Roma, serve una cura per l'attacco. E anche Lukaku frena
I vecchi vizi alla fine tornano sempre. Perché se c’è stato un problema nei due anni e mezzo di gestione Mourinhona, al di là degli infortuni, è stato il mal di gol. Un qualcosa che tutti speravano aver risolto quest’anno fornendo allo Special One quella che a detta di Totti è “la miglior coppia della Serie A”. Paulo Dybala da una parte, Romelu Lukaku dall’altra, per un tandem che però ha scaldato i cuori dei tifosi solo in poche circostanze, complici gli infortuni dell’argentino e una condizione non ottimale che non gli hanno permesso di giocare molto con Big Rom. Ma analizzando l’attacco nel suo complesso vediamo come le reti totali siano 22, di cui 7 arrivate con l‘Empoli, mentre non è passato inosservato come in tre delle ultime quattro partite (compresa quella in coppa di Praga) i giallorossi siano rimasti a secco, segnando solo contro il Lecce nei minuti finali con Azmoun e Lukaku.
Ma c’è di più. Lo zero la fa spesso da padrone quando si vanno ad analizzare le conclusioni della squadra di Mourinho: nessuna nel primo tempo contro l’Inter e con lo Slavia, zero tiri nello specchio invece nella ripresa con la Lazio. Gli expected gol sono la logica conseguenza: 0,12 a Milano, 0,3 a Praga, 0,34 nel derby. Non può quindi essere un caso se, fermandosi a domenica, Lukaku inizia a sbracciarsi dopo tre minuti chiedendo un pallone giocabile. Il belga resta comunque tra le poche note positive di un avvio di campionato che nonostante le difficoltà vede la Roma a tre punti dalla zona Champions. Più per demeriti delle concorrenti che suoi meriti. Ma se come dice Mou “conta il pragmatismo dei risultati”, allora il tempo per recuperare c’è, ma serve anche tornare a segnare con maggior continuità.






