Catanzaro, Aloi a TLP: "Troppa l'indifferenza di istituzioni e imprenditoria locale"
Venerdì sarà "il giorno del giudizio" per il Catanzaro: scaduti i termini per la ricapitalizzazione, oramai c'è solo da attendere quali saranno le decisioni che verranno prese dall'assemblea dei soci programmata appunto per domani, con la strada del fallimento come unica via per poter far sopravvivere il calcio nella città. In questa difficile attesa, quel che resta della squadra continua ad allenarsi con grande forza e dignità agli ordini di mister Antonio Aloi che in esclusiva ai microfoni di TuttoLegaPro.com ha parlato di questa delicata situazione.
Mister Aloi, come state vivendo questa attesa che vi porterà a conoscere solo nella giornata di domani il vostro futuro?
"Non bene. E' una storia che ci tiriamo dietro da un bel po'. Per gli addetti ai lavori una situazione di questo tipo non è affatto confortante. Per me in particolare perché sono di Catanzaro e la vivo più pesantemente. Mi aspetto sempre che qualcosa di positivo si possa verificare, ma purtroppo ogni giorno che passa è uguale o perfino peggio".
E' anche difficile mantenere un gruppo unito, visto che le difficoltà economiche influiscono necessariamente in modo negativo.
"Il gruppo bisogna solamente elogiarlo. E con gruppo mi riferisco alla Prima Squadra fino a domenica scorsa, quando si è presa la decisione di non scendere in campo a Mugnano col Neapolis. E' normale che in questa situazione ci siano state scelte di questo tipo. Questi ragazzi vivono anche per poter cercare di sopravvivere nel quotidiano. Quando vengono a mancare i loro diritti è normale che poi diventa anche difficile scendere in campo e chiedere loro il massimo sull'impegno e l'applicazione. Diventa tutto più complicato".
Anche considerato che tutto ciò che di buono eravate riusciti a raccogliere sul campo, vi è stato tolto dalla giustizia sportiva.
"C'è anche questo aspetto. Purtroppo dipende dal non riuscire a rispettare gli impegni e le scadenze: la squadra fa tutti gli sforzi possibili e immaginabili per ottenere punti sul campo e poi questi vengono tolti dalla Disciplinare. E' un peccato perché ritengo che questo sia un campionato alla portata di tutti. Secondo il mio modesto parere bastava veramente poco per giocarci una salvezza sul campo. E qui però mi riferisco anche alle istituzioni e agli imprenditori locali che sicuramente qualche tentativo per salvare il Catanzaro fuori dal campo potevano farlo".
In una situazione molto simile alla vostra - nel Girone A di Seconda Divisione - c'è la Pro Patria e anche il suo collega Raffaele Novelli ha lanciato un grido di allarme e un appello non solo alle istituzioni, ma a tutte le professionalità che possano contribuire a far sopravvivere il calcio a Busto Arsizio...
"Penso sia l'unica cosa che ci rimane. Appellarci a quelli che hanno la forza economica, ma anche la passione. Non basta avere solo la forza economica. Bisogna avere a cuore le sorti della squadra della propria città. E' la passione che ti porta a prendere determinate decisioni, come appunto assumere la guida di una società. Solo in questo senso si potrebbe sopravvivere. Noi addetti ai lavori - e ribadisco io essendo locale - abbiamo fatto più volte questo richiamo alle istituzioni e agli imprenditori. Lo abbiamo lanciato anche l'anno scorso, quando abbiamo fatto un ottimo campionato sfiorando la promozione. Siamo stati in testa dall'inizio alla fine eppure non c'è stato un avvicinamento. Purtroppo quest'anno non ci sono neanche i risultati dalla nostra parte ed è diventato impossibile poter fare qualcosa di buono".
Non le sembra che tutto questo possa portare alla morte del calcio visto come semplice spettacolo? Oramai sembra non sia più possibile giocare la partita solo sul rettangolo di gioco, ma bisogna spesso aspettarsi strascichi giudiziari.
"Certo. E il discorso sarebbe molto più lungo: io ho una mia idea di quello che è l'ambiente del calcio e l'ho ribadito già tanti anni fa. Tanta gente si è avvicinata a questo mondo senza avere niente a che spartire col calcio. E ha portato molto, ma molto danno alle società. E' da molti anni che intravedo questo problema. Il calcio è un bel mondo, però c'è tanta gente che non ha niente a che vedere con esso. Sono persone che si affiancano alle società, avvicinano i presidenti - e qui ci vorrebbe una tiratina d'orecchi per i presidenti - e pare che facciano persino comodo ai presidenti. Di conseguenza siamo arrivati al crac. Chiunque vuole guadagnarci, ma chi ci rimette? Ci deve essere qualcuno che ci rimette! E spesso sono gli stessi presidenti che ci rimettono: questo è purtroppo l'andazzo. C'erano stati campanelli di allarme a suo tempo, ma nessuno è intervenuto. E ora - specialmente in Lega Pro - c'è il disastro".
Lo si vede tutti i giorni. Oramai le penalizzazioni arrivano a pioggia...
"E si andrà sempre peggio. Il grido di Macalli è stato più che chiaro. Onestamente non ci si può permettere il di più: ognuno deve spendere secondo le proprie tasche. Non si può andare a promettere tanti quattrini quando si sa che non si possono mantenere gli impegni: se ti prometto mille, mille ti devo dare. E' un mensile che serve solo per sopravvivere. E se passano 4-5 mesi senza vedere lo stipendio, che succede? E' normale che si arrivi a fare il finimondo".


