TMW - Juventus, il Decreto Crescita non c'entra niente in caso di risoluzione con Pogba
La Juventus non avrà problemi per il Decreto Crescita e quindi potrà risolvere tranquillamente il contratto di Paul Pogba in caso di squalifica per il caso doping. Perché se è vero che terminerebbe il rapporto di lavoro, per la legislazione - che non si applica solamente al mondo del calcio - basterebbe che il francese mantenga la residenza fiscale in Italia fino a inizio luglio.
Cosa dice la legge
Pogba ha usufruito del regime fiscale agevolato: i contributi quindi sono pari al 25% dello stipendio netto invece che del 45% che sono la normale tassazione. In caso di cessione all'estero prima dei due anni, Pogba avrebbe dovuto versare il 20% restante dei contributi. Su uno stipendio da 8 milioni di euro netti, il 25% è 2,7 milioni. Sullo stesso stipendo netto, i contributi senza Decreto Crescita sarebbero 6,5 circa. Dunque mancano circa 3,8 milioni che Pogba (o la Juventus) dovrebbe versare allo stato, più un altro milione per questi tre mesi. Più i bonus, probabilmente non maturati nella scorsa stagione viste le poche presenze.
Pogba però non sarebbe ceduto all'estero. Quindi con ogni eventualità rimarrà in Italia con la residenza fiscale per evitare l'insorgere di qualunque problematica. Ricapitolando: la Juve non avrà nessun problema fiscale se dovesse risolvere il contratto con Pogba, così come lo stesso francese dovrebbe fare davvero poco per evitare cartelle esattoriali da parte del fisco italiano.






