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Alcione Milano, Pirola: "Siamo una squadra che non molla mai"

autore
Laerte Salvini
per Tuttoc.com
Oggi alle 09:20Interviste TC
autore Laerte Salvini
06.11.2026 09:20Interviste TC

Esperienza, maturità e voglia di crescere ancora. L'Alcione Milano si è confermato nella parte sinistra della classifica del Girone A di Serie C, un campionato equilibrato e complicato in cui anche una squadra abituata a vivere di ambizione, come quella milanese, deve fare i conti con una graduatoria cortissima. Tra i volti simbolo del progetto c'è Filippo Pirola, difensore e vice capitano, che con 86 presenze è uno dei senatori dello spogliatoio e può raggiungere quota 100 in maglia Alcione. Arrivato quando l'obiettivo era la salvezza, ha vissuto la crescita del club fino ai playoff della seconda stagione, e oggi è un punto di riferimento per i più giovani. Ai microfoni di TuttoC.com racconta l'avvio di campionato, la mentalità del gruppo, i punti persi nei pareggi e gli obiettivi personali.

Alcione ancora nella parte sinistra della classifica: in un girone così complicato, come valuti questo avvio?

"Il girone è complicato, e lo è sempre stato anche negli ultimi anni. Tutte le partite sono difficili, quindi si può inciampare contro chiunque, sia sopra che sotto: infatti la classifica è molto corta. Siamo contenti di quello che stiamo facendo, perché l'obiettivo a inizio anno è sempre quello di migliorare la stagione precedente. Non è mai facile, i risultati si vedono soltanto alla fine, ma ci stiamo provando. Finora è stato un percorso con qualche alto e qualche basso, però siamo lì e proveremo fino in fondo a rimanerci".

Avete pareggiato spesso: sono quei punti che fanno la differenza tra il settimo posto e qualche posizione più indietro?

"Siamo una squadra che non molla mai: quando subiamo gol cerchiamo di non abbassare la testa e di rialzarci subito per provare a ottenere il risultato. Se proprio non riesci a vincere, il pareggio va bene, ma anche se avessimo a disposizione un minuto e mezzo cerchiamo comunque di portare a casa la vittoria. Lo si è visto anche nella partita con la Folgore, quando abbiamo cercato subito di riprendere il pallone e riportarlo a centrocampo per provare a vincerla. È la mentalità che abbiamo come squadra e come società, e vogliamo portarla avanti fino alla fine".

Tu hai 86 presenze, ma non sei l'unico senatore: quanto incide questa continuità per partire bene?

"Incide molto, perché conoscersi già tra giocatori e con lo staff, sapere come si gioca e con quali idee si vuole portare avanti il progetto tecnico, significa avere una base solida. È importante per integrare i ragazzi che arrivano e per mantenere quei concetti e quelle idee non solo nel corso di un anno, ma anche al secondo e al terzo. Continuare a ripeterli ci permette di migliorare la situazione in campo".

Quanto sei cambiato da quando sei arrivato? Oggi sei un punto di riferimento, vice capitano.

"Capitano no, sono il vice, quindi c'è ancora qualcuno prima di me. Con il passare degli anni aumentano l'esperienza e anche il senso di responsabilità verso i più giovani e verso chi arriva. Cerchi di far capire anche a loro come funziona una determinata società o un determinato gruppo, perché questo aiuta a creare la situazione ottimale per lavorare tutti insieme. Il tempo che passa porta più maturità, più esperienza e più capacità di stare in un gruppo, in una squadra e in una società. Sono soprattutto la maturità e l'esperienza a crescere, e con loro senti di avere maggiori responsabilità".

Con i dovuti scongiuri puoi arrivare a 100 presenze: perché questo progetto ti ha convinto così a lungo?

"L'Alcione è una società ambiziosa, non l'ho mai nascosto, né lo ha mai nascosto il presidente. Personalmente, poi, sono vicino a casa, alla famiglia e agli affetti, e questo nel nostro mondo è sempre un valore in più, non sempre facile da ottenere. Il progetto che mi era stato esposto il primo anno era un progetto di crescita, ed è quello che è stato realizzato con i risultati delle prime due stagioni: il primo anno l'obiettivo era salvarci, il secondo siamo riusciti ad andare subito ai playoff. È un progetto ambizioso che, per come sono fatto io come persona e come giocatore, mi sono sentito di sposare e di portare avanti. Essere un giocatore ambizioso, che ogni anno vuole fare meglio, mi ha portato ad accettare".

Il Girone A è molto equilibrato: dal punto di vista tecnico, cosa manca all'Alcione per fare il salto in avanti?

"Ci serve un po' più di continuità. Abbiamo avuto un periodo in cui abbiamo fatto tanti pareggi, e magari bastava qualcosa in più per vincere: qualcosa in più per non prendere gol, parlo dal mio punto di vista di difensore, oppure qualcosa in più per portare a casa i tre punti. Secondo me manca quella consapevolezza di dire: vinco questa partita, poi vinco la seconda, la terza, la quarta. L'idea iniziale è ovviamente sempre quella di vincere, ma ci è mancata un po' di continuità. Quei due o tre punti persi per strada in qualche pareggio di troppo potevano portarci in zona terzo o quarto posto, vista la classifica così corta".

Ti senti un trascinatore per il reparto difensivo?

"Non è mai semplice. All'inizio della carriera guardi un po' di più alla tua prestazione. Oggi invece provo sempre di più a mettere le mie conoscenze al servizio dei miei compagni. Cerco di mettere, soprattutto i più giovani, nelle condizioni per esprimersi al meglio, perché è lavorando tutti insieme che si fanno le cose giuste".

Nell'ambiente hanno fatto discutere le parole di Criscitiello della Folgore: nelle piazze più piccole si lavora con meno pressione. Lo senti anche tu?

"Io personalmente non saprei rispondere perché non ho mai giocato in piazze in cui la tifoseria ti mette tanta pressione, quindi non saprei fare il paragone. L'Alcione però è una squadra ambiziosa che vuole un certo percorso, e se è vero che non c'è la pressione esterna del tifo, c'è quella interna che ci diamo tutti i giorni per fare sempre meglio".

In chiusura: ti sei posto obiettivi a lungo termine, in una Serie C che sta consegnando tanti giocatori alla categoria superiore?

"Come la società, mi pongo l'obiettivo di migliorare di anno in anno, sia come difensore sia in fase realizzativa. Ho fatto due gol in una stagione e quattro in quella successiva, ora sono a due: se riusciamo a fare meglio, ben venga. Essendo un giocatore ambizioso, provo sempre a migliorare e a crescere. Se i gol arrivano, benissimo, ma alla fine so di aver dato tutto quello che avevo e di questo sono contento. Sono ancora più felice se arrivano i risultati e gli obiettivi che mi pongo, ma sono comunque soddisfatto perché so di aver dato tutto".

per Tuttoc.com

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