Torino, l'unica certezza è la sconfitta nei derby. Juric deve ritrovare tutte le altre
Partiamo con una provocazione: nella vita ci sono poche ci sono poche certezze, una di queste è sicuramente la morte. E poi c'è la sconfitta del Toro nel derby, che ormai è diventata davvero un'abitudine. Ad ogni stracittadina basta solo aggiornare il conto: nell'era Cairo siamo arrivati a 29 sfide contro la Juventus, 23 vittorie dei bianconeri. Uno smacco devastante per la gloriosa storia granata, con la squadra di oggi che non è riuscita nemmeno a mettere un briciolo di paura a una Vecchia Signora tutt'altro che irresistibile. Giocava con il quarto attaccante nelle gerarchie, Kean, supportato da un centrocampista adattato a trequartista, Miretti, e non era di certo la Juve schiacciasassi di qualche tempo fa. Nel 2-0 dello Stadium si salvano soltanto i tre difensori, Tameze perché ha fatto il centrale in emergenza con Schuurs e Rodriguez che non hanno fatto danni, e poi è stato il nulla più totale: l'unico, timido tentativo verso Szczesny è un colpo di testa centrale di Zapata all'87'. Eppure, in uno 0-0 scritto vista la pochezza tecnica delle due torinesi, ci ha pensato Milinkovic-Savic a prendersi le copertine, regalando due gol con altrettante uscite scellerate (e ce n'è stata pure una terza, ma è stato graziato).
Così il derby contro la Juve ha aperto una serie di punti interrogativi cui nemmeno il tecnico Juric riesce a dare risposte. "L'anno scorso avevamo chiuso con fiducia, ma in questo avvio di campionato non abbiamo riproposto quelle cose positive" ha detto con amarezza nel post-partita. E nelle sue parole c'era tanta amarezza, quasi commozione e lacrime di rabbia per non essere riuscito a regalare una gioia. "C'è la sensazione di essere incompiuti, anche io potevo e dovevo dare qualcosa in più" ha detto in conferenza stampa trattenendo a stento il pianto. Nelle sue dichiarazioni c'è tutto l'uomo Juric: non è riuscito ad imprimere davvero la sua impronta sul Toro, fallendo malamente l'esame derby. E adesso la sosta arriva nel momento migliore, con un Toro che deve ritrovarsi dalle basi. Perché al di là dei numeri negativi, con l'ultima vittoria che risale al 18 settembre e con appena un gol segnato nelle ultime quattro gare, c'è proprio un'anima da ricostruire. Questo non è più il Toro di Juric, bisogna ritrovarlo al più presto: non tanto per tentare il salto in alto, in questo momento impensabile, quanto per evitare di sprofondare.






