcio piange Baresi. Le top news delle 13 TUTTOmercatoWEB
Niccolò Righi
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Niccolò Righi
Oggi alle 13:00Serie A

La notizia purtroppo era nell'aria da qualche girono e stamattina è arrivata la tristissima ufficialità: la leggenda del Milan e della Nazionale italiana Franco Baresi è scomparso all'età di 66 anni. Ad annunciarlo è stata la stessa società rossonera, attraverso un messaggio di cordoglio pubblicato sui propri canali ufficiali. "La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un'ora così dura". E ancora: "Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima. Ma tutto il Milan e tutti i Milanisti devono provare ad essere all'altezza di Franco Baresi, bisogna farsi forza e raccogliere tutte le energie utili, pur fra le lacrime e la commozione di un momento che pesa tantissimo. Franco ci ha lasciati, dopo averci regalato solo pochi mesi fa l'ultima grande, orgogliosa immagine di sé in uno stadio gremito, collegato con tutto il mondo, per una cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi che lui ha reso storica. Abbracciamo tutti uniti il ricordo gigantesco di Franco, sapendo che ci terrà sempre per mano, e che ci darà una motivazione in più per ogni istante della nostra vita rossonera. Per sempre. Perché Baresi è per sempre".

Il capitano più amato del Milan, quello che non solo ha dedicato un'intera vita calcistica ai rossoneri. Ma l'ha fatto anche scendendo in Serie B, peraltro in due occasioni. Nella buona e nella cattiva sorte, lui c'è sempre stato. E per questo i tifosi lo hanno amato incondizionatamente. Aveva appeso gli scarpini al chiodo nel 1997 ma in questi anni i tifosi hanno sempre sventolato il bandierone con nome e numero 6. Insostituibile, non a caso il numero 6 di Baresi è il primissimo numero di maglia mai ritirato nella storia del calcio italiano. L'ultimo grande libero del calcio mondiale, ma allo stesso tempo simbolo di uno sport che stava cambiando, si stava evolvendo con l'avvento di Arrigo Sacchi. Era lui a dirigere il reparto difensivo che ha costituito la base dei successi del Milan di Berlusconi: dalle sue parti non si passava. E sono arrivate tre coppe dei campioni, due intercontinentali, gli scudetti in serie. Una carriera che gli ha dato i successi meritati dopo un inizio da predestinato: a 17 anni l'esordio in A che gli valse il soprannome Piscinin ("piccolino" in milanese). Lo scudetto della stella a 19 anni appena compiuti. La paura a 21 anni quando un'infezione al sangue lo costrinse per mesi alla sedia a rotelle. E poi la B, due volte. Il rischio di fallimento del Milan di Farina e la sua cessione come possibile salvagente per le casse societarie: la Sampdoria di Paolo Mantovani offrì 16 miliardi, Farina lo impacchettò, lui si rifiutò scegliendo ancora il Milan. Il resto è storia: vince tutto da leader e capitano. Un leader silenzioso e comunque sempre rispettato. Per questo i tifosi gli sono sempre stati riconoscenti. Un "tradimento" ci sarebbe anche stato: nel 2002, a carriera finita Baresi si accordò col Fulham per fare il direttore tecnico. Si pentì immediatamente e tornò in rossonero. "Quella di rimanere al Milan è stata una scelta di vita" ha ribadito, dedicandosi alle giovanili rossonere e a ruoli di rappresentanza. Avrebbe meritato la Nazionale e invece finita nel modo più doloroso: perdendo una finale ai rigori, sbagliando peraltro il proprio. Paradossalmente giocando la sua più bella partita di sempre in azzurro, annullando Romario al ritorno dopo un infortunio al menisco che lo aveva tenuto fuori quasi un mese. Sarebbe stato l'epilogo più bello possibile.

Questo il messaggio pubblicato dal club bianconero: "Ci sono persone che, con il loro talento, entrano nella storia. E altre che, con la loro umanità, vi restano per sempre. Franco Baresi è stato entrambe le cose. Classe, stile, leadership e rispetto dentro e fuori dal campo. Un esempio per generazioni di calciatori e tifosi, amato e stimato da tutti gli appassionati di calcio. Il suo ricordo vivrà per sempre. Juventus Football Club si stringe attorno alla famiglia Baresi e ad AC Milan in questo momento di profondo dolore".

"Un grande avversario, protagonista di sfide che hanno costruito il significato stesso del derby". Con un lungo messaggio da brividi, anche l'Inter ha voluto esprimere il proprio ricordo per il rivale e bandiera del Milan Franco Baresi: "Il Presidente Giuseppe Marotta e tutta FC Internazionale Milano si stringono attorno alla famiglia Baresi, al fratello Beppe e all'AC Milan in questo momento di dolore. Se ne va Franco Baresi, e con lui una delle figure che più hanno definito, per continuità e livello, la storia del derby di Milano. Capitano del Milan, uomo squadra, bandiera, ha costruito la propria carriera su letture difensive e una leadership riconosciuta anche dagli avversari. Nato a Travagliato l’8 maggio 1960, Baresi ha collezionato 719 presenze e 33 gol in rossonero, in 20 anni di solo Milan, tra il 1977 e il 1997. Nei 35 derby disputati contro l’Inter, il suo nome è diventato sinonimo di misura e affidabilità dentro una rivalità sempre intensa, ma leale. Dentro quella rivalità, il filo più forte resta quello con Giuseppe Baresi. Due fratelli, due capitani, cresciuti insieme e poi divisi da colori opposti, ma uniti da un rispetto mai negoziabile. Il derby, per loro, non è mai stato solo partita: era confronto diretto, responsabilità, ma anche un equilibrio da proteggere. “Cercavamo di lasciarla fuori dalla porta. C’era la preoccupazione che nessuno dei due si infortunasse”, raccontava Franco. E poi quella normalità quasi domestica alla vigilia: si scherzava, un modo per alleggerire novanta minuti che per Milano valevano molto più di una partita. Il 2 marzo 1980, nel giorno in cui San Siro venne intitolato a Giuseppe Meazza, quella storia si è condensata in un’immagine precisa: i fratelli Baresi uno di fronte all’altro, dentro uno stadio che diventava simbolo ancora più forte della città e della sua rivalità. Una fotografia che racconta il derby meglio di molte parole. L'ultima, immagine, invece, sempre dentro San Siro: con la Fiaccola Olimpica, portata assieme a Beppe Bergomi. Un derby infinito, un legame con la città indissolubile. Dall'Inter e da tutto il mondo nerazzurro, il ricordo di un grande avversario, protagonista di sfide che hanno costruito il significato stesso del derby. Con rispetto". Sui propri account social anche lo storico capitano dell'Inter e oggi vicepresidente del club Javier Zanetti ha ricordato Baresi: "Bandiera, Capitano, Leggenda: 6 per sempre! Buon viaggio, Franco".

Queste, poi, le parole del presidente Giovanni Malagò: "Il calcio italiano perde una delle sue leggende, un campione straordinario che in tutta la sua carriera ha indossato solo due maglie, quella del Milan e quella azzurra. Una scelta romantica, che lo ha fatto entrare di diritto nel cuore dei tifosi e di milioni di italiani. Lo ricorderemo come merita in occasione delle prossime partite della Nazionale, quella Nazionale per la quale ha sempre dimostrato un attaccamento eccezionale diventandone uno dei simboli più gloriosi”.

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