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Frosinone, Calò: "Voglio misurarmi con la Serie A, la società deve decidere se riscattarmi"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 10:55Serie B
di Daniel Uccellieri

Frosinone, Calò: "Voglio misurarmi con la Serie A, la società deve decidere se riscattarmi"

Giacomo Calò, centrocampista del Frosinone, protagonista assoluto della promozione in Serie A dei ciociari, è stato intervistato da Teleuniverso. Queste le sue parole raccolte da Alefrosinone.it La cavalcata vincente “Non c’è stato un momento preciso in cui ho detto: ‘Quest’anno ce la giochiamo’. È stato un insieme di cose, una sorta di spensieratezza collettiva. Molti ci vedevano così, un po’ leggeri, ma in realtà eravamo organizzati e consapevoli di ciò che stavamo facendo. L’entusiasmo iniziale ci ha aiutato molto, ma credo che anche l’eredità della scorsa stagione sia stata fondamentale, specialmente per i ragazzi rimasti a Frosinone. Noi nuovi siamo arrivati con la mentalità giusta: chi cercava riscatto, chi ha colto l’opportunità con tutto se stesso. La base storica del gruppo, però, è stata il vero volano per accogliere al meglio lo staff, il mister e tutti i nuovi innesti.” Un percorso costruito passo dopo passo “La fiducia iniziale del mister e dei compagni è stata fondamentale. Da lì in poi è stato un percorso naturale, una partita dopo l’altra, quasi per inerzia. Sentire quella stima nei miei confronti mi ha permesso di rendere al meglio, ma il merito va condiviso con tutto il contesto: quando sei in un ambiente che ti sostiene, i risultati arrivano. È stato un traguardo incredibile, merito mio ma soprattutto di ogni singolo componente della squadra.” Il desiderio per il domani “Onestamente, vorrei vivere l’esperienza della Serie A dopo averla conquistata sul campo. A volte, da giovani, capita di trovarsi in un gruppo che vince quasi per caso, ma a 29 anni, dopo un percorso del genere, vorrei davvero giocarmi questa carta. La società deciderà se riscattarmi o meno, ma io sento di aver dato il mio contributo. Sogno di misurarmi con quella categoria, sentendo la differenza tecnica e tattica che ogni bambino sogna di provare. Farlo così, vincendo il campionato da protagonista, avrebbe un sapore speciale.” L’impatto di Alvini “Il mister ha inciso tantissimo, specialmente sotto l’aspetto della fiducia. Mi ha parlato fin dal primo giorno di ritiro per spiegarmi le sue idee. Ricordo che già dalla prima amichevole estiva contro il Benevento, tra il primo e il secondo tempo, mi corresse subito dei movimenti che non gli piacevano. È stato estremamente chiaro fin dal principio su ciò che si aspettava da me e sulla mia posizione all’interno della squadra.” La forza dello spogliatoio “È stato stimolante, anche perché era la prima volta che mi capitava di essere uno dei più esperti in un gruppo così giovane. Essere un punto di riferimento è una responsabilità importante, ma va gestita con positività, senza caricare i ragazzi di pesi eccessivi. Mentalmente siamo stati bravissimi, specialmente nel finale: quando le avversarie vincevano e tu eri costretto a fare altrettanto per non farti riprendere, il rischio di crollare c’era. Invece siamo stati capaci di non pensare al peso della posta in palio, vivendo ogni settimana con la stessa serenità. Non c’è mai stato un problema interno e questo è un merito collettivo: dai giovani ai veterani, fino allo staff.” Le gare della svolta “Ti indico due partite. La prima è Venezia al ritorno: abbiamo perso, ma paradossalmente credo sia stata la nostra prestazione più bella dell’anno, rovinata solo da un blackout di dieci minuti che contro di loro non puoi permetterti. La seconda è Monza al ritorno: quel 2-2 agguantato in dieci uomini dopo l’espulsione di Ben è stato un segnale fortissimo mandato a tutto il campionato.”