Ancora divieti e restrizioni: ma il calcio non era della gente? Catania: ds e patron meritano solo applausi
Editoriale di oggi che si apre inevitabilmente con i complimenti al Benevento. Una macchina perfetta costruita nel tempo, e senza lesinare sforzi economici, da una società che ha subito anche contestazioni ingenerose e che, per l’ennesima volta, ha risposto con i fatti riportando in città e in provincia quel clima di entusiasmo che si era affievolito dopo le due retrocessioni in pochi anni. Bravo Floro Flores a calarsi nella realtà giallorossa, senza sentirsi un semplice traghettatore a tempo. Bravissima la squadra a rispondere sul campo e a seguire le direttive un tecnico alla sua prima esperienza tra i grandi, ma con idee chiarissime che non ha sbagliato un colpo anche nella comunicazione. Ma la standing ovation è tutta per Oreste Vigorito. Vederlo quasi in lacrime sotto la curva al termine della gara col Catania riconcilia con quelli che sono i veri valori dello sport, immagine che andrebbe scolpita nella mente di tanti presidenti che vivono la squadra di calcio come una normale azienda senza rendersi conto di quante emozioni possa regalare un pallone che rotola. Vigorito ha confermato di essere un vincente.
Nella vita imprenditoriale, ma anche in questo settore così complicato. E siamo certi che la cadetteria sarà solo il primo passo verso la realizzazione di un progetto ambizioso e che punta a riportare il popolo giallorosso nell’élite del calcio nazionale. Il Catania, invece, è una delusione. La matematica, in teoria, consentirebbe ancora di sperare in una clamorosa rimonta, ma immaginare un ribaltone è totalmente utopistico. Nulla si può dire alla proprietà e al direttore sportivo che hanno allestito ancora una volta una corazzata che, presa singolarmente, potrebbe ben figurare anche in serie B. Ierardi, Dini, Di Gennaro, Cicerelli, Aloi, Di Tacchio, Donnarumma, Casasola, Bruzzaniti, Forte, Rolfini, Lunetta, Jimenez, Corbari. Un organico teoricamente in grado di vincere tutte le partite, ma che si è inceppato pur avendo in panchina uno dei tecnici più vincenti in questa categoria. A Toscano toccherà spiegare come sia possibile dover accantonare il sogno promozione diretta con un mese e mezzo d’anticipo e con risultati in campo esterno che hanno sancito, di fatto, l’ampio divario con il Benevento.
A Salerno, invece, la situazione è davvero disastrosa e Cosmi ha sfoggiato ancora una volta onestà intellettuale con dichiarazioni che dovrebbero scuotere lo spogliatoio e far aprire gli occhi alla società sull’operato di Faggiano: “La Casertana ha battuto un grande club, non una grande squadra. Una festa eccessiva, visto che hanno vinto contro una Salernitana che commette errori tecnici clamorosi. I dubbi mi sono aumentati, c’è davvero tanto da lavorare”. Tradotto: questa rosa non poteva assolutamente competere per la vetta e Faggiano ha sbagliato due volte il mercato. Cosa si può dire invece a Iervolino che spende 10 milioni di euro solo per gli ingaggi? Un plauso al Cosenza che non ha mai smesso di credere al terzo posto, un complimento generale invece a tutti i tesserati del Siracusa che stanno onorando la maglia in modo incredibile nonostante una marea di problematiche. Nel girone B, invece, si riapre il discorso promozione diretta. Perché il tonfo interno dell’Arezzo contro una Ternana troppo sottovalutata consente all’Ascoli di rosicchiare tre punti e di guardare al futuro con rinnovato ottimismo, ancor di più dopo la vittoria storica in campo esterno nel derby con la Sambenedettese. Il Ravenna, invece, ha sprecato una grande occasione pareggiando per 0-0 in casa con la Pianese: davvero giusto esonerare Marchionni per Mandorlini?
Nel girone A, invece, il Vicenza resta ampiamente in testa nonostante la seconda sconfitta interna nell’ultimo mese. Merito di un Trento che, al pari di Renate e Alcione Milano, sta insegnando a tutti come si possano ottenere grossi risultati attraverso il gioco e la valorizzazione dei giovani senza spendere tanto e senza un grande bacino d’utenza alle spalle. La chiosa è sul caos trasferte. 1400 catanesi avevano già preso il biglietto per Benevento, pagando trasporti e alberghi in anticipo. E’ stato posto un veto 24 ore prima. Stesso discorso per i supporters della Cavese che, ormai da un anno e mezzo, non possono seguire la squadra del cuore. E a Caserta ennesimo derby col settore ospiti chiuso. Nel rispetto delle forze dell’ordine e ribadendo che la sicurezza viene prima di ogni cosa, ma davvero un Paese che vuole ospitare gli Europei non ha altre soluzioni se non le chiusure? E si può finalmente ammettere che la tessera del tifoso sia stata un totale fallimento?






