Vicenza, Gigi Cagni a TLP: "Una panchina in Lega Pro? No, ma..."
L'ultima volta che ha allenato in questi campionati, era la stagione 1990/91 (anno dello scudetto della Sampdoria nella massima serie, ndr) e si chiamava ancora Serie C, sulla panchina del Piacenza. Dopo quell'esperienza la sua carriera ha preso il volo, fino a sfiorare la prestigiosa panchina dell'Inter nella stagione 95/96, quando Moratti lo corteggiò in maniera anche poco silenziosa. Due decenni dopo, la storia beffarda lo condanna, insieme al Vicenza, alla retrocessione in Lega Pro.
Gigi Cagni da Brescia è un allenatore che cura in maniera maniacale ogni aspetto della vita sportiva dei suoi giocatori, così spesso si trova a sentirsi dire: "Sei vecchio. Specie quando cerco di imporre loro delle regole da rispettare". Le nuove generazioni sono un po' restìe a seguire certi dettami, ma lui è un carattere che sa come farsi rispettare. Come detto nell'anteprima, il tecnico non ha voglia di parlare della sua esperienza in biancorosso. Questa retrocessione gli fa ancora male e gli brucia dentro. Ogni volta che un allenatore retrocede, anche il suo lavoro perde in smalto, così lui decide di sbollire l'amarezza in silenzio, privilegiando parlare dei tanti aspetti che gravitano intorno al calcio di oggi. In questa intervista esclusiva per TuttoLegaPro.com ci racconta le sue considerazioni riguardo al grande circo del calcio, ormai sempre più "imbarbarito da certi toni e modi sempre più lontani dal messaggio originale che dovrebbe dare questo sport".
Mister, lei non vuol parlarci del Vicenza, noi comprendiamo il suo stato d'animo, però una domanda sorge spontanea: cos'è mancato alla squadra per centrare la salvezza?
"C'era un bel gruppo, c'erano le condizioni per fare molto bene, ma in annate simili ciò che manca particolarmente è la continuità. Dispiace sempre quando finisce così, però fa parte del calcio"
Lei è stato protagonista di un grande gesto di sportività durante la gara di ritorno contro l'Empoli. Dopo l'1-0 per il Vicenza e un'esultanza esagerata dei suoi giocatori li ha rimproverati e consigliato loro ad avere maggior rispetto dell'avversario. In tempi così cupi, un gesto simile riconcilia con i valori di cui è portatore questo sport.
"Io ho rispetto dell'avversario perchè mi hanno inculcato questo fin da giovane, così cerco di trasmettere questo messaggio anche ai miei giocatori. Mi rendo conto che è difficile, perchè i tempi sono cambiati".
Quanto sono cambiati secondo lei?
"Direi molto, perchè quando vedo i giocatori andare in discoteca il giovedì sera, per fare un esempio, non va bene. Così quando ne parlo con loro mi dicono che sono vecchio. Uno se vuol fare questo mestiere deve accettare certe regole. Vedo un clima nel mondo del calcio molto imbarbarito e certe prese di posizione aiutano a mitigare il clima".
Torneremo su questo punto, ora vogliamo spostare l'obiettivo dal futuro non tanto prossimo. Lei nei giorni scorsi ha dichiarato che la Lega Pro non la prende in considerazione per lavorare. E' sempre di quest'idea?
"In linea di massima si, però le porte non si chiudono in faccia a nessuno. Ci dev'essere un progetto serio e stuzzicante. Bisogna sempre vedere chi te la propone e come viene fatta questa proposta".
La Lega Pro negli ultimi anni ha puntato decisamente sui giovani. Qual'è la sua opinione in merito?
"Ritengo una scelta intelligente, però vedo molti giovani di talento, ma non ancora pronti per certi palcoscenici. Come detto: un giocatore per fare questo, deve accettare delle regole, alle volte limitative, ma non si può avere la luna".
Lei pensa che non siano pronti perchè poco maturi?
"Esattamente. Bravi con i piedi ma non con la testa. Questo è uno dei fattori fondamentali per riuscire a sfondare in questo sport".
L'idea delle società di A di far giocare le squadre B in Lega Pro, come la trova?
"La trovo una scelta giusta, perchè fino a qualche tempo fa sui settori giovanili non si investiva in maniera decisa. Mentre ora le cose, per fortuna, stanno cambiando".
Perchè non si investe secondo lei?
"Investire in questi settori spesso non porta risultati immediati, mentre ritengo che curare la propria "cantera" sia una scelta saggia e lungimirante".
La sua carriera da allenatore l'ha vista lavorare su panchine prestigiose come Genoa e Sampdoria, però il suo massimo splendore l'ha vissuto a Piacenza. C'è un giocatore che ha allenato che poteva fare una carriera migliore di quella che ha poi fatto?
"Sono vent'anni che alleno e di giocatori che potevano ma non sono riusciti a fare una carriera degna del loro talento, sono davvero tanti. Se devo fare un nome posso dire Daniele Moretti. L'ho avuto a Piacenza (vi ha giocato a cavallo tra l'88 e il 97), ed era davvero fenomenale. Ma, purtroppo per lui, aveva un'idea del calcio poco attenta a certe sfumature".
Abbiamo avuto modo di visitare il suo blog personale, ed abbiamo notato che ci sono molti commenti positivi anche da tifosi di squadre avversarie.
"La cosa che maggiormente mi inorgoglisce, non sono tanto i complimenti delle tifoserie avversarie - sicuramente fanno piacere - ma gli attestati di stima all'uomo di sport. Questo si che mi fa tanto piacere".


