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INTERVISTA TC - Pres Olbia: “C unita nell’emergenza. E sulle riforme..."
domenica 22 marzo 2020 07:30Interviste TC
di Sebastian Donzella
per Tuttoc.com

INTERVISTA TC - Pres Olbia: “C unita nell’emergenza. E sulle riforme..."

Dalle partite viste in tribuna a quelle giocate al telefono. Alessandro Marino, presidente dell’Olbia, da settimane ormai non può assistere ai match del suo team, visto che non ci sono più partite né allenamenti. E, da consigliere di Lega, è impegnato a gestire l’emergenza Coronavirus, ovviamente dal punto di vista della Serie C, insieme ai colleghi e al presidente Ghirelli. TuttoC.com lo ha intervistato in esclusiva. 

Come sta vivendo questo periodo da presidente?
“Come in una sorte di prigione. Il girone d’andata era stato il peggiore in assoluto della mia gestione mentre dopo il giro di boa eravamo i migliori per rendimento, i primi del Girone A. L’interruzione, quindi, ci ha tarpato le ali: avevamo trovato chimica, gioco, idee, risultati e ci siam dovuti fermare. Dispiace ovviamente, anche perché si pensava che si potesse continuare anche a porte chiuse. Poi la situazione si è mostrata in tutta la sua gravità e questo non può che rendermi, e renderci, tristi”.

Come la sta vivendo da consigliere del Direttivo di Lega Pro?
“Al telefono. Sono sempre in contatto con i miei colleghi e con il presidente Ghirelli. Cerchiamo di lavorare all’unisono, ci stiamo stringendo parecchio seppur a distanza. La strada è stata delineata con la creazione di un comitato di crisi”.

Se lo chiedono tutti: si tornerà a giocare?
“Per tornare in campo, ovviamente, bisogna aver debellato il Coronavirus. Il problema è che tutta l’Europa, seppur con tempistiche diverse, ne è stata colpita. Quindi si può dire che l’Italia avrà risolto i propri problemi solo quando li avrà risolti tutta l’Europa. Quindi sono un po’ pessimista. Ma il nostro compito è farci trovare pronti ad ogni evenienza”.

Entro quando deciderete se ripartire o fermarsi definitivamente?
“Non c’è una deadline, anzi sì. Il 4 aprile dovrebbe esserci la ripresa degli allenamenti. Non so se si potrà ripartire ma sicuramente entro quella data bisognerà prendere una decisione. Sicuramente tra due settimane avremo un quadro della situazione più chiaro e potremo ragionare su scenari sempre più probabili. E pensare soprattutto a salvaguardare il prossimo campionato. Noi dobbiamo ragionare da Serie C. Non abbiamo la stessa fretta della Serie A che deve ripartire il prima possibile per non perdere gli introiti dei diritti televisivi”.

Il presidente Ghirelli ha detto che sarebbe disposto a giocare anche a luglio.
“Si ipotizza uno scenario in cui a maggio si ritorna in campo e, giocando ogni tre giorni, a luglio si finisce. Il problema è capire se questo sia possibile e se tutti questi spostamenti, al contrario, non rappresentino ancora, tra un paio di mesi, un rischio per la comunità. Senza contare che una trasferta a Catania, in estate, sarebbe tutt’altro che facile vista la stagione turistica. Tutti vogliamo tornare a giocare ma bisogna ragionare anche su un altro scenario, peggiore: lo stop definitivo ai campionati”.

E come si farà con promozioni e retrocessioni? Il Monza, per fare un nome, ha stravinto il campionato.
“A prescindere dai club implicati nella lotta per la B, credo che il campionato sia stato fermato troppo prematuramente per poter parlare di stagione completa. Le prime potrebbero essere ancora riprese, chi è nei playoff potrebbe finire nei playout e viceversa. Siamo al 65% delle partite disputate nei gironi A e B. Non credo ci siamo le condizioni per parlare di campionato omologabile. Con tutto quello che ne consegue. La situazione è eccezionale e bisogna capire che serviranno misure eccezionali. Ma non ne abbiamo ancora discusso in direttivo. Credo comunque che sarà più un problema di promozioni che retrocessioni, visto che di posti liberi potrebbero essercene diversi in Lega Pro”.

La pensa come il suo collega del Potenza, Caiata? Ovvero con una C dimezzata dalla crisi?
“Negli ultimi 5 anni mediamente i posti lasciati vacanti sono stati 6-7. Salvatore pensa che ci sarà una triplicazione di queste problematiche e che si potrebbe arrivare anche a 30 club in meno. Io penso che ci saranno più posti liberi rispetto al passato e che dopo aver eventualmente ripescato le nove squadre scelta dalla Serie D, potrebbe esserci ancora posto. Ci sono società che non hanno pagato gli stipendi e che l’avevano sempre fatto. Si rischia seriamente di avere vuoti in organico. Il presidente Ghirelli, anche per questo, a breve presenterà al Governo la conta dei danni dovuti allo stop forzato”.

In tutto ciò si è formato il nodo stipendi.
“Gli stipendi si erogano perché c’è una prestazione: i presidenti non sono disposti a pagare per prestazioni non rese. Se il campionato non ripartirà bisognerà sedersi al tavolo con l’Assocalciatori e ragionare su scenari da sacrificio. Aggiungo che gli ammortizzatori sociali, in tal caso, dovranno essere previsti per i giocatori di Serie C che, ovviamente, non guadagnano quanto i colleghi di Serie A. Dobbiamo metterci in testa, tutti, che il prossimo campionato sarà difficilissimo per tutti a livello economico. Perché i presidenti non potranno più investire gli stessi capitali di prima. Le squadre devono diventare autosufficienti, è l’unico modo per sopravvivere. Serve una riforma radicale”.

Che tipo di riforma?
“La UEFA ha introdotto il fair play finanziario: ogni squadra deve mantenersi con le risorse che genera. La Serie C, invece, è un pozzo senza fondo che inghiotte le risorse personali dei presidenti solamente per coprire i costi operativi. Ed è la categoria che, in percentuale, spende di più in stipendi rispetto ai ricavi che ha. Se non aumenteranno i ricavi, a mio avviso, bisognerà introdurre un salary cap. È profondamente ingiusto che i presidenti debbano avere continuamente perdite per coprire gli stipendi. La squadra di calcio è un’azienda e, come tale, dovrebbe mantenersi con le risorse che ha all’interno. Esattamente come avviene in tutte le altre aziende normali. Intanto un aiuto potrebbe arrivare dagli sgravi fiscali, da sempre una nostra battaglia e adesso più che mai una questione di vita o di morte”. 

Con meno soldi da investire per i giocatori, il livello potrebbe abbassarsi.
“Qui c’è da difendere la sopravvivenza. Se i presidenti mollano, le squadre chiudono e nessuno pagherà più stipendi. E non è abbassando il numero di squadre che si risolve il problema: anche una Lega Pro a 30 non avrebbe, attualmente, risorse sufficienti per tutti i club. E poi i presidenti i soldi li devono investire diversamente nel calcio”.

Cioè?
“Nelle infrastrutture e nei giovani. Se spendi il 90% del tuo budget solo per la prima squadra, non avrai mai giovani di livello. Investire massicciamente sui settori giovanili significa valorizzare il proprio territorio e la propria squadra. Perché significa, col tempo, diventare autosufficienti, producendoti i calciatori in casa e vendendoli quando se ne ha la voglia e la possibilità”.

Si potrebbe pensare, fantasticando, a un’Olbia tutta (o quasi) sarda nell’undici iniziale.
“Non solo sarda ma anche del Nord-Est. Della Gallura, insomma, e dei territori vicini. Questa zona, per diversi anni, non è stata rappresentata a livello professionistico. Cagliari è una grande realtà ma è al Sud e riesce a coprire fino al Centro. E visto che siamo un’isola, non era semplice spostarsi in altre regioni. L’Olbia, quindi, è un obiettivo per tanti ragazzi e noi dobbiamo dare loro la possibilità di esprimersi. Poi i più bravi arriveranno in alto, come già stanno facendo, arrivando a giocare stabilmente tra i professionisti”.

Chiudiamo con i suoi giocatori. Non li vedrà in campo ma sarà in contatto con loro…
“Mi sento tramite chiamate e messaggi con tutti. Sono ragazzi splendidi: sono rimasti sull’Isola nonostante io non abbia dato alcun diktat in tal senso. Autonomamente hanno deciso di rimanere tutti in Sardegna: questo è segno di grande attaccamento alla maglia e alla causa”.

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