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Come cambierà la Lega Pro con l'avvento della riforma? Ecco la risposta. Polemiche: quanta poca pazienza con gli arbitri.  Angiulli-Sambenedettese, la riprova di quanto possa essere forte un sentimento
venerdì 01 ottobre 2021 00:00Il Punto
di Luca Bargellini
per Tuttoc.com

Come cambierà la Lega Pro con l'avvento della riforma? Ecco la risposta. Polemiche: quanta poca pazienza...

“Vento dell’est, la nebbia è là. Qualcosa di strano fra poco accadrà” recitava Dick Va Dyke interpretando il ruolo di Bert in ‘Mary Poppins’, capolavoro Disney del 1964. Perché questa citazione? Probabilmente per due motivi. Il primo è il vento che spira dalle parti di chi vi scrive, di quelli che preannuncia l’arrivo dell’autunno. Il secondo, invece, perché le parole pronunciate da Gabriele Gravina dopo il Consiglio Federale svolto ieri mi hanno dato la sensazione che a breve qualcosa possa davvero cambiare.

Il riferimento è alla riforma dei campionati. “Siamo a buon punto. La Lega Nazionali Dilettanti mi ha detto che c’è condivisione così come le componenti tecniche e anche la Lega Pro. Ci dovremmo essere. Vorrei fare un passaggio con tutte le componenti che se mi confermano questo nel mese di ottobre vorrei far passare la proposta definitiva. Vorrei comunque convocare l’assemblea e fare qualche proposta innovativa per la modifica statutaria e per un confronto con le componenti e i delegati”. Dichiarazioni, queste, che aprono le porte ad un nuovo capitolo per il movimento assieme a quelle che ufficializzano la messa al bando delle multiproprietà dalla stagione 2024/2025. Si tratta di due step epocali, nella direzione di un sistema più competitivo e sostenibile. Sul tema della riforma, però, rimane ancora da capire un passaggio, a mio avviso, molto molto importante: quanto del movimento calcistico italiano rimarrà sotto il “cappello” della Lega Pro? Il dubbio è lecito visto che si parla di uno step intermedio fra i dilettanti e il calcio dei grandi, legato al semiprofessionismo, e al tempo stesso di una Serie B con il doppio delle squadre. Un dilemma al quale, probabilmente, solo Gravina e Ghirelli potranno dare una risposta.

Dimenticando per un attimo il futuro per tornare all’attualità, credo che sia giusto fare una riflessione dopo le recenti polemiche arbitrali arrivate da qualsiasi latitudine della Lega Pro. A tutti piace l’idea di una Serie C che sia un trampolino di lancio per allenatori e calciatori, ma al tempo stesso non piace  che venga fatto altrettanto con gli arbitri. Sbagliare è umano, tranne che per i direttori di gara. Anche se giovani e alla prima esperienza fra i professionisti. E se è vero quanto dichiarato dal designatore Gianluca Rocchi (“Probabilmente l'arbitro migliore è proprio quello che non accontenta mai nessuno”) siamo di fronte alla miglior generazione di fischietti del 21° secolo. Battute a parte è chiaro che un errore dell’arbitro possa pesare, ma alla pari di quello commesso da un portiere e da un calciatore dagli 11 metri. Qual è la differenza? Che l’arbitro è solo, non si può difendere e a prescindere dalla situazione avrà sempre almeno un “nemico”. Per questo parlare ed offendere, soprattutto quando si detengono cariche ufficiali i società professionistiche, dovrebbe essere evitato. Anche perché in pochi hanno le palle di prendere sulle spalle un tale fardello.

Chiudo con una storia di legami. Forti, probabilmente indissolubili. Che durano oltre le attese, superando ostacoli tutt’altro che banali. Questa è la storia di Federico Angiulli, centrocampista classe 1992, che ha deciso di salutare il mondo dei professionisti e una piazza ambiziosa come quella di Trieste per tornare in quella che lui chiama casa: San Benedetto del Tronto. Ad attenderlo c’è la maglia della Sambenedettese, società estromessa dalla Serie C e reinserita nella LND, con la quale ha giocato fino a pochi mesi fa. Il motivo? L’attaccamento, appunto. Troppo forte da sopportare il peso di una separazione, soprattutto perché il club rossoblù è chiamato a rinascere nel più breve tempo possibile. Bello. Romantico. Quasi antiquato. Ma va bene così. Ogni tanto è giusto rimanere senza parole

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