E quindi uscimmo a riveder le stelle. Quella di Beppe Signori è una brutta storia, finita bene
TMWTutto è bene quel che finisce bene. Ma quanto dolore per arrivarci. Ne sa qualcosa Beppe Signori, uno dei più forti attaccanti italiani a cavallo tra gli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio. Uno dei protagonisti di una delle più clamorose ingiustizie della storia recente dello sport italiano. Da oggi è il capodelegazione dell’Under 20. Un incarico piccolo, se si vuole: starà a contatto con i ragazzi, trasmetterà loro i suoi valori e, prima ancora, quel suo magnifico calcio. Il rigore da fermo alla Signori era iconico per chi oggi ha 30-40 anni. E dimenticherà, forse, quello che gli è successo. Dieci anni di inferno.
La storia di Signori, che ricapitoliamo di seguito per chi non la ricordasse, dura da giugno 2011 a giugno 2021. Dieci anni in cui tutti pensano che sia colpevole e alla fine dei quali non ne esce pulito: di più. Per questo, anche un incarico da capodelegazione dell’Under 20 ha il sapore della riabilitazione definitiva e il retrogusto della giustizia. Quella di chi ha visto sottratto il proprio tempo. E ora, insegnando calcio a dei giovani, un pochino se lo vedrà restituito.
La storia (para)giudiziaria di Signori
La vicenda giudiziaria di Beppe Signori nasce nel 2011, quando l’ex attaccante viene addirittura arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse condotta dalla Procura di Cremona (“Last Bet”), che ipotizzava l’esistenza di un sistema organizzato per alterare il risultato di alcune partite e scommettervi sopra. Signori, considerato dai pm il capo del ramo bolognese dell’operazione, viene posto agli arresti domiciliari: “Una valanga improvvisa - ha raccontato di recente -. Portato in questura a Bologna, impronte digitali e foto segnaletica. 150 fogli letti in poche ore. Giornalisti che chiamavano e lì feci la dichiarazione ‘Abbiate pietà’. Qualcuno la girò a suo favore”.
La giustizia sportiva emette il suo verdetto, approssimativo, molto velocemente: ad agosto del 2011, la FIGC gli infligge cinque anni di squalifica con preclusione, provvedimento che equivale di fatto a una radiazione dall’ordinamento federale. Sul piano penale, però, il percorso prende una strada molto diversa: il procedimento principale di Cremona si chiude nel 2020 per prescrizione, ma è negli altri filoni che Signori, rinunciando alla prescrizione, impone la sua verità. Nel 2021 viene assolto sia dal Tribunale di Piacenza sia da quello di Modena con la formula “perché il fatto non sussiste”, in relazione alle presunte combine oggetto di quei procedimenti. Pochi mesi dopo, a dieci anni dall’inizio della vicenda, l’allora presidente della FIGC Gabriele Gravina gli concede la grazia, facendo venire meno la preclusione e consentendogli di rientrare formalmente nell’ordinamento federale. Dalla porta principale, si direbbe.
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