Da SPAL e Triestina due banali conferme: la piazza non basta a vincere. Un mercato senza colpi e senza regine
Ivan Cardia
A volte tocca essere banali. Però di storielle in Serie C se ne raccontano tante. Quella che inganna di più, stagione dopo stagione, è una: la bellezza delle grandi piazze, anno dopo anno candidate di diritto alle posizioni nobili delle rispettive classifiche. Poi a volte va bene ma tante altre no. Le ultime due storie, la Triestina che esonera Tesser e la SPAL che fa lo stesso con Colucci richiamando Di Carlo, confermano che si tratta di una favoletta e poco altro, spesso pericolosa per i tifosi.
Dei due, quello di Tesser è l'allontanamento più sorprendente, perché la Triestina è ben lontana dal Mantova (forse troppo, ok) ma ha tutta la possibilità di chiudere in maniera positiva il campionato. Pare arriverà Bordin - Vanoli l'altro nome - ma sembra che siano proprio le ambizioni della piazza, più dei recenti risultati, ad aver portato alla decisione. La SPAL, viceversa, sta giocando col fuoco. La terzultima posizione è un posto pericolosissimo dove stare, se si partiva con altre ambizioni.
Un passo indietro, al mercato che si è appena chiuso. La palma di regina, anche nel sondaggio che abbiamo fatto più per abitudine che per convinzione, andrà prevedibilmente al Catania. Ci sta, ma non è stata una sessione invernale particolarmente esaltante. Tanti scambi, pochi colpi. A essere negativi si può leggere come un segnale di fatica del movimento e della terza serie. A essere ottimisti, come la presa di coscienza che non serve spendere e spandere. Volete guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?


