INCHIESTA TLP - Quando la scuola italiana dettava legge: Luigi Turci
Italia paese di santi, poeti e navigatori. Un tempo anche portieri e difensori. Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea: quattro nomi che hanno fatto la storia del calcio mondiale. Uomini e professionisti che nel loro ruolo hanno scritto pagine importanti di questo sport. Anche soltanto guardarli in tv era un modo didattico di imparare come si gioca al calcio. Viviamo di ricordi? Può darsi. Ma lo stato d'animo dinanzi agli errori (in alcuni casi orrori) che queste prime domeniche di campionato ci stanno offrendo, non può che risollevarsi pensando ai maestri del passato.
Negli ultimi anni i ruoli nel calcio si sono trasformati, facendo sì che i portieri abbiano i piedi buoni per far ripartire l'azione, divenendo di fatto dei liberi aggiunti, idem per i difensori, ormai dei centrocampisti mascherati. Tutto questo ha portato a sviluppare in particolar modo la fase propositiva, eppure questa prima parte di stagione si sta distinguendo per i tanti, troppi errori che si vedono sui campi di gioco. Letture errate sui calci da fermo, non solo dei portieri, ma anche dei pacchetti arretrati che perdono l'uomo con molta facilità. Trappole del fuorigioco attuate in maniera scriteriata. Davanti a questa emorragia, TuttoLegaPro.com ha pensato ad un'inchiesta sul come e perché in Lega Pro ci sia questo fiorire infinito di errori. Quali le cause? E dove cercare i rimedi?
Per iniziare abbiamo intervistato Luigi Turci, ex portiere dell'Udinese e della Cremonese a cavallo tra gli anni '90 e i primi anni 2000. Attuale preparatore dei portieri grigiorossi, si è concesso in esclusiva ai nostri microfoni per dirci la sua su questo problema.
Luigi, come giudica queste prime domeniche di campionato in Lega Pro? Tanti gol quindi spettacolo o, guardando il bicchiere mezzo vuoto, tanti errori?
"C'è sicuramente uno spettacolo maggiore, ma dall'altra parte è normale che si mettano sotto accusa le difese e nello specifico i portieri. Se devo essere sincero, quest'anno ci sono tante squadre che utilizzano i giovani, in special modo nel ruolo di portiere. In questo caso preferisco essere più diplomatico e mi sento di dire che gli errori di queste prime settimane sono derivanti dalla giovane età dei protagonisti in campo, sicuramente inesperti, che hanno un grandissimo entusiasmo e di conseguenza sono portati ad essere molto istintivi".
Lei parla di troppo entusiasmo che porta un giovane a commettere degli errori. Come lavora un preparatore per smussare questi stati d'animo?
"Deve cercare di dargli quello che gli manca. Colmare quegli errori che lo portano a sbagliare, infondendogli quella fiducia utile a sopperire alla mancanza di esperienza. Quando un giovane è privo di entusiasmo, è carente di esperienza. Ecco che qui interviene il preparatore, il quale deve fornirgli quella necessaria tranquillità che può aiutarlo a colmare questa lacuna iniziale. E' normale che con il tempo, giocando, certe carenze vengono colmate mano a mano. L'esperienza, secondo me, è determinante soprattutto nei portieri".
Tecnicamente, quale è l'errore maggiore che fanno i portieri in campo?
"Il posizionamento. Quello che dovrebbe essere la base, per un portiere in particolar modo: quando è ben posizionato diventa più difficile fargli gol. In generale è l'errore che si ripete più spesso. Non solo sul tiro, ma anche sulle situazioni di gioco laterali. Il secondo errore, non così frequente come il posizionamento, è la cosidetta respinta in zona rossa, in zona pericolo. Nel senso che la respinta, invece di essere laterale per evitare il cosidetto "tap-in", avviene in zona centrale. In questi casi cosa succede? Se è vero che il tiro viene parato, allo stesso tempo si creano i presupposti per una ribattuta dell'avversario, vanificando il lavoro compiuto in precedenza. Queste sono le due situazioni che vedo ripetersi frequentemente".
Lei parla di tecnica di base. A questo punto ci chiediamo se le carenze dei portieri non siano derivanti da preparatori non all'altezza.
"E' chiaro che le situazioni vanno verificate caso per caso. Preferisco parlare soggettivamente e posso dire che negli ultimi anni, tolto Buffon, la Nazionale non ha avuto i ricambi giusti. Non c'è stata concorrenza per mettersi in competizione con il numero uno della Juventus. Faccio un esempio: quando giocavo io, a cavallo tra gli anni Novanta e il Duemila, c'era una concorrenza tale, che era difficile arrivare in Nazionale. C'erano portieri come Toldo, Marchegiani, lo stesso Pagliuca, Peruzzi, dando l'idea dello spessore della scuola italiana per quanto riguarda i portieri. In questo momento, tolto Buffon, si avvicendano tanti portieri che non si avvicinano al suo livello. C'è Sirigu che sta facendo bene al Paris Saint Germain e può diventare l'erede di Buffon. Anche lo stesso Marchetti ha avuto un exploit e qualche tempo dopo è sparito. Adesso c'è qualche giovane che sta emergendo: da Perin a Bardi o Leali a Cesena, il movimento italiano si sta muovendo dopo qualche anno di crisi. Certamente davanti a questa situazione il sistema Italia deve farsi un esame di coscienza e mettersi in discussione".
C'è la volontà di farsi un esame di coscienza?
"Anche in questo caso mi sento di parlare a livello soggettivo. E' chiaro che mi metto in discussione e mi chiedo: come mai in questi ultimi anni c'è stato un movimento non propriamente all'altezza della situazione? Come mai nell'ultimo decennio c'è stata un'inversione di tendenza, tant'è che in Italia sono arrivati moltissimi portieri stranieri e tra l'altro si stanno comportando in maniera dignitosa? Vero che la sentenza Bosman ha cambiato tutto, però è altrettanto vero che c'è stata un'inversione di tendenza. In tutte le situazioni mi piace mettere un soggetto e partendo da questo credo che la base di tutto debba essere la tecnica individuale, cosa che secondo me negli ultimi anni si è un po' trascurata".
Non crede che ci sia anche una mancanza di vocazione nel ruolo di portiere? Finché uno è in campo, dopo un errore si può sfogare, ma quando sei tra i pali, uno sbaglio diventa un macigno che può abbatterti a livello psicologico.
"Tu tocchi un tasto importante. Qui si può discutere quanto vogliamo, ma è altrettanto vero che i portieri stranieri che sono arrivati negli ultimi anni hanno evidenziato un fattore fondamentale: una propensione al sacrificio, superiore a quello dei portieri italiani. Ci sono ragazzi che arrivano da oltre oceano o dall'est Europa, con una fame e con degli stimoli così importanti che sono in grado di sopperire alle critiche e alle mancanze di soddisfazioni del breve periodo, proprio perché hanno quella fame agonistica. Non dico che sono più bravi, ma sono più stimolati rispetto ai nostri. Almeno in questo momento. E' chiaro che ci auguriamo tutti quanti che ci sia un'inversione di tendenza".
Bicchiere mezzo vuoto.
"Non del tutto. Al momento quello che noto di positivo è vedere giocare tanti portieri giovani, parlo della Lega Pro. E' già un inizio. E' una partenza. Qualcosa si sta muovendo e ritengo che questo debba essere valutato con il tempo".


